di Giorgio De Zorzi
Il toponimo Ragogna, che come per altri comuni del Friuli ha un significato collettivo riferentesi ad un complesso di borgate, è di origine oscura. L’origine sembra preromana ed indoeuropea, con un’etimologia innerente alla vicina presenza del fiume Tagliamento. Altra ipotesi vedono una derivazione dalla Gens Ragonia di Oderzo, di origine venetica, che ebbe membri illustri come Lucio Ragonio Urinazio comandante della legione XIV Gemina (Martia Victrix) di stanza in Pannonia. Una strada da Oderzo conduceva proprio alla zona di Ragogna per collegarsi ad un sistema di strade che si irradiavano lungo il Tagliamento e la Carnia.
I primi insediamenti si possono far risalire già al V millennio a.C., grazie alle tracce meso-neolitiche rinvenute nei pressi del Lago di Ragogna, con una frequentazione che si è poi riproposta nella tarda età del Bronzo.
In epoca romana assistiamo ad un proliferare di edifici e ville rustiche, oltre che a strutture militari dovute al vicino guado sul Tagliamento, detto Tabine, posto in posizione strategica. Qui vi giungeva la Via Germanica che da Concordia Saggitaria si collegava alla Julia Augusta presso Gemona.
Sorse infatti, sul colle di San Pietro, quello che verrà chiamato Castrum Reuniae, che viene citato dal letterato Venanzio Fortunato nella sua opera “Vita Sancti Martini” scritta verso il 565 d.C: «lambitur undis - et super inatat aquis Reunia Teliamenti». In seguito da Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum, come uno dei caposaldi della difesa longobarda in cui si rifugiarono popolazione e soldati, durante l’invasione degli Avari, nel 610. Il castello fu la base di Ansfrido, che usurpò il ducato del Friuli a Rodoaldo nel 695 e tentò di impadronirsi del trono di re Cuniperto nel 698, il quale però lo sconfisse e lo mandò in esilio, dopo averlo fatto accecare.
Raffigurazione di Paolo Diacono miniata all'inizio della Historia Romana nel Codice Laurenziano (XI-XII secolo). (Foto Wikipedia)
Ragogna e il Patriarcato
In epoca medievale, dopo qualche secolo di silenzio, “Regunia” compare nuovamente in un codice della Chiesa di Grado dell’XI secolo, in cui si elencano i cinquanta centri abitati più rilevanti della regione. Nei secoli successivi lo vediamo infeudato a diverse cospicue famiglie nobili. Nel 1122 risulta feudo di Enrico III di Eppenstein, duchi di Carinzia, alla morte del quale subentra Leopoldo von Traungau, Margravio di Stiria. Nel 1138 per la prima volta, un tale Bertoldo si attribuisce il nome “di Ragogna”, forse membro della famiglia Traungau. Nel 1218 viene ceduto alla famiglia boema dei von Wallenstein (o Waldstein), che assunsero il predicato Ragogna, poi confermato dai patriarchi di Aquileia.
Per l'ambito ecclesiastico, nel 1247 viene per la prima volta citata la “Plebs de Ragonea” in un documento del Patriarca Bertoldo di Andechs. I Ragogna sedevano nel Parlamento Friulano ed alla corte patriarcale godevano di speciale privilegio. Al centro della politica friulana, ebbero parte in molte lotte e faide nobiliari, tanto che nel 1268 furono assediati nel castello da Marquardo della Frattina e da altri capitani patriarcali. Il terremoto del 1348, ci raccontano le Cronache di Giovanni Villani, lesionò il castello e le due torri precipitarono nel Tagliamento.
I Ragogna, in questo periodo, abbracciarono la politica antipatriarcale e filoimperiale intrapresa da una parte della nobiltà friulana guidata dai conti di Gorizia, schierandosi con i duchi d’Austria. Il culmine di questa opposizione si ebbe nel 1350 con l’assassinio del Patriarca Bertando di San Genesio, che intendeva portare avanti una riforma dell’assetto feudale del Friuli.
I successori di Bertrando però non mancarono di stroncare con pugno di ferro questa rivolta. Nicolò di Lussemburgo colpì i congiurati con esecuzioni capitali e sospensione dei diritti feudali, mentre poi Marquardo di Randeck, eletto nel 1365 luogotenente e capitano generale del Friuli (dal 7 giugno 1366 diverrà Patriarca), sconfiggerà a Fagagna, con le milizie patriarcali guidate da Francesco Savorgnan, le truppe austriache e i nobili friulani di Spilimbergo, Villalta, Strassoldo, Pertistain e Ragogna, dei quali espugnerà il castello il 5 novembre. Nel 1390 Giovanni di Ragogna fu costretto dal Patriarca Giovanni V di Moravia a cedergli il maniero, per porci un Capitano patriarcale, in cambio dei castelli di Torre e di Zoppola. Sappiamo che in questo secolo vi era anche un secondo castello detto inferiore, posto in uno slargo in basso presso la pieve. Da questo castello i Ragogna continuarono a combattere il Patriarca, sino a quando nel 1397 fu assediato, conquistato e spianato.
Ragogna e Venezia
Conquistato il Friuli nel 1420 dalla Repubblica di Venezia, il Capitano Veneto, in accordo con il “Consiglio dei vicini o capofamiglia della Villa di Ragogna", nel 1442 concesse uno statuto alla comunità, che verrà poi rinnovato nel 1535.
La giurisdizione del luogo passò al generale veneto Albo de Conti (1450) ed in seguito ai Porcia (1480), che nel 1503 acquistarono il castello con il feudo, procedendo al suo restauro, essendo in rovina per aver ormai perso la sua funzione militare. Rimarrà una residenza secondaria, dove Antonio di Porcia organizzerà balli e feste, che però, soprattutto dopo il terremoto del 1511 e l’incendio del 1560, verrà definitivamente abbandonata.
Il cippo confinario veneto del 1608 con la scritta “Ragonia”, forse posto per delimitare la rispettiva giurisdizione, dopo che sul finire del XVI secolo si era giunti a scontri armati con quelli di San Daniele riguardo a dei diritti di pascolo, vedrà la caduta della Serenissima nel 1797 per mano delle truppe napoleoniche e l’arrivo del governo austriaco. Anche Ragogna venne interessata dagli sconvolgimenti militari di Napoleone, quando nel 1796 Venezia diede diritto di passaggio alle truppe dell’arciduca Carlo d’Asburgo e si dovette costruire un ponte di barce sul guado della Tabine, per consentirne il passaggio, anche se una piena lo distrusse prima del suo utilizzo. Al crollo della Repubblica, giunsero i Francesi del generale Massena, che iniziarono una pesante requisizione e tassazione al territorio, a cui era affidato, in stile napoleonico, il sostentamento delle truppe e dei cavalli.
Nuovamente si dovette creare un ponte di barche nel 1799 per consentire all’armata russa, alleata dell’Inghilterra e dell’Austria-Ungheria, di poter transitare e anche questo fu portato via dalla piena. Ne fu però subito costruito un secondo e vi passarono circa 20.000 soldati.
Al ritorno dei Francesi nel 1805, in seguito alla riforma amministrativa, Ragogna diverrà comune di III classe del Cantone di San Daniele, Distretto di Udine, Dipartimento di Passariano del Regno d’Italia francese.
Ragogna mantenne lo stesso livello amministrativo nel 1815 all’istituzione del Regno Lombardo-Veneto austriaco, mentre nel 1819, avendo superato il numero di 300 “estimati”, le fu concesso il consiglio comunale senza ufficio proprio. Ragogna partecipa con alcuni abitanti al moti risorgimentali e rivoluzionari avutisi dal 1848 in poi, avendo nella vicina San Daniele uno dei nuclei più attivi. Nel 1866, entrò a far parte, come il resto del Friuli occidentale, nel Regno d’Italia.
Ragogna italiana
Con la nascita del nuovo confine orientale il Monte di Ragogna prospiciente al guado di Tabine e alla stretta di Pinzano si dimostrarono nuovamente di importanza strategica. Vennero qui istallate dall’esercito, tra il 1908 e il 1912 alcune postazioni di difesa, con fortificazioni e piazzole per l’artiglieria, in alcuni casi anche riattando postazioni austro-ungariche.
Durante la ritirata di Caporetto, nel tentativo di impedire la manovra avvolgente da nord delle truppe austro-tedesce e consentire la ritirata delle armate italiane, la Brigata Bologna si dispose sulla sinistra del Tagliamento e, dal 30 ottobre al 3 novembre, con combattimenti aspri e durissimi, che richiesero il sacrificio dell’intera brigata, diedero il tempo di fare saltare il ponte di Pinzano (1 novembre 1917), ritardando così l’avanzata nemica, che riusci comunque poi a sfondare a Cornino e a rendere inattuabile la prima ipotetica idea di creare una linea difensiva sul Tagliamento, dovendo invece ripiegare sul Piave.
Anche gli attaccanti ebbero perdite grazissime, tanto che negli anni Sessanta, presso il Colle Pion, si era voluto costruire un ossario per i soldati austro-tedeschi caduti nella zona, ma non fu terminato. Il valore dimostrato dai soldati italiani fu tale che il generale tedesco Otto von Below tributò ai superstiti l'onore delle armi.
La funzione strategica della zona del Monte di Ragogna emerse ancora negli anni successivi: sia durante la Seconda Guerra Mondiale, in cui specie dal 1943 al 1945 vi furono allestite postazioni difensive tedesche che subirono bombardamenti alleati; sia durante al Guerra Fredda per il sistema difensivo del Tagliamento.
Nel 1932 ci sarà l’inizio della separazione tra i Porcia e Ragogna: con la morte del conte Alfonso di Porcia, furono venduti tutti i beni a privati, mentre il castello, che rimase nella disponibilità della contessa Irene, nel 1952 fu lasciato al Comune di Ragogna.
Ragogna venne colpita dal terremoto del maggio 1976 subendo molti danni e alcune vittime. Circa il 30% delle abitazioni ebbe lesioni gravi e un altro 50% ne fu comunque lesionato. Subirono danni anche il nuovo ospedale, le scuole e la chiesa parrocchiale. Le scosse di settembre compromisero ulteriormente la stabilita di diversi edifici.
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