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di Giorgio De Zorzi
L’area di quella che oggi è Piazza XX Settembre di Udine, era un tempo occupata dal palazzo della famiglia dei conti della Torre e Valsassina o Torriani. Questo palazzo, uno dei più imponenti ed autorevoli della città, ebbe diverse vicissitudini
Il palazzo che vi sorgeva fu una prima volta demolito il 27 febbraio del 1511, durante la famosa rivolta del Giovedì Grasso, promossa dalla famiglia Savorgnan, che aveva particolarmente in odio i della Torre. In seguito il palazzo fu ricostruito dal conte Girolamo della Torre nel 1540 e venne poi venduto nel 1580 al mercante di origine tedesca Martino Marchesi, che provvide ad arricchire il palazzo con statue ed arredi. Questi però non ebbe eredi ed il palazzo rientrò tra le proprietà dei della Torre.
Piazza XX Settembre a fine Ottocento
Rimase tra i possedimenti dei della Torre sino alla sua confisca e demolizione, pena accessoria al bando ed alla condanna a morte del conte Lucio Antonio della Torre e Valsassina (Fagagna, 28 febbraio 1695 – Gradisca d'Isonzo, 3 luglio 1723), emanata il 17 luglio 1717, per ordine del supremo Consiglio dei Dieci di Venezia.
Lucio della Torre e Valsassina viene ricordato come uno dei più famigerati briganti del Friuli settecentesco. Signore di Villalta, Noale e altri feudi, organizzò una potente banda di bravi, i cosiddetti “cordoni verdi”, arrivata a contare centinaia di uomini. Con loro impose il proprio potere attraverso furti, estorsioni, violenze, stupri e omicidi, taglieggiando commercianti e contadini e imponendo pedaggi e tasse.
Organizzò inoltre attività di contrabbando e obbligò osti e bottegai a fornire gratuitamente cibo e altri beni alla sua banda, ricorrendo alle minacce e alle percosse contro chi protestava. La sua condotta gli valse numerose condanne da parte delle autorità veneziane, fino al bando capitale del 1717 per brigantaggio e cospirazione contro lo Stato, a soli 22 anni.
Rifugiatosi nel territorio austriaco, continuò una vita segnata da violenze e scandali. Nel 1722 progettò con Marianna Strassoldo e il figlio di lei Niccolò l'assassinio della moglie Eleonora di Madrisio, per poter sposare Lodovica Strassoldo. Eleonora fu uccisa a Noale con un colpo alla testa. Arrestato a Farra d'Isonzo dopo un assedio al castello, Lucio fu processato (il processo durò un anno, tenendo conto che stiamo parlando di due delle più potenti famiglie del Friuli imperiale) e condannato a morte. Il 3 luglio 1723 venne decapitato a Gradisca d'Isonzo, a 28 anni.
Intanto, dopo il primo bando, nell’agosto del 1717, a Udine si procedette alla demolizione del palazzo dei della Torre, con il Luogotenente Giovanni Sagredo in persona che diede i primi colpi di piccone. Venne eretta una colonna a testimonianza dell’infamia scesa su quella famiglia. Il fondo venne quindi detto del “Fisco Turian”.
Furono salvate solo due statue del giardino, raffiguranti Ercole e Caco (ma allora definite "giganti"), che vennero poste in Piazza della Libertà dove si trovano tuttora. C’era poi la cappella del palazzo, ora demolita, che venne donata alla Confraternita dei Bombardieri che la dedicarono a Santa Barbara. Nel 1797, con l’arrivo dei Francesi ci fu la caduta della repubblica Veneta. Nella notte tra il 28 e 29 luglio di quell’anno la colonna a memoria dei delitti del conte Lucio, venne abbattuta. I della Torre, famiglia della nobiltà imperiale, all’arrivo degli austriaci in Friuli, riacquistato il loro potere a Udine, ottennero la restituzione del fondo (oltre che porre una lapide laudativa sotto le statue di Ercole e Caco), che fu adibito a mercato privato dei polli, del pesce e di altre cose.
Questo fondo fu in seguito venduto nel 1864 alla famiglia Antivari, che la cedette alla famiglia Angeli, che a sua volta la vendette al Comune nel 1868. L’amministrazione decise di adibirla, dopo averla livellata e selciata, alla vendita delle granaglie e venne perciò chiamata "Plàzze dai Grans" (Piazza dei Grani). Il mercato che si teneva ogni mattina era tra i più frequentati di Udine. Il 7 settembre 1895, con delibera del consiglio comunale, fu intitolata al XX Settembre 1870, data che ricorda l’ingresso dei bersaglieri a Roma attraverso la breccia di Porta Pia.
Nel 2008, l’amministrazione comunale ha deciso di destinare piazza XX Settembre da parcheggio a mercato, trasferendo quello che si tiene abitualmente in Piazza Matteotti. Il 6 aprile 2010, la ditta Simonetti su incarico della Soprintendenza alle Belle Arti, diretta dall’archeologa Angela Borgazoni, ha effettuato una serie di carotaggi nel sottosuolo di varie zone della piazza, alla ricerca delle tracce dell’antica chiesa di Santa Barbara e di altre costruzioni del passato, raggiungendo una profondita di 2.60 m sotto il plateatico.
Nell’estate del 2010 è cominciato il rifacimento di Piazza XX Settembre, che prevedeva la nuova lastricatura e l’istallazione di elementi di servizio tecnici e per eventuali venditori. Il 23 dicembre 2010 la nuova piazza è stata inaugurata.
Piazza XX Settembre (verso via Canciani) con le Case Angeli, distrutte da bombardamento in una foto fatta dagli austriaci nel 1917.
Nel lato nord della piazza c’era la casa Angeli che fu abbattuta dopo che risultò danneggiata dai bombardamenti della I Guerra Mondiale, per far posto al palazzo INA, progetto dell’arch. Provino Valle. La sistemazione della piazza che, è sopraelevata da due lati, si deve a vari interventi, di cui l’ultimo nel secondo dopoguerra. Nell’angolo nord-est si trova la “vera” di un pozzo risalente al 1588, sulla quale, verso l’alto, si vede il monogramma della Confraternita di S. Maria dei Battuti.
Sul lato est si trova la “Casa Veneziana” edificio ristrutturato in cui sono stati incorporati gli elementi architettonici gotico-veneziani recuperati dalla demolizione nel 1910, del vecchio, quattrocentesco, palazzo comunale.
Sul lato sud l’antico ospedale della città, oggi adibito ad uffici comunali. Sul lato ovest palazzo Antivari-Kechler, edificio neoclassico costruito tra il XVIII e XIX secolo, commissionato da una fiorente famiglia di commercianti.
Bibliografia
Della Porta, Giovanni Battista; Toponomastica storica della città e del Comune di Udine - A cura L. Sereni, G. Frau.; 1991; Udine; Società Filologica Friulana;
Messaggero Veneto; Trovati i resti della chiesa di Santa Barbara; Giacomina Pelizzari; 07/04/2010; Udine.
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