di Giorgio De Zorzi
Grado nel Medioevo
I contrasti continuarono nel tempo, perché Grado spalleggiata da Venezia, voleva la giurisdizione dell’Istria. Altre gravi tensioni avvennero nel 802 quando il patriarca di Grado Giovanni, che aveva resistito ai tentativi dei longobardi, tentò di avvicinarsi ai Franchi. Questo a Venezia non andava bene ed allora Giovanni Galbaio, figlio del doge di Venezia mandò suo figlio, Maurizio, da Venezia a Grado, per impedire questa alleanza. Questi, dopo aver saccheggiato la cittadina, fece prigioniero il patriarca e lo gettò dalla torre del castrum. Il suo successore Fortunato, volendo continuare questa politica, dovette rimanere in vari periodi lontano dalla sua sede. Nell'827 al concilio di Mantova si tentò inutilmente di riunificare i due patriarcati.
Nell’837 e 877, Grado subì due tentativi di occupazione da parte dei Saraceni. Nel 960 viene convocato il primo concilio provinciale presieduto dal patriarca di Grado Buono Balcanico, assieme ai vescovi suffraganei.
La decadenza del Patriarcato di Grado cominciò con il 1105 quando il nuovo patriarca, Giovanni Gradenigo, scelse di risiedere a Venezia.
Riconosciuta solennemente la legittimità del solo Patriarcato di Aquileia, Grado, con l’appoggio di Venezia, non volle rinunciare al suo. Il patriarca di Aquileia Popone nel 1023 fece una sanguinosa incursione per sottomettere l’isola. Tra il papa Leone IX e il patriarca di Aquileia Godebaldo (1049-†1063) non correva buon sangue e di ciò se ne avvantaggiò Grado. Il Patriarcato di Aquileia era infatti vassallo dell’Impero, che era in tensione con il papato. Nel concilio tenuto a Roma nel 1053 Leone IX sentenziò: “Aquileia nuova doveva essere ritenuta in perpetuo capo e metropoli di tutta la Venezia e l’Istria”. Tuttavia dal 1105 i patriarchi gradesi cominciarono a risiedere sempre più spesso a Venezia.
Il 22 febbraio 1155 papa Adriano IV concede ai patriarchi di Grado la supremazia sulla provincia ecclesiastica di Zara (che comprendeva le suffraganee di Ossero, Arbe e Veglia) e il titolo di primati della Dalmazia. Sempre papa Adriano IV nel 1157 concede al patriarca Enrico Dandolo (1135-1187) la facoltà di consacrare tutti i vescovi nei domini della repubblica di Venezia. Grado può fregiarsi del titolo di “Venetae orae Istriaeque Ecclesiarum caput et mater et Aquileia nova” (Capo e madre delle Chiese della costa veneta e dell'Istria, e nuova Aquileia).
Le contese di supremazia tra Aquileia e Grado continuarono ed il patriarca Ulrico II (1161-1181), come riferisce Pio Paschini: “Nel febbraio 1162 assalì Grado a mano armata, ma assalito a sua volta da navi veneziane fu fatto prigioniero con settanta nobili. Per essere liberato dovette scendere a patti con Vital Michieli II, doge di Venezia, e promettere di inviare a Venezia ogni anno per il mercoledì di carnisprivio dodici grossi porci e dodici pani di un sestario. E così. umiliato, su una barchetta fu rimandato ad Aquileia”.
Enrico Dandolo (circa 1135 – circa 1186/1187) costruì un palazzo sul Canal Grande che divenne la stabile sede dei patriarchi gradesi. La sede veneziana del Patriarcato di Grado fu ufficializzata nel 1177, anche se la basilica di S. Eufemia mantenne la titolarità della cattedra.
Il 30 luglio 1180 il papa Alessandro III mise fine alle contese sempre pendenti tra Aquileia e Grado, che rinunciò definitivamente alle sue pretese sull’Istria e sulle province venete soggette ad Aquileia, ai tesori asportati da Grado al tempo di Popone e ai beni che la sua chiesa aveva in Friuli, conservando la giurisdizione su tutte le isole della laguna di Grado e su alcune della laguna di Venezia, tra cui diverse chiese di Venezia; i possedimenti dell’Istria e il contributo di vino che doveva avere da Capodistria. L’Aquileia consegnò le due pievi di Latisana, Ronchis, Latisanotta, Sabbionera e San Fior (TV) presso Conegliano. Da questo momento in poi si appianò ogni rivalità.
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