di Giorgio De Zorzi
Il castello di Pordenone nel medioevo era uno dei più importanti manieri della zona. Filippo Ulrico di Carinzia, Vescovo di Salisburgo, lo costruì dal 1270 sui resti di un’opera difensiva esistente già nel 1202, posta su un rialzo e coperto su tre lati dalla Roggia dei Mulini, rendendolo così una formidabile opera difensiva.
Venne costruito come difesa poiché Filippo Ulrico, eletto Patriarca dai Tedeschi senza il consenso pontificio, si contrapponeva al patriarca di Aquileia Raimondo della Torre. Il castello di Pordenone venne citato nel 1273, risultanto quindi operativo, e nel 1276 il Patriarca Raimondo della Torre protestò presso l’imperatore Rodolfo per la sua esistenza.
Durante il periodo della signoria di Bartolomeo d’Alviano, infeudato a Pordenone da Venezia nel 1508, divenne sede dell’Accademia Liviana, cenacolo di letterati.
Nel corso dei secoli il Castello subì varie trasformazioni (1468, 1549, 1661, 1680) che gli hanno fatto perdere il suo aspetto medioevale e, come oggi, assomigliò sempre più ad un casermone a forma di «L».
Dal 1537 al 1797, fu la sede ufficiale del capitano provveditore di Venezia, anche se dal 1600 questi abitavano in un palazzo più confortevole in Contrada Maggiore. Vi erano anche degli spazi adibiti a prigione.
Nel 1544 il Consiglio Comunale ipotizzò di trasportare le carceri nel castello, che si trovavano nel piano terra del campanile della chiesa di San Marco, cella tuttora esistente. I rapporti tuttavia con il castello furono sempre problematici, sia per i tributi che venivano richiesti per il suo mantenimento, sia perché simbolo di un potere lontano dalle esigenze della popolazione. Si ebbero nel Settecento degli scontri tra la popolazione e le guardie, per gli abusi di quest’ultime. Si trovavano qui anche la cancelleria, la “Camera dei Presentadi”, un corpo di polizia e una chiesa prima dedicata a San Cristoforo e poi ai Santi Filippo e Giacomo.
Nel 1797 la Repubblica di Venezia cadde per mano di Napoleone, le cui truppe occuparono Pordenone e incendiarono il Castello. Instauratosi il Governo Italico francese, nel 1810 risulta fatiscente e giudicato un “mucchio di sassi”, tanto che nel 1811 le autorità vendettero il Castello di Pordenone al notaio Antonio Rossi che voleva adibirlo ad abitazioni.
Si smantellarono le grosse muraglie e le fortificazioni interne ed esterne. Il progetto però non andò a buon fine per il fallimento dell’imprenditore, a cui furono pignorati tutti i beni, nel 1817. L’Imperlial-Regia Finanza ritornò proprietaria dell’immobile, adibendolo a magazzino del sale, sala da ballo e ad altri usi. Ne risulta in possesso ancora nel 1842 ma il degrado della struttura era tale che l’anno successivo fu dichiarato inagibile.
Nel 1847 si tentò di risanarlo, incaricando l’ingegner Lucio Poletti di recuperarlo. Ma la cosa non ebbe molto seguito e nel 1848 si procedette solo all’ormai inevitabile ristrutturazione solo per la parte riservata ai detenuti. Nel 1851 il Tribunale di Udine propose di farne la sede della Procura di Stato, ma di concreto rimase solo l’entusiamo con cui fu accolta la notizia. Nel 1861 il Castello di Pordenone prestenta grazi lesioni e infiltrazioni d’acqua, tanto che anche la Roggia stava erodendo le fondazioni.
Nel 1871, dopo l’unione all’Italia, con l’istituzione del Tribunale Civile e Correzionale, divenne carcere circondariale. Il Genio Civile propose di edificare un carcere più moderno e funzionale, basato sul sistema cellulare, ma la mancanza di fondi fece rimandare il progetto. Si continuò ancora per un decennio con interventi di emergenza.
Finalmente si decise di trasformare l’intero complesso in un carcere giudiziario. I lavori di adattamento del castello cominciarono nel 1883 e terminarono nel 1887, portati a compimento dalle imprese Zannier di Pinzano e Santin di Azzano Decimo. Nei giornali d’allora venne giudicato un “carcere modello”, anche se Vendramino Candiani, già sindaco di Pordenone un decenio prima, lo definì: “atroce offesa alle più elementari leggi dell’estetica”.
Nel 1944, durante i lavori per la creazione di un rifugio antiaereo alla base della struttura, furono rinvenute le antiche fondazioni, adagiate su un conglomerato roccioso con sassi di torrente. Durante dei lavori nel 1967 fu riportato alla luce un solaio cinquecentesco.
Continuando nella sua funzione di carce fino ad oggi, il Castello di Pordenone purtroppo rappresenta uno tra gli esempi peggiori di vetustà delle strutture carcerarie, che tutti si augurano sia ormai giunto al termine.
• Viaggio in Friuli Venezia Giulia