Home > I Comuni del Friuli Venezia Giulia > Udine > Arte e Cultura a Udine > Il Castello
di Giorgio De Zorzi
Il Duomo di Udine sorge nella piazza omonima della città, a sud del colle del Castello.
Prima della Cattedrale, qui si trovava una chiesetta probabilmente dedicata a San Girolamo. Ad essa vennero attribuite le fondamenta di un’abside ritrovate durante degli scavi del 1967.
Il patriarca Bertoldo di Àndechs, che volle includere Udine tra le sedi patriarcali, per favorirne lo sviluppo, decise di far costruire una grande chiesa a tre navate e dedicarla a Sant’Odorico. I lavori iniziarono nel 1225. In seguito entro il 1263 fu allungata e allargata dal suo successore, il patriarca Gregorio di Montelongo, per essere completata dal patriarca Bertrando di San Genesio, che la consacrò nel 1335.
Quest’area risultava ancora nel XII secolo esterna alla II cerchia di mura, seppur interna a quella circoscritta dai resti dell’aggere del Castelliere preistorico che si trovava ai piedi del colle. Venne inclusa nella città con la costruzione della III cerchia di mura, eretta durante il patriarcato di Raimondo della Torre, cioè tra il 1274 e il 1299.
Il 25 gennaio 1348 venne danneggiata gravemente da un forte terremoto e solo dopo vent’anni si riuscì a restaurare la facciata. In quell’occasione, Pietro Paolo da Venezia, mutò la forma degli archetti, rimpicciolì i rosoni ed aggiunse la finta galleria. Una serie di cappelle laterali venne aggiunta nel Cinquecento.
Nel Settecento ci fu una radicale riforma architettonica del Duomo: l’abbassamento del tetto della navata centrale, fornendo una nuova copertura a volta; l’innalzamento delle navate laterali; cambiamenti radicali nelle aperture.
Lavori di consolidamento e restauro si intrapresero dal 1909, quando furono riaperte le bifore settecentesche della facciata, ricostruiti i portali laterali “in stile”, benché abbassati, e fu costruito ex novo il protiro (copertura sopra il portale). Restauri successivi del Duomo si ebbero principalmente nel 1933, 1957, 1970 e dal 2017 al 2025.
La facciata del Duomo è in cotto a tre spioventi ed ha un interessante portale mediano, chiamato Portale della Redenzione, il quale ha perso le due statue che l’ornavano e che ha nella lunetta sintetizzati alcuni punti fondamentali della dottrina cristiana come l’Incarnazione (qui Adorazione dei pastori), la Crocifissione, la Resurrezione e l’Agnus Dei che rappresenta Cristo Salvatore dell’umanità. A sinistra, stemma della famiglia Uccellis, mentre al centro quello della città di Udine. Nel timpano quello del Patriarcato di Aquileia.
Fiancheggiano il portale due alte monofore e lo sormonta un protiro pensile del 1926, al di sopra del quale una serie di eleganti archeggiature cieche collega due rosoni. In alto si trova un altro rosone, più grande. Gli archetti che coronano la facciata continuano sui lati.
Sul lato destro del Duomo si trova un portale rinascimentale sfarzoso e decorato, opera di Carlo da Carona (1525), con all’interno una magnifica Madonna col Bambino, opera dello stesso.
Sul lato sinistro del Duomo si apre un portale settecentesco, già esistente in facciata e forse opera di Domenico Rossi, che venne qui spostato nei lavori di restauro del 1909. Sopra il portale due sculture rappresentanti la Fede e la Speranza.
Su questo lato del Duomo, a fronte di quello che era l’ingresso del battistero, sul quale poi verrà eretto il campanile, si trova il pregevole Portale dell’Incoronazione, magnifico ingresso in stile gotico del 1395, realizzato da ignoto maestro tedesco. Venne spostato nel Settecento ed è stato restaurato nel 1980-81.
Le sculture rappresentano l'Incoronazione della Vergine, mentre sopra si trovano scene dell’Infanzia di Cristo, con ai lati Annunciazione e vari Santi venerati localmente, oltre ai consueti Pietro e Paolo.
L’interno del Duomo è grandioso e monumentale, a forma di croce latina, con tre navate divise da pilastri e con cappelle laterali comunicanti (XV secolo) che simulano altre due navate.
Entrando per il portale principale del Duomo, detto della Redenzione, a sinistra si trova un’acquasantiera di Bernardino da Bissone (1497) con stemmi della famiglia Tinghi di Udine. Nella controfacciata, sopra il portale, la statua equestre del conte Daniele Antonini, ucciso nel 1616 da una cannonata durante la guerra di Gradisca.
Navata destra del Duomo
Prima cappella: altare con pala della Santissima Trinità di Giambattista Tiepolo (1758-59), alla parete destra dipinti di Pomponio Amalteo: Risurrezione di Lazzaro e Piscina probatica (portella d’organo).
Seconda cappella: pala raffigurante i Santi Ermacora e Fortunato sermpre di Giambattista Tiepolo (1737). Fra il secondo e il terzo altare: “San Luigi”, pala di Tita Gori.
Terza cappella: pala raffigurante i Santi Eustacchio e Giovanni Battista, opera di Francesco Fontebasso.
Quarta Cappella: detta del Santissimo Sacramento, decorata con affreschi di Giambattista Tiepolo. È uno dei tanti gioielli del Duomo. Alla parete che chiude la cappella Cacciata dei mercanti dal Tempio (portella d’organo) dell’Amalteo; ai lati dell’altare Angeli di Giuseppe Torretti; sopra il tabernacolo pala di Giambattista Tiepolo dedicata alla Resurrezione, Apparizione dell’arcangelo ad Abramo a sinistra Sacrificio di Isacco; dietro all’altare un Angelo adornate con le ali in stucco che fuoriescono dalla cornice; sopra Angeli cantori a gruppi o isolati che permettono al grande pittore di dar prova della sua abilità; in alto cielo sereno con tre cherubini.
In questo ciclo giovanile del Tiepolo eseguito a partire dal 1726 s’intravedono le grandi possibilità dell’artista che si svilupperanno poi nel palazzo Arcivescovile. Il pulpito della cappella venne eseguito nel 1737, con grande ricchezza di ornamenti, da Giovanni Maria Morlaiter.
A destra dell’ingresso laterale del Duomo, una bella statua di Zaccaria Bricito, arcivescovo di Udine (1802-51), di Luigi Minisini del 1854. Sopra un grandioso organo costruito tra il 1518 e 1519 dal maestro veneziano Marco Tinto; le tele del parapetto sono di G. A. Pordenone (1528) con storie dei Santi Ermacora e Fortunato che sostituiscono le portelle originali eseguite da Pellegrino da San Daniele e che ora sono nella Galleria d’Arte antica in Castello. In fondo alla navata ingresso alle Sacrestie.
Presbiterio del Duomo
Ideato da Domenico Rossi, il presbiterio del Duomo è un grande complesso barocco, sfarzosamente ornato con stucchi di Abbondio Stazio da Massagno (Canton Ticino) e statue di vari artisti. La volta fu affrescata da Ludovico Dorigny, che rappresentò il Paradiso.
Alle estremità dei bracci due colossali monumenti dedicati ai membri della famiglia Manin (a questa famiglia, si deve l’impulso alla trasformazione della chiesa), opere di P. Baratta, F. Cabianca, A. Corradini, M. Groppelli, A. Tarsia e G. Torretti, che sormontano i cori lignei opere di Matteo Calderoni e di Francesco Picchi dai potenti intagli di cariatidi e storie bibliche. Ai lati dell’arco trionfale due altari marmorei su disegno di Giuseppe Pozzo.
L'Altar maggiore del Duomo è di ottima qualità, con statue raffiguranti S. Gabriele e l’Annunziata (1717) e il patriarca Bertrando (sotto la mensa), tutte opere in marmo di Giuseppe Torretti. Nell’abside, stalli settecenteschi e ai lati due grandi tele di Ludovico Dorigny.
La Croce al centro è settecentesca mentre i due angeli alle pareti sono del sec. XVIII. Le volte e il presbiterio del coro sono affrescate da Ludovico Dorigny. A sinistra i predecessori di Cristo e a destra presentati dall’arcangelo Michele, i santi vissuti dopo la sua venuta.
Sopra la parte centrale, la cupola, che fu distrutta durante la seconda guerra mondiale; venne ridipinta con una certa visione armonica da Fred Pittino nel 1966. Agli angoli Profeti e Dottori della Chiesa, stalli di Daniele Cascone (1620).
A sinistra dell’Altare Maggiore si trovano la Cappella del Corpo di Cristo, che nel Duecento ebbe la funzione di battistero e la cappella di San Nicolò, con affreschi di Vitale da Bologna.
Navata Sinistra del Duomo
Partendo dal presbiterio verso l'uscita del Duomo, si incontra un organo, opera di Vincenzo de Colombi (1549), con le tele del parapetto della cantoria dipinte nel 1556 da Francesco Floreani e Giovanni Battista Grassi. Nella navata il busto di Pio IX del (1847) di Vincenzo Luccardi, scolpito in riconoscenza al Pontefice per aver ridato alla Diocesi udinese il titolo di Arcidiocesi.
Nell’atrio iscrizione paleocristiana delle catacombe di Roma e sopra la porta forse S. Biagio attribuito a Domenico da Tolmezzo.
Quarta cappella: detta delle Reliquie. Sotto la mensa riposa il corpo della beata Elena Valentinis da Udine, morta nel 1454, con altare disegnato da Francesco Riccati ed eseguito da Michele Zuliani detto Lessani (1791); nel trittico degli armadi porta reliquie: Sacro Cuore e le Sante Elena Valentinis e Teresa del Bambin Gesù di Fred Pittino; maschera d’argento di Max Piccini; a destra dell’altare, Crocifisso della fine del sec. XIV. Nel soffitto la Trinità e i Santi protettori della Chiesa di Aquileia, del 1791, di Pietro Antonio Novelli.
Terza cappella: questa cappella un tempo dedicata ai santi Nicolò e Girolamo, oggi è dedicata alla Madonna delle Divina Provvidenza. Sull’altare disegnato da Giorgio Massari e realizzato da Francesco Fosconi, troviamo statue e rilievi di Francesco Baratta, Giovanni Bonazza e Paolo Groppelli, mentre il basamento della mensa, con i santi Nicolò e Girolamo, è opera di Giuseppe Torretti. L’icona della Vergine con il Bambino è una copia della Salus Populi Romani, ospitata nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Pare che sia stata una donazione della Fraterna dei Sartori che nel 1789 portarono a Udine quest’opera assieme alla pala seicentesca di Eugenio Pini raffigurante i vecchi santi titolari. Già nel 1791 quella pala fu sostituita (risultando poi dispersa) con una di Pier Antonio Novelli con il medesimo soggetto e oggi riposta nelle sale superiori. Venne infatti rimossa nel 1846 per il cambio della titolazione.
Seconda cappella: pala di S. Giuseppe del 1500 di Pellegrino da San Daniele eseguita per invocare la protezione contro le invasioni dei Turchi che terrorizzavano il Friuli. In basso angelo presumibilmente da una pala di Vittore Carpaccio per la chiesa di S. Pietro Martire del 1496 è considerato l’autoritratto dell’autore. Sotto la mensa dell’altare Duomo si trova il corpo del Beato Bertrando già nel sarcofago che è nel Museo del Duomo e che prima era dietro l’altar maggiore.
Prima Cappella: altare con pala raffigurante S. Marco e altri Santi, opera di Giovanni Martini firmata e datata 1500 con la notazione “Parvo ingenio fecit”; nella parte centrale della predella Madonna con Bambino del sec. XV (ridipinta) e ai lati dipinti di Giovanni Domenico Ruggeri sec. XVIII; alla parete sinistra, due tele del ‘600 già usate come portelle d’organo di Maffeo da Verona: Sposalizio della Vergine a la Morte di San Giuseppe.
Le Sacrestie del Duomo
Le sacrestie del Duomo vennero costruite a partire dal 1776, sono formate da parecchi ambienti. Nel primo ambiente si trovano mobili, come probabilmente negli altri, di Matteo Degnasti (1754) con varie tele e un Crocifisso attribuito a Maffeo da Verona, La Madonna di Reggio Emilia di Palma il Giovane e un Isacco e Giacobbe di scuola genovese.
Nel secondo ambiente: alla parete in fondo, Assunzione di G. Torretti, pitture P. A. Novelli (1792) e alle pareti le Storie della Chiesa aquileiese. Nel terzo ambiente oltre a varie lapidi, due tavole di Giovan Battista Grassi e due di G. A. da Pordenone che raffigurano Battesimo delle quattro vergini aquileiesi e la Sepoltura dei Santi Ermacora e Fortunato del 1528.
Nel quarto ambiente (coro d’inverno): Decapitazione del Battista di Giacomo Secante, trittico di ignoto del ‘400; Incoronazione della Madonna e Miracoli del Beato Bertrando polittico del ‘300.
Il Campanile del Duomo
Il campanile del Duomo (metri 48), di forma ottagonale è incompiuto. Venne eretto dal 1441 al 1460 da Bartolomeo Costa Sbardilini detto delle Cisterne su progetto di Cristoforo Orsini da Milano, utilizzando come base l’antico Battistero, da cui assunse la forma.
Il progetto originale prevedeva un campanile molto più alto, con in cima la statua della Vergine, che assieme all’Angelo del Castello voleva ricreare un’Annunciazione.
I calcoli per la costruzione del campanile del Duomo furono però errati, avendo accresciuto di troppo il peso della struttura, rispetto alle possibilità fornite dalle fondamenta del vecchio battistero, risalente al XIV secolo, non sufficientemente solide. Si dovettero pertanto fermare i lavori lasciando l’opera incompiuta e terminarla con una semplice copertura.
• Viaggio in Friuli Venezia Giulia - AFIP