di Giorgio De Zorzi
Il toponimo Stregna, comune in provincia di Udine, deriva dallo sloveno “srédnji” che significa "posto in mezzo". Viene citata per la prima volta in un documento del 1242, dove si legge: “in villa de Striena”.
Nel medioevo Stregna faceva parte del gastaldato di Antro e Merso, dipendente dalla gastaldia di Cividale. Insieme a Tribil, costituiva una comunità rurale legata a questa circoscrizione anche durante il dominio del Patriarcato di Aquileia e successivamente della Repubblica di Venezia. La località di Oblizza fu invece sottoposta, almeno dal XII al XVII secolo, alla giurisdizione della famiglia Canussio.
Nel 1420, con la conquista veneziana del Friuli, il territorio rimase inserito nell'organizzazione locale della Slavia friulana, che godeva di una certa autonomia da parte di Venezia in cambio di una funzione di controllo su queste montagne. Con l'arrivo delle truppe napoleoniche, alla fine del Settecento, le antiche istituzioni territoriali furono soppresse e venne introdotta l'amministrazione comunale.
L'imperatore Francesco Giuseppe, re del Lombardo-Veneto dal dicembre 1848, in un dipinto di Giuseppe Sogni del 1853 con le vesti dell'Ordine del Toson d'oro. (Foto Wikipedia)
Nel 1797, dopo il trattato di Campoformido, Stregna passò all'Austria. Nel 1805, in seguito al trattato di Presburgo, entrò nel Regno d'Italia napoleonico nell'ambito del Dipartimento di Passariano, del distretto di Cividale e del cantone di San Pietro degli Schiavoni.
Dopo la caduta di Napoleone fu incorporata nel Regno Lombardo-Veneto. Nel 1819 il Comune adottò il Consiglio comunale in sostituzione del Convocato generale degli estimati; nel 1846 gli venne aggregata la frazione di Postregna. Il tentativo di inquadramento amministrativo e fiscale austriaco fu mal sopportato dalle genti di queste zone, abituate a secoli d'indipendenza. Con la III guerra di indipendenza e il plebiscito che ne seguì, Stregna fu annessa al Regno d'Italia ufficalmente il 20 novembre 1966.
Nel 1915, con l'ingresso dell'Italia nella Prima guerra mondiale, le Valli del Natisone si trovarono direttamente coinvolte nelle operazioni militari sul fronte orientale. Sulla dorsale tra le valli dello Judrio e dell'Erbezzo venne realizzata una strada militare che collegava Castelmonte al passo Solarie, affiancata da trincee, ricoveri e postazioni difensive.
Le alture del territorio comunale di Stregna, in particolare quelle del monte Cum (chiamato in sloveno Hum, 917 m s.l.m.), furono interessate quindi da questa realizzazione di opere difensive italiane. La zona si ritrovò lungo l’ultima linea, la IV, della difesa ad oltranza, predisposta dalla II armata per contrastare un'eventuale ingresso austro-ungarico nella pianura friulana.
La cima del Cum era presidiato dalla Brigata Elba (33º e 34º Reggimento Fanteria). Questa, dopo la rotta di Caporetto del 24 ottobre, pur resistendo ai duri attacchi sino al 26, il 27 dovette ritirare per evitare l’accerchiamento e la cima fu occupata dal tedesco Leib-Grenadier-Regiment “König Friedrich Wilhelm III” (1. Brandenburgisches) Nr. 8, corpo d’elite guidato dal tenente colonnello von Gluszewski.
Soldato italiano in una postazione del monte Cum. (Foto Wikipedia).
Nel dopoguerra, con l'affermazione del fascismo, anche Stregna fu inserita nel sistema amministrativo e politico del regime. Le comunità delle Valli del Natisone, caratterizzate dalla presenza storica della lingua dei dialetti di origine slovena, vissero con sofferenza un contesto nel quale l'identità linguistica e culturale locale entrò in conflitto con le politiche di italianizzazione forzata promosse dallo Stato.
L'8 settembre 1943, con l'annuncio dell'armistizio italiano, il Friuli entrò in una fase drammatica. Le truppe tedesche occuparono il territorio, che divenne zona d’operazioni direttamente amministrata dal III Reich, mentre nelle zone montane si cominciarono a sviluppare le prime formazioni partigiane.
In effetti, già nel marzo 1943, nelle Valli del Natisone, era nato un distaccamento garibaldino guidato da Pietro Mercandel, antifascista comunista originario di Muggia. Nel settembre dello stesso anno si organizzò nel Collio, sul monte Corada (Korada) il battaglione Garibaldi, comandato da Mario Modotti, nome di battaglia Tribuno. Queste formazioni contribuirono alla successiva organizzazione della Resistenza garibaldina nel Friuli orientale. Le montagne e i sentieri delle Valli del Natisone costituivano un territorio strategico per gli spostamenti e il collegamento tra i gruppi partigiani italiani e sloveni.
Nel secondo dopoguerra, Stregna si ritrovò terra di frontiera a ridosso della cosiddetta “cortina di ferro”, costituita dal confine con la Jugoslavia. Durante il periodo della “guerra fredda”, come in gran parte del Friuli Venezia Giulia, dovette subire molte limitazioni economiche e agricole a causa delle servitù militari e collegamenti stradali ridotti. Il 23 marzo 1954, sono stati concessi con decreto del Presidente della Repubblica lo stemma e il gonfalone comunali, simboli ufficiali dell'identità istituzionale di Stregna.
Anche Stregna fu interessata dal progressivo spopolamento che ha coinvolto tutto il territorio montano, soprattutto dagli anni Sessanta. La diminuzione delle attività agricole e l'emigrazione contribuirono a ridurre la popolazione dei piccoli nuclei abitati, modificando profondamente la struttura sociale ed economica del Comune.
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