di Giorgio De Zorzi
In Borgo Novacco, nel comune di Aiello del Friuli, in provincia di Udine, si trova il Mulino Novacco, uno tra i più antichi della Bassa Friulana. Formava un tempo un unico complesso con la vicina Casa Murer, antica abitazione a due piani della famiglia del mugnaio, caratterizzata al pian terreno da un rustico portico a tre arcate e muro scarpato, con cornice di mattoni “a dente di sega” sotto la linea di gronda, a conferma dell’origine quattrocentesca.
Attestata fin dal XII secolo una località indicata come Noacc, Noacco, Novach, essa rivela l’antichità del mulino per il fatto che è uno dei pochissimi mulini indicato con un toponimo piuttosto che con il nome dei proprietari. Il Mulino Novacco sorge sulle acque della Roggia Barisada o dei Molari, cioè “dei mugnai”, che nasce presso Joannis per gettarsi poi nel fiume Aussa.
Annoverato tra i beni del Patriarca, questo molino nel XV secolo passò in proprietà ai nobili Strassoldo. Un documento del 1404 ci dice che il conte Ossalco di Strassoldo di Sopra, dona la Roggia dei Molari, che scorre dalla villa di Joannis a Novacco al conte Bernardo di Strassoldo. Nel 1493 Roberto di Strassoldo lo concede in affitto al mugnaio Antonio fu Lorenzo di Chions, che abitava a Portogruaro. Descritto nel 1498 come “Molendinum situm in Noacho, penes Villas Agellj, loannic et Alturis”, il mulino Novacco era anche in grado di “battere” il lino e la canapa con apposite “mazze” e nel XVII secolo funzionava con quattro ruote idrauliche a pale, divenute cinque all’inizio dell’Ottocento ed infine sette.
Nel 1823 venne acquistato da Gabriele Ponton di Aiello, dal quale, tramite la dote della figlia, passò alla famiglia Colovin (scritto poi Colavini), proveniente da Trivignano. I figli Gabriele e Valentino si spartirono la proprietà, separando così il mulino da Casa Murer.
Valentino, a cui toccò il mulino Novacco, decise di ristrutturarlo, per ampliarlo e potenziarlo, tra il 1860 e il 1870. Suo figlio, Arturo Colavini, detto “Marion”, (1862-1938), divenne un noto pittore. Lasciò tra l’altro diverse vedute del borgo natio e dell’immobile che da secoli ne costituisce il fulcro, di fronte al quale stabilì il suo studio di pittore sulla fine del XIX secolo. Vi abitò fino al 1910, quando si trasferì a Udine.
Proprio in quell’anno la proprietà andò alla famiglia Milocco di Fiumicello, che proseguì l’attività, costruendo anche una turbina per l’energia elettrica. Nel 1939 i Milocco si trasferirono a Fiumicello, dove ancora oggi gestiscono il locale mulino. La proprietà passò ad Antonio Viola e quindi a suo figlio Aldo.
Il Mulino Novacco rimase in piena attività fino al 1950, allorché fu dismesso e riadattato a mere funzioni abitative. Oggi, ben restaurato, consente ancora di ammirare la macina in pietra e gli strumenti della pilatura. Viene gestito dalla azienda agricola cooperativa sociale La Cisile che produce vari prodotti biologici e lo utilizza come fattoria didattica, oltre che come sede di vari progetti sociali.
Gli altri mulini
Nel territorio di Aiello del Friuli vi furono sempre molti mulini.
A sud del capoluogo, lungo la Roggia dei Prati si trova il Mulino Miceu. Sembra esistesse già nel Trecento, quando apparteneva ad una famiglia cividalese detta Salon o Saloni e successivamente viene citato in una pergamena del 1441. Va ricordato che la roggia dei Prati rappresentava il confine austro-veneto e che nei pressi del mulino è stata ritrovato un insediamento romano con necropoli.
Nel Cinquecento viene indicato come Mulino del Volto, nome probabilmente dovuto ad una vicina ansa della Roggia, che lo alimentava. Sappiamo che nel 1524 era di proprietà di un tal Camillo Saloni, fratello del mugnaio che reggeva il mulino Sardon. Tramite dei magli vi si lavoravano con pestello anche lino e canapa. Mulino Saloni fu il suo nome sino alla fine dell’Ottocento, quando fu rinominato Miceu, come lo conosciamo oggi.
Costituito da un complesso di diversi fabbricati, venne anche chiamato impropriamente Mulino della Covizza, per l’omonimo corso d’acqua che scorre nei pressi. Fu poi mulino de Fin, per la famiglia dei baroni triestini che tra il 1619 e il 1654 aveva acquistato molte proprietà nella zona di Aiello del Friuli.
In base alle famiglie di mugnai che lo facevano funzionare, fu chiamato anche mulino di Gespe e mulino di Micôr. Mugnai furono i Bernardis per molti anni, sino a quando i De Fin nel 1782 cedettero la proprietà ai Michieli di Campolongo e poi ai Del Negro di San Vito al Tagliamento.
Già dal 1776 erano mugnai i membri della famiglia Miceu che in seguito ne divennero proprietari. Nell’Ottocento aveva tre ruote, che oltre alle macine azionavano anche una pila. Fu ingrandito nel 1812 e rimase ai Miceu sino al 1921, quando la ragione sociale risultava “molino a palmenti Miceu Giovanni”.
Negli anni Quaranta divenne azienda agricola e nel 1964 passò di proprietà al signor Silvestro Battistin che ne fece un centro per l’allevamento dei cavalli. Dopo un periodo di abbandono è statto restaurato per farne un alloggio agrituristico.
Il mulino Sardon o Braidis (che viene anche detto Brandis, in riferimento ai nobili cividalesi de Brandis che ne ebbero la proprietà per un certo periodo), è documentato sin dal Quattrocento. Sito anch’esso sulla Roggia dei Prati, venne poi detto mulino di mezzo, per la sua posizione rispetto al Miceu, al nuovo mulino di Alture (comune di Ruda), l’attuale Simonetti.
Nel 1422 viene ceduto da donna Lucia, moglie del cividalese Antonio Sforzato a Giovanni Quagliano di Cividale, dal quale lo ereditò la famiglia Saloni. Nel 1524 era proprietà di Leonardo Saloni, fratello di quel Camillo che ebbe il mulino Miceu. Nel 1536 fu al centro di una contesa tra Venezia e l’Austria, per una questione di confine tra Aiello e Alture che interessava proprio questo mulino.
Al tempo era a due macine, che vengono però raddoppiate già sul finire del secolo, quando apparteneva a tale Battista del fu Gasparo Piacentino. Sanata la disputa veneto-austriaca che lo pose entro i confini di Aiello, ne divennero proprietari i de Brandis che verso il 1779 lo affidarono in gestione alla famiglia Sardon. Questi lo tennero per due secoli, per cederlo poi alla famiglia Battistella, che lo ebbe sino al 1931 (anche se già dal 1927 risultava smantellato), quando divenne l’abitazione del mugnaio. Fu poi ceduta alla famiglia Buiat.
Sempre a sud di Aiello, si trova il mulino Tininin, posto sulla roggia Brischis, al confine col comune di Ruda. Di modeste dimensioni è anch’esso piuttosto antico, risalendo al XIV secolo. E forse potrebbe essere il mulino che i signori Pupissio di Aiello avevano nel Trecento tra le loro proprietà feudali. Indicato nel 1479 “in capite pratorum” (al principio dei prati), risulta in possesso di Agostino Michilutti di Alture alla fine del Cinquecento.
Veniva chiamato anche mulino della Longa (1673), nome che passò al borgo e poi, dal 1812, anche alla roggia che lo alimentava. Fu anche questo proprietà dei baroni de Fin di Trieste, sino al 1782, quando passò ai Michieli di Campolongo al Torre. Il mulino “della Lungia”, prese il nome Tininìn nel 1822, derivato dal soprannome del mugnaio che lo gestiva, tale Giuseppe figlio di Michele Diblas da Perteole, marito di una Bernardis. Dotato di quattro ruote, funzionò a pieno regime sino al 1935. Passò in seguito alla proprietà del comm. De Giusti di Aiello che ha provveduto ad un restauro.
Per completezza, va aggiunto che in località Osobrio, fra Joannis e Privano, presso la confluenza del Ledra con la roggia Milleacque che parte dalle risorgive a nord di Joannis, sorgeva il Mulino di Uttano (Lutan). Viene citato nel 1323 quando il conte Giovanni di Castello vende metà del mulino ad Enrico di Strassoldo. Tale Sacchetto di Privano, nel 1372 vende l’altra metà a Nicolò di Strassoldo. Già cinquant’anni fa restavano visibili soltanto le fondazioni.
Bibliografia:
Caiazza, Gabriele, a cura di; Spazi del fare. I luoghi della produzione tra la bassa Pianura friulana, il carso e l’Istria slovena; Comune di Terzo d’Aquileia, 2006.
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