di Giorgio De Zorzi
La basilica di Sant'Eufemia sorge in piazza dei Patriarchi, slargo al centro della città vecchia, centro di Grado in provincia di Gorizia.
Il duomo di Grado, che si presenta con le stesse forme che il patriarca Elia, dopo averlo rinnovato o completato, consacrò nel 579. La facciata ha tre ampie finestre. Sul lato destro, il campanile eretto nel 1455 che porta in cima l’”Anzolo”, una statua veneziana in rame sbalzato, raffigurante San Michele Arcangelo, posta nel 1462, ed alta ben 2,8 metri.
La basilica di Sant’Eufemia risale al VI secolo e sorge nel luogo in cui precedentemente vi era una basilica risalente al V secolo, probabilmente voluta da S. Niceta, Vescovo Metropolita di Aquileia, all’epoca della riorganizzazione della chiesa dopo la devastazione unna, e definito dalle fonti ormai piccolo e vetusto.
Un secolo dopo, in seguito allo Scisma dei Tre Capitoli, Paolino I (558/561 – 569), tra il 558 e il 561, fu eletto vescovo di Aquileia e per volontà delle 17 diocesi della sua metropolia, proclamare, in opposizione a Costantinopoli e Roma, la chiesa aquileiese autocefala e quindi patriarcato. Durante questa divisione, nel 568 ci fu l’invasione dei Longobardi, che costrinsero Paolino a spostare la sede della chiesa a Grado, nel territorio dell’esarcato bizantino.
Un suo successore, il patriarca Elia (571 - circa 586), decise quindi di erigere una nuova cattedrale che intitolerà a Santa Eufemia, protettrice del Concilio di Calcedonia, a cui i vescovi sismatici tricapitolini rimanevano fedeli. Fu consacrata secondo la tradizione il 3 novembre 579.
Nel 606, alla morte del patriarca Severo, al sinodo per l’elezione del successore intervenne l’esarca Smaragdo e, in accordo con il papa Bonifacio IV e con l'imperatore Foca, impose con la forza ai vescovi di eleggere Candidiano di Rimini (606-612) che subito ripudiò i Tre Capitoli, si proclamò cattolico e ritornò in obbedienza al papa.
La basilica. (Foto AFIP).
I vescovi delle terre longobarde, ritornati liberi, denunciarono la costrizione ed in un nuovo sinodo elessero, appoggiati dai Longobardi, Giovanni I (606-?) come nuovo patriarca che, proclamandosi fedele allo scisma, riportò la sede ad Aquileia. Pertanto, la basilica di Sant’Eufemia divenne la cattedrale del Patriarcato di Grado. Quando con il sinodo di Pavia del 699 si ricompose lo scisma tricapitolino, la chiesa di Aquileia rientrò nell’ambito cattolico con la sua vasta provincia ecclesiastica, mantenendo il titolo di patriarcato e di metropolia. Tuttavia anche Grado voleva vedere riconosciuta la sua legittimità.
Per opportunità politica si mantenero i due patriarcati, che però iniziarono un lungo scontro sui propri diritti. Questo status di doppio patriarcato fu confermato da papa Gregorio II, che nel 717 convalidò l'elezione di due patriarchi, Sereno a Cormòns (sede temporanea di Aquileia) e Donato a Grado.
Grado mantenne l’influenza, come chiesa madre, su sei diocesi suffraganee lagunari (Caorle, Castello, Chioggia, Equilio, Eraclea e Torcello) cioè in pratica sulle zone costiere e lagunari che appartenevano ai bizantini. Al tramonto dell’esarcato, cominciò l’espansione di Venezia che lentamente si era staccata da Bisanzio, divenendo ducato autonomo.
Il patriarcato di Aquileia si scontrò con la sempre maggiore potenza di Venezia che vedeva il suo potere crescere sui mari e sulle coste. Potere che si scontrò anche con il patriarcato di Grado quando questo cominciò una politica a favore dei Franchi, tanto che Venezia nell’802 assaltò Grado saccheggiandola e il patriarca Giovanni IV fu catturato e fatto precipitare da una torre del castrum in cui risiedeva. Nell'827 al concilio di Mantova si tentò inutilmente di riunificare i due patriarcati.
La decadenza della basilica di Grado cominciò con il 1105 quando il nuovo patriarca, Giovanni Gradenigo, scelse di risiedere a Venezia. La sede veneziana fu ufficializzata nel 1177, anche se la basilica mantenne la titolarità della cattedra. Dopo la conquista del Friuli da parte di Venezia nel 1420 e la fine del potere temporale del patriarcato di Aquileia, nel 1451 il titolo di Grado fu soppresso e trasferito a Venezia, dove cattedrale divenne la basilica di San Pietro di Castello.
L'interno della Basilica di Santa Eufemia (Foto Wikipedia).
La basilica di Santa Eufemia è in stile romanico con l’esterno in mattoni ed arenaria. Presenta rimaneggiamenti dei secoli XVII e XIX, in parte sopravvissuti ai restauri di metà Novecento. La facciata, ripartita da lesene, presenta tre ampi finestroni, sotto i quali si riconoscono le tracce dell’antico nartece.
Passando all’interno della Basilica di Sant'Eufemia, la vasta aula (m 35,7 x 19,5, più l’abside profonda m 6) è divisa in tre navate da filari di 10 colonne. disposto su tre navate è diviso da colonne di marmi policromi, alcune, con i capitelli, prese da edifici tardo-romani di III-V secolo, mentre altre sono del VI secolo. Per la maggior parte sono di marmo africano. Il tetto è a capriate con travature a vista. Il grande capitello corinzio usato come acquasantiera (I sec.) viene da Aquileia.
La maggior bellezza della basilica di Santa Eufemia è il notevole e magnifico pavimento a mosaico, restaurato nel 1945-48, dove predominano le forme geometriche e dove sono inserite varie scritte. Il mosaico misura, tenendo conto anche degli ambienti annessi, circa 700 m². Numerose parti del pavimento sono state ricostruite durante il restauro.
Sotto il pavimento si trovano i resti della basilica antica, del sec. IV-V (mosaico pavimentale con iscrizione relativa ad un ebreo convertito, accessibile da una botola). Alla destra dell’ingresso principale un grande capitello corinzio è stato trasformato in acquasantiera.
Sul lato sinistro della navata, recintato da plutei del tempo di Elia, è collocato un alto ambone esagonale formato da tronchi di colonne romane, con capitelli del sec. VI, decorato con simboli degli Evangelisti, risalenti al XIII secolo. Nel presbiterio, la mensa è moderna e dietro ad essa si trova la Pala d’Oro, una pala d’argento (cm 138 x 236), lavorata a sbalzo e a cesello, opera del XIV secolo, donata alla basilica nel 1372 dal nobile veneziano Donato Mazzalorsa. La pala si articola in tre registri di figure in cornici trilobate: al centro le figure del Cristo pantocratore e di San Marco; negli altri registri troviamo la scena dell'Annunciazione, i simboli degli evangelisti e figure di santi, riprodotte nelle cornici che circondano le scene principali.
Nell’abside della Basilica di Santa Eufemia, poligonale all’esterno e semicircolare all’interno, troviamo nel catino affreschi raffiguranti Cristo benedicente in mandorla, tra i simboli evangelici, Maria, e i Ss. Giovanni, Ermacora e Fortunato (ridipinti al principio sec. XV). Appese alla parete si trovano due tavole di scuola tedesca che rappresentano quattordici santi su fondo dorato, opera risalente del Quattrocento.
Attraverso una porta, dietro l’altare del Santissimo, si entra nella cappella di San Marco anch’essa pavimentata a mosaico. In fondo alla navata destra della Basilica di Sant'Eufemia, un’altra porta conduce al Mausoleo, nel cui pavimento in mosaico si trova al centro il monogramma di Elia, che fa presumere che qui fosse l’arca contenete il corpo del patriarca. Di un maestro nordico è l’antipendio in legno intagliato e dipinto raffigurante la Pietà e Santi. Qui si conserva il tesoro del Duomo, ridotto dalle ruberie perpetrate nei secoli, ma ancora ragguardevole.
Per una porticina, attraversando un corridoio moderno si giunge in un ambiente che serviva al patriarca per ricevere gli omaggi del clero. Notevole il pavimento in mosaico con anche qui il monogramma di Elia, al centro in tessere d’oro, ed un iscrizione circondata da epigrafi.
C‘è il calco della cosiddetta Cattedra di S. Marco, reliquario in alabastro grigio donato nel 630 alla Basilica di Sant'Eufemia dall’imperatore Eraclio al patriarca Primigenio. In origine si trovava nel tesoro di S. Marco a Venezia, da dove provenne prima del 1520.
All’interno della basilica di Sant’Eufemia è ospitata la statua della Madonna degli Angeli che, in occasione della festa del Perdon di Barbana (prima domenica di luglio), viene portata in processione in laguna fino al santuario di Barbana.
Presso il complesso basilicale si trova il battistero a pianta ottagonale, con ampia vasca esagonale in marmo, ad immersione. Lo si deve al Patriarca Probino (569-571), successore di Paolino I, come ricorda il suo monogramma nella lastra frontale dell’altare, posto su una croce decorata da colombe e pavoni.
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