di Giorgio De Zorzi
Nel cuore del centro storico di Pordenone, affacciato su Piazza San Marco, alla sinistra del Palazzo Comunale, sorge il Duomo Concattedrale di San Marco, il principale edificio religioso della città. La sua importanza non deriva soltanto dalle notevoli dimensioni architettoniche, ma anche dal ricchissimo patrimonio artistico che custodisce, frutto di secoli di storia, devozione e committenza.
La costruzione della chiesa ebbe inizio dopo la metà del XIII secolo e si concluse nel 1278. In quell'anno il vescovo Fulcherio decretò il trasferimento del titolo di chiesa matrice dalla vicina Torre al nuovo edificio cittadino, sancendo così il ruolo centrale del Duomo nella vita religiosa del territorio. Dell'originaria struttura gotica rimangono oggi soltanto alcune testimonianze visibili all'esterno: elementi decorativi, antichi finestroni murati e una suggestiva decorazione nella superficie curva della cupola, probabilmente risalente alla fine del Trecento.
Nel corso dei secoli l'edificio subì numerosi interventi e trasformazioni. La più importante opera di rinnovamento ebbe inizio nel 1719 sotto la direzione dell'architetto veneziano Domenico Rossi, autore di un ambizioso progetto destinato a modernizzare completamente la chiesa. Il piano originario prevedeva un'unica grande navata affiancata da sei cappelle laterali, ma dopo la morte dell'architetto il progetto venne modificato e realizzato solo parzialmente. Anche la facciata rimase incompiuta e, nel corso dell'Ottocento, vi furono addossate massicce colonne che ancora oggi ne caratterizzano l'aspetto. Nel 1974 il Duomo fu elevato al rango di Concattedrale della diocesi di Concordia-Pordenone e successivamente interessato da importanti lavori di restauro.
Le colonne ottocentesche incorniciano quasi il magnifico Portale Maggiore, datato 1511, una delle opere più significative dello scultore e lapicida Antonio Pilacorte da Carona (1484-1531), artista ticinese che lasciò numerose testimonianze della propria attività in Friuli. L'opera si distingue per l'accurata esecuzione delle statue collocate nell'archivolto: al centro compare San Marco Evangelista, patrono della città e titolare della chiesa, affiancato da eleganti figure angeliche, mentre nella lunetta trova posto la figura di Cristo. Di particolare interesse sono anche le raffinate decorazioni dell'architrave, dei capitelli e degli stipiti, ricchi di motivi vegetali, ornati e simboli zodiacali, che testimoniano la straordinaria fantasia creativa dell'artista.
L'interno del Duomo presenta una vasta navata sulla quale si aprono profonde cappelle laterali, un ampio transetto e tre absidi. Fin dall'ingresso si possono ammirare opere di grande valore artistico. L'acquasantiera, realizzata da Antonio Pilacorte nel 1508, si distingue per la robusta struttura e per la coppa decorata con raffinati motivi a girali.
Presso il primo altare è conservata una delle opere più celebri di Giovanni Antonio de' Sacchis, detto il Pordenone: la Madonna della Misericordia, conosciuta anche come Sacra Famiglia e San Cristoforo, dipinta nel 1515. Considerata uno dei capolavori assoluti della pittura veneta del primo Cinquecento, l'opera rivela la piena maturità artistica del maestro. La composizione richiama la sensibilità poetica di Giorgione, artista molto ammirato dal Pordenone, e si caratterizza per il perfetto equilibrio tra figure e paesaggio, per la luminosità dei colori e per la suggestiva ambientazione veneta sullo sfondo. Al centro domina la figura della Vergine, mentre ai suoi piedi sono inginocchiati il committente e i suoi familiari; alla destra compare il mite e umano San Giuseppe, mentre a sinistra si erge la monumentale figura di San Cristoforo che porta sulle spalle il Bambino Gesù.
Nel terzo altare si trova la pala raffigurante San Francesco tra i santi Giovanni Battista e Daniele, opera del pittore vicentino Marcello Fogolino (1480 – dopo il 1548), autore anche della vicina Madonna con Bambino in trono.
Nella navata destra sono stati rinvenuti alcuni importanti affreschi trecenteschi raffiguranti San Cristoforo, il Bambino Gesù e altre figure di santi, preziose testimonianze della decorazione medievale originaria dell'edificio.
Sul grande pilastro destro, immediatamente prima del transetto, si possono ammirare una Madonna con Bambino, un San Erasmo del 1524 e soprattutto uno straordinario San Rocco del 1523, attribuito al Pordenone e tradizionalmente considerato il suo autoritratto. Quest'ultima figura è ritenuta una delle rappresentazioni più intense e riuscite dell'intera produzione dell'artista.
Alla base del pilastro è inciso un curioso graffito datato 1523 che documenta un evento eccezionale: il 2 novembre di quell'anno una nevicata particolarmente abbondante costrinse gli abitanti di Pordenone a liberare i tetti delle case per evitare che il peso della neve ne provocasse il crollo.
All'inizio del transetto destro si apre la Cappella Mantica, decorata dagli affreschi di Giovanni Maria Zaffoni, detto il Calderari (1500-1564/1570). Tra il 1554 e il 1555 l'artista dipinse nelle vele della volta le Storie della Vergine, mentre nelle lunette rappresentò episodi dell'Infanzia di Cristo. Le pareti ospitano invece numerose scene evangeliche, tra cui la Discesa dello Spirito Santo, Cristo tra i Dottori, l'Ascensione, Cristo in Emmaus, il Noli me tangere, l'Assunzione e la Visitazione.
Sull'altare della cappella è collocato il dipinto del Riposo durante la fuga in Egitto, realizzato nel 1546 da Pomponio Amalteo. Nella parete destra è conservato inoltre un grande crocifisso ligneo cinquecentesco, attribuito alternativamente a Domenico da Tolmezzo o ad Antonio Pilacorte.
All'interno della Cappella dei Santi Pietro e Paolo sono stati riportati alla luce, in tempi relativamente recenti, alcuni affreschi attribuiti a Gentile da Fabriano (1370-1427), uno dei maggiori interpreti del Gotico internazionale italiano. Le pitture raffigurano eleganti vedute architettoniche di notevole interesse storico e artistico.
Nell'abside destra si trova invece la Cappella di San Nicolò, decorata intorno al 1455 da un artista identificato dalle fonti come Dario da Treviso, o forse Dario da Pordenone. Le pareti illustrano episodi della vita del santo, mentre nella volta compaiono i quattro Dottori della Chiesa raffigurati entro medaglioni sostenuti da angeli.
L'altare maggiore custodisce un'altra fondamentale opera del Pordenone: la pala raffigurante San Marco con Cristo e i santi Sebastiano, Giovanni Battista, Girolamo e Alessandro. Iniziata nel 1535, l'opera rimase purtroppo incompiuta a causa della morte dell'artista, ma conserva ancora oggi una straordinaria forza espressiva.
Nel terzo altare sinistro è collocata la pala dei Santi Biagio e Apollonia, realizzata da Marcello Fogolino nel 1523. Tra il primo e il secondo altare si trova invece il fonte battesimale di Antonio Pilacorte, datato 1506, sormontato da una piccola statua di San Giovanni Battista.
Tra le numerose opere conservate nel Duomo meritano inoltre una menzione un San Girolamo di Domenico Tintoretto databile attorno al 1595, la Madonna in gloria tra i santi Agostino e Monica di Pietro Vecchia del 1672 e il San Vincenzo Ferreri dipinto da Giambettino Cignaroli nel 1738.
Nella sacrestia è conservato un affresco della Resurrezione, datato 1505 e firmato con le iniziali "G.S.". Tradizionalmente attribuito al giovane Giovanni Antonio de' Sacchis, allora appena diciannovenne, secondo alcuni studiosi, tra cui Giuseppe Bergamini, potrebbe invece essere opera di un anonimo pittore friulano.
Il tesoro del Duomo conserva infine un'importante raccolta di arte sacra, comprendente sedici preziosi reliquiari realizzati tra il XIII e il XVI secolo, testimonianza della ricchezza e del prestigio raggiunti dalla chiesa nel corso della sua storia.
Accanto al Duomo si innalza il maestoso Campanile di San Marco, uno dei simboli più riconoscibili della città di Pordenone. Costruito in mattoni a vista e concluso da una slanciata cuspide impostata su base ottagonale, raggiunge l'altezza di 72,60 metri, dominando il panorama urbano con la sua elegante silhouette. Per le sue proporzioni armoniose e per l'equilibrio tra elementi romanici e gotici, è considerato uno dei campanili più significativi dell'Italia settentrionale.
La costruzione ebbe inizio nel 1291 per sostituire una precedente torre campanaria che, secondo la tradizione, si trovava nell'area dell'attuale cappella sinistra del Duomo. I lavori si protrassero per diversi decenni e terminarono nel 1347, anno in cui il campanile assunse sostanzialmente l'aspetto che ancora oggi possiamo ammirare.
Nel corso dei secoli la struttura è stata più volte restaurata e consolidata, fino al significativo intervento conservativo realizzato nel 1992.
Il Campanile del Duomo
Quando nel 1974 il Duomo di San Marco venne elevato a Concattedrale della diocesi di Concordia-Pordenone, anche il concerto campanario fu adeguato alle nuove esigenze liturgiche, secondo una tradizione che da secoli accompagna la vita religiosa e civile della città. Ancora oggi il campanile rappresenta uno dei principali punti di riferimento del centro storico e una delle testimonianze più affascinanti della storia di Pordenone.
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