Home > I comuni > Brugnera (PN) > Storia di Brugnera
di Giorgio De Zorzi
Brugnera è un comune del Friuli-Venezia Giulia, nella provincia di Pordenone, sulla riva del fiume Livenza. Il nome deriva da “Prunaria” derivato dal latino prunea (“prugna”) con il suffisso –āria, intendendo una zona ricca di pruni.
La storia di Brugnera si può far coincidere con quella del castello eretto sulla sinistra del Livenza, circondato in parte dal fiume e in parte da un ampio fossato. Il Livenza nel Medioevo rappresentava il confine tra il Patriarcato di Aquileia e la Repubblica di Venezia e nella zona vi erano dei guadi.
Il castello era di origine molto antica e la fondazione risalirebbe intorno all’anno Mille, su un’isola creatasi in un punto strategico sul fiume, dove c’era un passaggio del confine. Nel 1077, con l’istituzione del Patriarcato come realtà feudale, il castello era soggetto ai signori di Prata.
Nel 1164 un certo Guecelletto, signore di Prata, Porcia e Brugnera, si contrappone ai Trevigiani che cercavano un’espansione verso il Patriarcato. I suoi figli, Gabriele e Federico, continuarono la politica di fedeltà patriarcale. Nel 1192 i castello fu preso dai Trevigiani ma i signori lo riebbero nel 1199.
Alla morte di Guecelletto i figli costituirono i due rami della famiglia: Gabriele come signore di Prata e Federico come signore di Porcia. Il feudo fu diviso nel 1214 ed entrambi i rami sedettero nel Parlamento Friulano. Brugnera rientrò nei possedimenti dei Porcia, che avevano giurisdizione anche su Francenigo (TV) e Gaiarine (TV).
Durante quest’epoca il borgo di Brugnera viene citato nel 1219 come “Brugnara”, presso cui si creò un porto fluviale in quella che è un’ansa naturale del Livenza. Nel 1220 l’esercito trevigiano distrusse il castello. Dopo quella distruzione l’abitato si sviluppò sulla riva sinistra del Livenza (dove si trova ancora oggi), mentre prima si trovava sulla riva opposta.
Stemma del Patriarcato di Aquileia.
Battistero del Duomo di Padova. Giusto de' Menabuoi: particolare de I miracoli di Cristo. Raffigurazione di Francesco I da Carrara con Francesco Petrarca.
Durante quest’epoca il borgo di Brugnera viene citato nel 1219 come “Brugnara”, presso cui si creò un porto fluviale in quella che è un’ansa naturale del Livenza. Nel 1220 l’esercito trevigiano distrusse il castello. Dopo quella distruzione l’abitato si sviluppò sulla riva sinistra del Livenza (dove si trova ancora oggi), mentre prima si trovava sulla riva opposta.
Nel 1268 i signori di Porcia e Brugnera si divisero nuovamente in due rami: quello “di sopra”, conti, e quello “di sotto”, principi. Nel 1335 i signori di Porcia concessero uno statuto alla comunità di Brugnera, dove vi erano un podestà e due consoli.
I Brugnera sul finire del Trecento si allearono ai nobili padovani da Carrara, avversari del Patriarca, per cui il maniero fu attaccato e preso dagli Udinesi (1386), che erano tra gli alleati patriarcali. In questo periodo, oltre a contadini, artigiani e pescatori, dentro le mura di Brugnera vivevano anche banchieri ebrei, che esercitavano attività feneratizie, protetti dai signori di Porcia.
Durante le lotte che all’inizio del Quattrocento spinsero Venezia alla conquista del Patriarcato, Federico di Porcia si sottomise spontaneamente a Venezia, a cui fece atto di donazione del castello (1418). Nel 1420 Venezia conquisterà definitivamente il Friuli e finirà il potere temporale del Patriarca. I conti di Porcia e Brugnera vedranno confermati i loro titoli e possedimenti.
Nel Cinquecento sorse villa Varda nell’ambito delle residenze nobiliari di campagna che lentamente cominciavano a diffondersi, fu la residenza di campagna della famiglia bergamasca dei Mazzoleni, che avevano diverse proprietà nella zona. Ma il territorio non fu solo teatro di idilliache scene bucoliche, ma anche dei fermenti religiosi della Riforma e Controriforma.
Una delle figure di spicco della Riforma protestante in Italia fu Lucio Paolo Rosello, parroco di Maron di Brugnera dal 15 aprile 1532 al 26 ottobre 1548. Dottore in utroque iure, nel corso degli anni Quaranta del Cinquecento aderì alle idee della Riforma, avvicinandosi a circoli eterodossi, come quello detto degli “spirituali” (particolarmente attivo a Venezia, oltre che in tutta l'area veneto-friulana). Alla fine del 1548 abbandonò la parrocchia di Maron e si trasferì a Venezia, dove svolse un'intensa attività come scrittore, traduttore e poligrafo, condividendo temi teologici come la giustificazione per sola fede. Anche sul luogo dove sorgeva il castello di Brugnera, nel Seicento verrà costruito un nuovo palazzo dalla famiglia Porcia.
Nel 1797 Napoleone Bonaparte travolge la repubblica di Venezia e con l’istituzione del Regno Italico francese nel 1805, Brugnera entrò come comune di III classe nel Dipartimento del Tagliamento, Distretto di Spilimbergo, Cantone di Sacile. Segno importante di questi fatti per Brugnera fu quando nel 1809, dopo la sconfitta nella battaglia dei Campi Molli (vicino a Sacile) contro gli austriaci, il generale Eugenio de Beauharnais (figlio adottivo di Napoleone e viceré d’Italia) trovò rifugio proprio nel paese di Brugnera.
Nel 1819, durante il periodo del Regno Lombardo-Veneto come possedimento dell’impero Asburgico, a Brugnera fu assegnato un consiglio comunale. Nel 1866, in seguito alla III guerra d’indipendenza, Brugnera seguì le sorti del Friuli occidentale ed entrò nel Regno d’Italia.
Napoleone varca le alpi, di Jacques-Louis David, 1800-1803.
Nella Prima Guerra Mondiale, Porcia ebbe contatto con gli eventi bellici dopo la rotta di Caporetto.
Durante l’occupazione Austro-Tedesca villa Varda divenne il quartier generale della 43a Divisione Schützen dell'esercito austro-ungarico, comandata dal generale August Urbansky von Ostrimiecs.
Il complesso soffrì notevolmente per questo utilizzo, nonostante il tentativo dei proprietari, la famiglia Morpurgo, di far valere il loro rango di famiglia nobile dell’impero.
Nel 1918 vennero anche abbattute le porte esterne della cittadina, sopravissuti elementi delle antiche mura.
<<< A lato le nozze August Urbański von Ostrimiecs e Louise von Hebra (1908).
Nel dopoguerra, negli anni Venti, sorsero i primi mobilifici artigianali che si concentrarono nelle campagne di Ghirano (Prata) e a San Cassiano di Livenza (Brugnera). La produzione era ancora a mano su commissione.
Nel 1930, da circa 150 soci, fu fondata la Latteria Sociale Turnaria di Maron. Le latterie turnarie era un forma cooperativa dove i soci si avvicendavano nell’assistenza al casaro e in cambio ricevevano una parte dei formaggi prodotti. Il formato turnario era tipico delle latterie sociali friulane e venete. Oggi la struttura è molto più piccola e conta sul conferimento di otto soci ed è una delle tre latterie cooperative ancora attive nel Pordenonese, insieme a quelle di Palse e di Marsure.
Il territorio di Brugnera, che nel corso dei secoli rimase ad economia prevalentemente agricola, seppur fiorente, nel secondo dopoguerra sviluppa in modo significativo il settore industriale, convertendo le proprie capacità artigianali nell’ambito del mobile. Era giunto un tempo di rinascita. La Festa del Vino di San Cassiano, una delle sagre più sentite del territorio, fu istituita per la prima volta nel 1947. È una delle tradizioni più antiche e continuative del dopoguerra brugnerese.
Nel 1948 tra i pionieri dell’industria mobiliera ci sono Luigi Tomasella, che a soli 22 anni, fondò a Brugnera la Tomasella Industria Mobili (oggi Gruppo Tomasella) e i fratelli Luigi e Giuseppe Dall’Agnese, che aprì a Maron una piccola falegnameria di soli 95 metri quadrati con 4 operai, diventando poi una delle aziende simbolo del “made in Alto Livenza” (oggi fa parte del DA Group).
Negli anni Cinquanta, durante la ricostruzione e il boom economico, la domanda di mobili esplose. Molti operai lasciarono le fabbriche e aprirono attività specializzate nella creazione di componenti. Ma vanno aggiunti anche i fratelli Aleandro e Sante Celotto insieme al cugino Rinaldo e Rino Presotto.
Brugnera. Mobilificio Dall'Agnese in foto d'epoca.
Nel 1954 Guglielmina “Mina” Piccinato Zanette, vedova di guerra con un figlio piccolo, aprì “Da Mina”, in pratica il primo bar-osteria del paese, in via Nazario Sauro. Il locale all’inizio non aveva luce elettrica né riscaldamento: si illuminava solo con lumi a petrolio. Diventò un punto di ritrovo importante per gli operai e per le famiglie.
Nel 1960 Brugnera ottenne lo stemma e il gonfalone ufficiali. Negli anni Sessanta cambia l’assetto economico e con esso anche il paesaggio. Cominciano a sparire le case coloniche e nascono nuovi capannoni. Nasce il cosiddetto “triangolo del mobile”: Brugnera, Pasiano di Pordenone e Prata di Pordenone.
L’apice viene toccato sul finire degli anni Ottanta, quando questa zona industriale contava circa 400 imprese. Il 3 marzo 2000 la Regione Friuli Venezia Giulia ha istituito ufficialmente il Distretto Industriale del Mobile di Pordenone o Distretto del Mobile Livenza, formato da undici comuni. Oggi esso annovera circa mille imprese collocate in diciannove comuni: Azzano Decimo, Brugnera, Budoia, Caneva, Chions, Fontanafredda, Pasiano di Pordenone, Polcenigo, Prata di Pordenone, Pravisdomini, Sacile, Pordenone, Porcia, Roveredo in Piano, San Quirino, Cordenons, Zoppola, Fiume Veneto, San Vito al Tagliamento.
L’evoluzione dei commerci, le crisi economiche del 2007-2012 hanno contratto molto i mercati e molte aziende hanno dovuto chiudere. Nonostante tutto, oggi il territorio di Brugnera è uno dei centri più importanti del Distretto del mobile del Livenza, distretto compreso in un area tra Friuli Venezia Giulia e Veneto presso la quale si produce circa il 40% dell’arredamento italiano.
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