di Giorgio De Zorzi
Partiamo da Piazza della Vittoria che è il cuore di Gorizia. Tra il XIV e il XV secolo, l’espansione urbana oltre il colle del Castello portò alla nascita di un borgo sviluppatosi attorno a un grande prato, destinato a diventare la principale piazza cittadina, allora chiamata Piazza Grande. La piazza è dominata dal Castello che la sovrasta e dalla monumentale Chiesa di Sant’Ignazio, il più importante edificio religioso della città.
Costruita dai Gesuiti giunti a Gorizia nel 1654, iniziò a essere officiata nel 1680, mentre la facciata fu realizzata tra il 1721 e il 1723 su progetto del gesuita austriaco Christoph Tausch, allievo di Andrea Pozzo. L’edificio unisce elementi del barocco austriaco e romano; la facciata, slanciata verticalmente, è affiancata da due campanili con cuspidi “a cipolla” rivestite in rame. Consacrata nel 1767, la chiesa subì gravi danni durante la Prima guerra mondiale e fu restaurata successivamente.
L’interno, a navata unica con tre cappelle laterali e galleria superiore, conserva il grande altare del 1716 di Pasquale Lazzarini, decorato con statue di santi gesuiti. Nell’abside si trova la Gloria di Sant’Ignazio, affresco di Christoph Tausch del 1721, restaurato dopo i danni bellici da Tibuzio Donadon e Leopoldo Perco. Gli affreschi della volta sono di Lorenzo Bianchini, mentre le pale d’altare sono opera, tra gli altri, di Clemente Delneri, Franz Lichtenreit e Raffaele Pich. Notevole l’organo, il più grande della Venezia Giulia, con 40 registri e 2647 canne.
Davanti alla chiesa si trovano la colonna di Sant’Ignazio e la fontana del Nettuno e delle Nereidi, realizzata nel 1755 dal padovano Marco Chiereghin su progetto di Nicolò Pacassi. Sul lato sud della piazza sorge invece il Palazzo del Governo.
Gorizia. Chiesa di Sant'Ignazio (Foto AFIP).
Panorama con la chiesa di Sant'Ignazio (Foto AFIP).
Accanto al Palazzo del Governo inizia Via Rastello, la strada più antica della città, così chiamata per l’antica stazione delle diligenze. La via conserva edifici storici con loggiati e cortili interni. Troviamo:
Palazzo della Prefettura, già dei Torriani;
un edificio rococò al civico 8;
Casa Sticsa o Krainer (1910), elegante esempio di stile liberty mitteleuropeo progettato da Gerolamo Luzzato;
la cosiddetta Casa di Carlo V, con resti di un affresco che ricorda il soggiorno dell’imperatore a Gorizia nel 1519.
In fondo alla via si trova la Casa di Simon Volker con stemma degli Ungerspack e data 1441.
Via Rastello conduce a Piazza Cavour, parzialmente porticata e collegata a Piazza Sant’Antonio, sorta sull’area dell’antico convento francescano che, secondo la tradizione, ospitò Sant’Antonio di Padova. Qui si trova Palazzo Lantieri, dimora che accolse l’imperatrice Maria Teresa d’Austria, papa Pio VI e Carlo Goldoni. Nel cortile sono visibili una torre medievale e una loggetta seicentesca, mentre all’interno ci sono affreschi attribuiti a Marcello Fogolino raffigurano Episodi della storia di Roma e l’Assedio di Vienna del 1529.
Da Piazza Cavour si raggiunge il Duomo intitolato ai Santi Ilario e Taziano, patroni della città. La prima cappella sorse intorno al 1365, mentre il Duomo attuale fu progettato da Felice Lorenzo Maiti nel 1682. Gravemente danneggiato durante la Prima guerra mondiale, venne ricostruito e riaperto nel 1927. La facciata attuale fu rifatta nel 1924 su disegno di Edoardo Caraman.
L’interno a tre navate presenta un ricco apparato decorativo barocco con colonne in marmo nero, stucchi e dorature di Francesco Grossi. Tra le opere principali figurano l’Annunciazione di Alessandro Varotari detto il Padovanino, il pulpito marmoreo barocco del 1711, opere di Giuseppe Tominz, Raffaele Pich e Giuseppe Battig.
Nell’abside gotica si conservano decorazioni di Enrico Miani. Interessante anche la cappella gotica di Sant’Acazio con affreschi tardogotici del XV secolo.
Il Tesoro del Duomo custodisce preziosi reliquiari, pastorali e manufatti provenienti dall’antico Patriarcato di Aquileia.
Il Duomo di Gorizia (Foto Wikipedia).
Il Castello di Gorizia innevato (Foto Wikipedia).
Ritornando in Piazza Cavour e percorrendo Viale Gabriele D’Annunzio si giunge alla Porta Leopoldina, costruita nel 1660 per l’ingresso dell’imperatore Leopoldo I d’Asburgo. Oltre la porta si entra nel Borgo Castello, dove nei sotteranei delle antiche case porticate Dornberg e Tasso, trova sede il Museo della Grande Guerra, che offre una visione della vita militare e civile a Gorizia durante la Prima Guerra Mondiale. Nelle stesse case ha sede anche il Museo della Moda e delle Arti Applicate. Più sopra la Chiesa di Santo Spirito, fondata nel 1358 e restaurata nel XIX e XX secolo. La chiesa conserva affreschi restaurati e una tela dell’Assunta di Palma il Giovane.
Più in alto sorge il Castello di Gorizia, posto a 148 metri d’altitudine e difeso da mura e torrioni. Le sue origini risalgono all’XI secolo, ma fu ampliato dai Veneziani nel 1508-1509 e successivamente trasformato dagli Asburgo in caserma. Distrutto in parte durante la Prima guerra mondiale, venne restaurato tra il 1919 e il 1937 recuperando le strutture medievali originarie. Nel castello si trovano il Palazzo dei Conti del XIII secolo, il Palazzo degli Stati Provinciali e ambienti arredati con mobili del Sei-Settecento provenienti dai Musei Provinciali. Dalle mura si gode un vasto panorama sulla città, sul Carso e sulle montagne circostanti.
Tornando verso Piazza della Vittoria si raggiunge Palazzo Attems, importante edificio barocco costruito tra il 1733 e il 1745 su progetto di Nicolò Pacassi per i conti Attems-Petzenstein. La facciata, ispirata al palladianesimo, è decorata da statue allegoriche e balconi monumentali. Dal 1900 ospitò il Museo Provinciale, poi dal 1924 il Museo della Grande Guerra e della Redenzione (nucleo d’origine dell’attuale). Danneggiato durante le guerre mondiali e dalle alluvioni del 1983 e 1987, palazzo Attems venne restaurato e riaperto nel 2001 e oggi conserva importanti raccolte artistiche, tra cui la Pinacoteca con numerose opere di Giuseppe Tominz. Nel giardino del palazzo si trova la fontana di Ercole e l’Idra di Lerna, scolpita da Marco Chiereghin nel 1775.
Dietro Palazzo Attems si estendeva il ghetto ebraico. In Via Graziadio Isaia Ascoli sorge la Sinagoga, eretta nel 1756, oggi sede del Museo “Gerusalemme sull’Isonzo”, dedicato alla storia dell’ebraismo goriziano e a figure come Carlo Michelstaedter, Graziadio Isaia Ascoli e Vittorio Bolaffio.
Sinagoga di Gorizia (Foto Wikipedia).
Gorizia. Cartolina del 1900 di Corso Verdi.
Uscendo dalla Sinagoga e svoltando a destra si ritorna per Via San Giovanni e Via del Seminario, brevemente, a Piazza della Vittoria, dove nella laterale Via Goffredo Mameli, si incontra la Biblioteca Statale Isontina. L’edificio che la ospita fu iniziato nel 1655 e offre uno scalone decorato a stucchi. Conserva importanti raccolte librarie, manoscritti e incunaboli.
Nel vicino Corso Giuseppe Verdi si trova, svoltando a destra, il Seminario Diocesano con la Cappella di San Carlo progettata da Giorgio Massari. Invece a sinistra troviamo il Palazzo delle Poste e Telegrafi di Angelo Mazzoni (1932) e il Palazzo delle Ass. Generali in stile gotico veneziano. Di fronte si apre il Giardino Pubblico con busti dedicati a Graziadio Isaia Ascoli, Pietro Zorutti e Vittorio Lecchi.
Nella vicina Piazza Cesare Battisti, il monumento a Enrico Toti, mentre poco oltre, al termine del corso sorge il Teatro Sociale Giuseppe Verdi. Si prosegue con Corso Italia, viale alberato costeggiato da villini, che conduce infine al Parco della Rimembranza e alla Stazione Ferroviaria.
Ma a proposito di ferrovie, nonostante si trovi fuori dal centro cittadino, non si può certo tralasciare la piazza della Transalpina, cioè la piazza della stazione ferroviaria di Nova Gorica che è attraversata dal confine Italia-Slovenia. In passato simbolo di divisione, oggi simbolo di apertura e di salda unione europea, suggellata dal titolo di Capitale della Cultura Europea che le due città hanno ricevuto nel 2025.
Viaggio in Friuli Venezia Giulia