di Giorgio De Zorzi
Dove ora sorge il Castello di Gorizia, in epoca romana esisteva probabilmente un "castrum", andato distrutto durante le invasioni barbariche, che vedevano nella sella Liburnica e nelle valli del Vipacco la comoda porta per l’Italia. Gorizia si trovava su questa strada.
Verso l’VIII secolo la primitiva torre in legno dovette essere sostituita da un’altra in pietre squadrate, elevata sul punto più a ponente. Al mastio primitivo si aggiunsero costruzioni, proprie alla prima età medioevale, tutte allestite secondo gli accorgimenti atti ad impedire o a ritardare la conquista da parte dei nemici. Si ha ragione di ritenere che Marquardo di Eppenstein († 1076) abbia trasportato la sua residenza da Salcano a Gorizia, migliorando ed aggiungendo al mastio e al modesto palazzo quanto necessario per la dignità della nuova casata dei Conti di Gorizia.
Tuttavia se allora quei nobili goriziani furono chiamati conti fu soltanto a motivo della loro contea carinziana. Fu così che a S. Quirino, presso Cormòns, il 27 gennaio 1202, alla presenza di numerosi signori, venne sancito un patto, ratificato poi a Udine e a Gorizia, nel quale i conti di Gorizia ricevettero dal Patriarca in feudo, trasmissibile a maschi ed a femmine, il Castello di Gorizia con tutto quello che gli apparteneva. In mancanza d’eredi i due castelli sarebbero tornati alla Chiesa d’Aquileia.
Nel Duecento il Castello posto sul vertice del colle appariva imponente. Probabilmente fu Mainardo II ad ampliarlo. Esso aveva due entrate: il “Gran Portone” che tuttora serve da ingresso e la “Piccola Porta” o “Porta di Salcano” entrambe con ponte levatoio. Tutt’intorno correvano poderose mura con diversi torrioni che sulle piattaforme avevano piazzate numerose balestre. Un profondo e largo fosso separava il Castello dalla parti inferiori del colle.
Nel Trecento i conti goriziani conducevano in genere vita splendida. In Castello si svolsero magnifiche feste, in onore di amici o per l’accoglienza di personaggi illustri. Fra quelli che transitarono in quest’epoca a Gorizia vanno ricordati Re Luigi I il Grande d’Ungheria (1356) a capo d’un poderoso esercito che muoveva contro Venezia; Rodolfo e Federico duchi d’Austria con 4000 soldati di cavalleria, al tempo della guerra contro il Patriarca d’Aquileia (1360).
Nel 1420 le truppe veneziane conquistarono definitivamente il Patriarcato di Aquileia e vi posero a capo un luogotenente. Ma l’ autorità del luogotenente non si estendeva sugli stati e sulla persona del conte di Gorizia. Al conte Enrico, Venezia restituì Gorizia ed il resto del territorio, obbligandolo però a ricevere l’investitura, che fu celebrata solennemente il 1° novembre 1424 in piazza San Marco a Venezia secondo le antiche forme. In quest’epoca si giunse ad una fusione dei vari abitati della città, a cui sovrintendeva un gastaldo del conte che risiedeva in Castello.
Nella seconda metà del Quattrocento, per il timore dei turchi Gorizia eresse nuove mura e difese. Ed il castello fu reso capace di resistere alle più potenti artiglierie. Il castello però non ebbe a misurarsi con l’invasione turca perché il conte Leonardo si allineò alla politica di neutralità verso di essi di Federico III d'Asburgo, lasciando così transitare le schiere del Sultano di Costantinopoli.
Alla morte senza erendi del conte Leonardo, il 12 aprile 1500, i duchi d’Austria occuparono Gorizia considerandosi legittimi eredi per un patto tra le dinastie del 1394. Venezia però reclamò il feudo in forza del patto del 1202, considerandosi legittima erede della Chiesa di Aquileia. Questa situazione generò una tensione che porterà nel 1508 alla guerra.
Il Castello nell’aprile del 1508 fu conquistato dai Veneziani e fortificato sotto il governatorato di Andrea Gritti, quindi dall’Austria che ne fece dapprima la residenza dei Capitani Provinciali e poi lo trasformò in caserma.
Gorizia dal XVIII secolo, complice il lento scemare della minaccia turca, andrà via via perdendo il suo caratere di punto fortificato e militare a beneficio di una funzione emporiale e di comunicazione. Tuttavia, specie agli inizi del secolo, si volle mantenere il castello inespugnabile. Nel 1702 fu portata a termine la terza linea d’opere di fortificazione, nel 1704 si diede mano alla Santa Barbara del castello, e nel 1706 si rafforzò la Torre del Ponte. Inoltre si realizzò il nuovo bastione (Bastione II) e fu innalzata la muraglia verso Castagnavizza.
Gravemente colpito durante la Prima Guerra mondiale fu ricostruito (1919-37) e, nell’occasione furono portate alla luce le antiche strutture soffocate nel corso dei secoli che gli davano l’aspetto di caserma austriaca. Fu recuperato anche il Palazzo dei Conti del sec. XIII che si nota nella parte occidentale del Castello, con cinque belle bifore. Fu ristrutturato il Palazzo degli Stati Provinciali sec. XV posto nella parte orientale del Castello. L’arredamento che conferisce un aspetto antico al Castello è del Sei-Settecento fu fornito dai Musei Provinciali.
Sopra il portale d’ingresso nel 1919 è stato rimesso il Leone di S. Marco scolpito da Giovanni di Campione (1509) che gli Austriaci avevano tolto. In un primo tempo lasciato in abbandono e poi custodito dal Museo. Una ripida strada porta all’ingresso. Per una scaletta si sale sulle mura dove per dei camminamenti si può rendersi conto delle poderose difese che aveva il Castello di Gorizia.
Dalle mura si gode un magnifico panorama sulla città e delle cime che la circondano. La vista spazia a 360 gradi. Da Est si vedono il Monte S. Marco, il Monte Stol, il Dosso Fáiti, la chiesa di S. Grado di Merna, l’intaglio che conduce al Vallone di Doberdò, il Monte S. Michele lambito dall’Isonzo, il Monte Calvario con l’obelisco, S. Floriano del Collio, il Monte Santo coronato dal Santuario.
Entrando nel Castello di Gorizia si incontra il pittoresco cortiletto circondato da costruzioni di varie epoche fra cui la Palazzina dei Conti (sec. XII) con bifore romaniche. Nel cortile oltre ad un fabbricato con portico romanico trasformato nel sec. XVII in prigione, vi sorgono le fondamenta del mastio della rocca, eretto forse nel sec. XI - XII. Per una scaletta si sale al primo piano con vari ambienti ornati di quadri e mobili del secolo XVI e XVII.
Anche dalle sale si gode una bella ed ampia vista: il Monte Sabotino, il Monte Santo, la Sella Montesanto, il Monte S. Gabriele. il Monte S. Daniele il ciglio dell’Altopiano di Tarnova, l’apertura della Valle di Rose, percorsa dalla strada con sullo sfondo il Monte Re, l’altura del S. Marco. Più vicino il Seminario minore Arcivescovile, mentre sullo sfondo la costiera occidentale del Carso con il dosso Fáiti.
• Viaggio in Friuli Venezia Giulia
Altre informazioni:
http://www.turismofvg.it/code/11789
Il Castello di Gorizia innvevato (Foto Wikipedia).