di Giorgio De Zorzi
Sorge in Piazza Libertà a Udine e con l’Angelo e il Castello è uno dei suoi simboli. L’edificio rientra nella tradizione dei palazzi loggiati veneziani ed è forse il più insigne monumento della città.
Il 24 gennaio 1441 Nicolò Savorgnan propose al consiglio cittadino la costruzione di un palazzo pubblico dove si potesse tenere il Consiglio della città, migliore della vecchia “domus consilii” che occupava parte del fondo dove sorgerà la Loggia.
Questa era divenuta insufficiente e si dovette ricorrere ad una succursale che fu individuata in palazzo Manin nella via omonima. Per la costruzione sarebbero state impiegate come risorse finanziare l’intero introito del dazio del pane. La proposta fu approvata all’unanimità.
La realizzazione fu affidata a Bartolomeo Costa Sbardilini da Capodistria (Capodistria, 1400 circa – Trieste, 1480), più noto come Bartolomeo dalle Cisterne (così detto in quanto era esperto di ingegneria idraulica e stava costruendo alcune cisterne per l’acquedotto), genero di Giovanni da Udine, che propose un progetto in collaborazione con Cristoforo Orsini da Milano. Entrambi in quell’anno erano anche alle prese con progetto e costruzione del campanile del Duomo di Udine, a cui lo Sbardilini attenderà sino al 1460 quando diede le dimissioni, avvisando il consiglio che la prosecuzione dell’opera avrebbe minato la stabilità del Battistero sottostante. I lavori vennero fermati e il consiglio interromperà la costruzione nel 1469.
Dal luglio 1442 il comune cominciò a reperire i materiali per la costruzione, ma il progetto non prese inizio, anche perché lo Sbardilini venne sospeso dall’incarico dal 14 giugno 1442 al 25 aprile 1443 per aver diffamato alcuni cittadini.
Lavorerà poi dal 1457 al progetto e realizzazione del Duomo di Cividale distrutto poi dal rovinoso terremoto del 1448, oltre ad aver portato a termine nella stessa città l’ardito Ponte del Diavolo.
Si reperirono quindi i materiali, ma ancora dopo alcuni anni la realizzazione ancora non procedeva. Anche perché il Comune rimandava l’acquisto di alcune casupole esistenti sul luogo in cui sarebbe sorta la loggia, per demolirle.
Si giunse con queste incertezze e ritardi al 1448, quando finalmente il 20 maggio si stabilì di accelerare il progetto e dare inizio alla costruzione dell’atrio. Furono nominati come responsabili quattro soprastanti: Nicolò dei Bombeni, Raimondo della Torre, Giovanni Rainoldi e Nicolò Lionello. Non ci fu una collaborazione facile tra questi personaggi e ci furono aspre discussioni su come portare avanti la costruzione. Infatti, poco dopo ci fu una riunione pubblica del Consiglio Comunale in cui Nicolò Lionello, che era orafo, presentò un proprio progetto per la loggia. Il progetto fu approvato con la sottoscrizione di 23 consiglieri comunali, mentre gli altri 20 pretesero un sopralluogo. Il progetto ricorda molto nello stile il palazzo ducale di Venezia. Bartolomeo delle Cisterne rimase il “direttore dei lavori”.
Di Nicolò Lionello (1400 c. - 1462), si conoscono principalmente tre opere di grande oreficeria: la Pace e l’Ostensorio gotico, che sono conservati a Gemona del Friuli, e la Pace di Santa Maria Maggiore, a Trento. I lavori per la costruzione della Loggia del Lionello terminarono nel 1456.
Il 20 marzo 1492 il consiglio approvò l’acquisizione e poi la demolizione delle case adiacenti al lato ovest della Loggia, dove in seguito, nel 1518, sorgerà il primo nucleo di quello che sarà il Palazzo degli Uffici, demolito nel 1910 per la costruzione del municipio di Raimondo D’Aronco.
Il terremoto del 26 marzo 1511 che colpì duramente il Friuli e la città di Udine, lesionò gravemente anche la Loggia, che già comunque presentava gravi segni di degrado per delle infiltrazioni d’acqua. Nel 1516 cominciarono le operazioni di restauro, affidate al luogotenente Leonardo Emo. Nel luglio del 1521 si giunse a completare il tetto, che però già nel 1526 necessitava di nuovi interventi.
1857 - Foto di Augusto Agricola.
Nel 1555 si costruì il portale con lo scalone detto del Sansovino, perché da questi studiato nella posizione in cui aprirlo, e realizzato per opera di Giovanni da Udine, all’epoca proto architetto dei pubblici lavori. Fu terminato, a causa della peste scoppiata nel 1556, solo nel 1559. Tra il Cinquecento e il Seicento fu adibita anche a teatro cittadino e a luogo di giochi.
Il 22 settembre 1642 venne incaricato il maestro tagliapietre Pietro Bagatella di Venezia di ralizzare, su progetto dell’architetto Francesco Contini, la completa apertura della Loggia al pian terreno con arcate e di realizzare in un anno nove delle dodici colonne previste dal progetto, identiche a quelle esistenti. Sulla parete meridionale, verso la Piazza del Vino, che era chiusa e in mattoni, v’era l’affresco “Madonna col Bambino” del 1516 opera di Giovanni Antonio da Pordenone (Pordenone, 1483 o 1484 – Ferrara, 13 gennaio 1539), che fu spostato all’interno della Loggia e che dopo l’incendio del 1876 fu strappato e posto in una sala della Pinacoteca del Castello. Al termine dei lavori la Loggia risultò ingrandita nelle sue dimensioni.
L’edificio, dalle arcate in tipico gotico veneziano, ha le facciate in pietra bianca e rosa poste a fasce alternate, soluzione probabilmente suggerita da Bartolomeo Delle Cisterne. Nella facciata principale, decorata nel 1548, si apre una pentafora con balcone fiancheggiata da due trifore; nel lato sinistro una trifora e monofore, nel lato destro una magnifica pentafora e monofore. Alla Loggia del Lionello lavorarono parecchi scalpellini o lapicidi per lo più lombardi tra cui: Lorenzo di Lugano, Elia di Bissone, Amicino da Como.
Nel 1685 la Loggia del Lionello venne danneggiata da un incendio causato dai fuochi artificiali per festeggiare la vittoria di Venezia contro i Turchi nel Peloponneso, perdendo gran parte degli arredi. Ci fu una ristrutturazione anche degli ambienti, allineando la sala del Consiglio alla Piazza del Vino, lo slargo meridionale.
Un ben più grave incendio si ebbe il 19 febbraio 1876,dovuto ad una fuga di gas illuminante, provocò alle sei pomeridiane uno scoppio e il conseguente incendio dell’edificio. Nonostante gli sforzi generosi della popolazione non fu possibile salvare niente e il palazzo fu completamente distrutto nelle sue parti in legno. Testimoni raccontarono del piombo del tetto, che fuso colava dal soffitto. Rimasero solo le mura.
L’opera di ricostruzione fu affidata, un mese dopo, all’arch. Andrea Scala (Udine, 1820 – Udine, 1892) che sostituì il semplice tetto a spioventi quattrocentesco con un altro di carattere neopalladiano, scelta seguita da feroci polemiche. Terminata la ricostruzione molte parti decorative furono rifatte sul disegno originale; alcuni capitelli quattrocenteschi originali si conservano sul colle e nel piazzale del Castello. Il restauro venne terminato nel 1878. Furono sostituite negli anni seguenti anche diverse colonne.
1877. Loggia del Lionello messa in sicurezza dopo l'incendio.
Cartolina del 1904.
All’angolo sinistro esterno della Loggia, si trova la statua della “Patria del Friuli” del 1876, copia di quella perduta nell’incendio, realizzata da Andrea Flaibani (Udine, 15 novembre 1846 – Udine, 19 febbraio 1897); all’angolo destro, Madonna, col Bambino nella mano destra e il “Castello di Udine” nella mano sinistra, opera del bergamasco(1448) Bartolomeo Bon, pare su disegno dello stesso Lionello. Nel bombardamento del 20 febbraio 1945, quando una bomba scoppiò verso la salita del Castello, la statua rimase in parte mutilata da alcune schegge per cui lo scultore cividalese Pio Morandini nel 1954 fu incaricato di rifare il braccio destro della Madonna, la torretta svettante del castello e la testa del Bambino. Sul lato di fronte al Porticato di San Giovanni, appena sopra le ogive gli archi, quasi nascosta tra l’alternaza di colori, formelle di caratteri gotici che compongono la scritta “Utinum”. In alto stemmi di luogotenenti ed iscrizioni laudative, per lo più relative agli anni 1572-1574.
1917. La Loggia nei primi giorni dell'occupazione austro-tedesca.
1918. La Loggia diviene comando austriaco.
Sotto il loggiato, sulla parete di fondo, a sinistra del portale con scalini, si conserva il busto del luogotenente Nicolò Mocenigo (1642) inserito in un’ancona, contornata da decorazioni monocrome di Enrico Miani. Sulla stessa parte sono presenti, a sinistra dell’ancona, due busti bronzei raffiguranti gli udinesei generale Carlo Caneva e generale Antonio Baldissera, eseguiti nel 1927-28 dallo scultore Alfonso Canciani (Brazzano di Cormòns, 11 dicembre 1863 – Trieste, 3 ottobre 1955). A destra dell’ancona una lapide riporta la motivazione della medaglia d’oro al Valor Militare concessa con D.P. del 14 giugno 1947 al Friuli e per esso alla città di Udine.
A destra del portale, verso via Mercatovecchio, due dipinti incorniciati in marmo, raffiguranti Madonna col Bambino (il Bambino regge un grappolo d’uva e dalla finestra si intravede un paesaggio con Udine) e tre angioletti musicanti, opera di Giuseppe Ghedina da Cortina d’Ampezzo (1825-1898), affresco che riproduce fedelmente quello del Pordenone che era posto nel medesimo luogo e che andò perso con l’incendio del 1876. Ancora più a destra si trovano i busti marmorei di Benedetto Cairoli e di Quintino Sella, anche questi opera di Andrea Flaibani.
La Loggia e PIazza Libertà negli anni Trenta.
Appeso al soffitto si trova il termometro a spire bimetalliche di Arturo Malignani, mentre sotto, verso destra, l’elegante contenitore degli strumenti meteorologici in ferro battuto, opera di Alberto Calligaris.
Il portale, costruito su disegno di Andrea Palladio, porta al piano superiore della Loggia. Dopo alcuni scalini, proseguendo dritti, si incontra una porta che mette in comunicazione con la cosiddetta “Sala Aiace” dell’adiacente Municipio, la quale prende il nome dalla statua del 1851 scolpita da Vincenzo Luccardi, raffigurante l’eroe mitologico. Prima della porta, sulla destra, una scala conduce al piano superiore dove si trova la rifatta (1876) sala detta del Consiglio Comunale, che un tempo era unica.
Qui si trovano due grandi quadri di epoca veneta, commissionati per celebrare la potenza della Serenissima: una del 1574 nella quale sono raffigurati il Redentore che sostiene il globo, S. Rocco, S. Martino i luogotenenti e i deputati, opera del sanvitese Pomponio Amalteo; l’altra, una tela di soggetto analogo, del 1586: “Il Luogotenente che rende omaggio al Redentore” dell’udinese Francesco Floreani (Udine, dopo il 1500 – 1586 circa). Fino al 1909 si trovava qui anche la grande tela (cm 284 x 908) Crocifissione con Santi (1476), opera di Andrea Bellunello, ora presso i Civici Musei del Castello.
Viaggio in Friuli Venezia Giulia - AFIP