Storia di Udine > Udine Scomparsa
di Giorgio De Zorzi
Il Palazzo Tealdi-Campiutti-Dorta, posto ad angolo tra Via Mercatovecchio e la salita al Castello di Udine, venne affittato nel 1792 dal proprietario conte Girolamo Antonini (erede Tealdi) al Casino dei Nobili come luogo di ritrovo e svago, dove organizzare feste e veglioni. Venne però chiuso nel 1797 all’arrivo dei Francesi in città e riaperto nel 1798, rimodernato ed abbellito dagli affreschi del veneziano Vincenzo Chilone.
Con il cambiamento dei tempi, si spense anche l’eco dei festosi trattenimenti del Casino dei Nobili e iniziò l’era dei caffè ottocenteschi. Il Palazzo nel 1808 venne venduto a Giuseppe Campiutti, che nel 1811 acquista anche il palazzo retrostante, oggi Palazzo Dorta, dove aveva sede una locanda chiamata “Leon d’Oro”.
Nel 1840 nella parte del porticato fu aperto il “Caffè dei Commercianti” su tre sale del pianterreno, gestito dal sig. Prezioso, prendendo in seguito l’insegna di “Caffè Prezioso”. Assunse poi il nome di Caffè Nazionale. Sul fianco del palazzo si apriva uno spaccio di vino, in cui piccole finestre, lungo la riva del Castello, vi lasciavano piovere una luce fioca sulla clientela costituita da molti popolani, sempre pronti a deridere i frequentatori del Nazionale: azzimati ufficiali austriaci e chi voleva fare affari con loro.
Racconta Chino Ermacora: “Una loro burla fece epoca. Gli ufficiali seduti ai tavoli ordinavano in modo che tutti li udissero: “un caffelatte con pandoli italiani” (i pandoli erano celebri dolci di Schio […] [I Pandoli sono simili a tozzi biscotti, dalla forma del genere dei savoiardi, che hanno la caratteristica di inzupparsi velocemente e piegarsi in fretta, prima di arrivare alla bocca. In Veneto e anche in Friuli divennero pertanto sinonimo di goffo, tonto, sempliciotto. In seguito Ermacora li confonde con il Pandoro. N.d.A.]).
Il Dorta dalla Loggia del Lionello in una cartolina del 1915.
L’allusione feriva quelli dell’osteria, che un bel giorno odinarono a voce alta “boccale con pandoli tedeschi!” E l’oste comparve con un grande vassoio su cui facevano bella mostra quattro enormi pandoli confezionati espressamente. Si può aggiungere che nei due locali si passarono al vaglio della critica i maggiori avvenimenti del secolo: nel primo avendo ad interlocutori i gallonati austriaci; nel secondo i popolani che godevano le confidenze dei camerieri.".
Con la partenza degli austriaci nel 1866 anche il Nazionale chiuse i battenti. Venne quindi acquistato dai fratelli Giacomo e Pietro Dorta, di origine svizzera, che prima gestivano il Caffè Corazza in Via Vittorio Veneto. L’edificio fu fatto restaurare a più riprese tra il 1866 e il 1874 dall’impresa Giovanni Tonini, su progetto dell’ing. Gio Batta Zuccaio, che modificò l’interno e la facciata verso la salita del Castello, ricavando lo spazio per il grande “Ristorante alla Loggia”, che però, per il suo livello, troppo di lusso, non ebbe fortuna. Frattanto al piano superiore nel 1868 venne fondata La Società del Casino Udinese la quale diede anche vita al giornale “La Scintilla”.
Tra il 1878 e il 1889 l’edificio ospitò vari negozi, tra cui la modisteria Zuliani-Schiavi. Nel 1879 i Dorta aprirono la pasticceria e nel 1890 vi aggiunsero il caffè, che assunse il nome dei proprietari: “Caffè e premiata Pasticceria e confetteria Pietro Dorta & C.”.
Nel nuovo locale si davano appuntamento uomini politici, professionisti, letterati. Al piano terra c’era un emporio di giornali sia nazionali che esteri, mentre nelle sale superiori c’erano biliardi, sale da pranzo e salottini appartati per famiglie. Il suo retro accoglieva ogni sera le personalità politiche locali per la partita di chiacchiere o di tresette. Nel primo decennio del Novecento è probabilmente il caffè più elegante della città.
Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale si ritrovano nelle sue sale tutte le personalità che ruotavano intorno al Comando Supremo, tra le quali anche il Duca D’Aosta e Gabriele D’Annunzio. Poi: giornalisti e scrittori famosi come Luigi Barzini, Ugo Ojetti, Massimo Bontempelli, Ardengo Soffici, Rudyard Kipling, Carlo Emilio Gadda; alti quadri dell'esercito e giovani ufficiali, molti dei quali, impiegati nel comando supremo, rappresentavano i rampolli della migliore nobiltà italiana.
In quel periodo fu ironicamente ribattezzato "il trincerone del Dorta" da chi la guerra la combatteva veramente al fronte, per sottolineare come molta della sua clientela, costituita soprattutto da corrispondenti di giornali ed affaristi di guerra, reputasse (più o meno in buona fede) di trovarsi in prima linea.
Dopo Caporetto fu frequentato dai graduati austriaci che vi installarono la mensa ufficiali del comando di gruppo del feldmaresciallo Svetozar Borojević von Bojna.
1917-18 - Ufficiali austriaci al primo piano del Caffè Dorta.
Clienti del Caffè Dorta negli anni Venti del Novecento.
Il Caffè Dorta fu chiuso nel 1925, quando al piano terra si stabilì la Banca Commerciale Italiana.
La pasticceria fu ridotta ai locali iniziali del 1879 in essi, due stanze furono magnificamente decorate in stile settecentesco. Ideatore del fine lavoro fu il prof. co. Franco Caratti, esecutore il prof. Trentin di Venezia, mentre i mobili furono forniti dalla Ditta Zaniol anch’essa di Venezia. Chiuse definitivamente nel 1958.
Già nel 1956, quelli che erano il laboratorio di pasticceria e le cucine del Dorta furono acquistati dai soci De Liva e Cecconi, che ne fecero una pasticceria con ingresso da civico 2 di Vicolo Sottomonte. Le diedero il nome di Laboratorio del Dolce e la condussero sino al 1977, quando venne rilevata dal dipendente Danilo D'Olivo che l’ha gestita fino al 25 aprile 2021.
Il Laboratorio del Dolce verrà riaperto nell’estate del 2022 in Via Piave 10 da Gabriella Sandrini che per quasi 12 anni era stata dipendente di D’Olivo.
Attualmente i locali dove c'era il caffè Dorta sono occupati da una recente attività di ristorazione: il Metropolis Urban Bistrot.
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