di Giorgio De Zorzi
Il castello di Ragogna si trova in località San Pietro, nel comune di Ragogna, in provincia di Udine. Le origini del Castello di Ragogna affondano in un passato molto antico. Il colle di San Pietro, sul quale sorgerà il maniero, si trova infatti in un territorio frequentato già fin dal V millennio a.C.
La posizione acquistò particolare importanza in epoca romana, quando la vicinanza al guado sul Tagliamento, detto Tabine, rese l'area un punto strategico per i collegamenti e per la difesa del territorio. Nei pressi del guado giungeva infatti la Via Germanica, che da Concordia Sagittaria si collegava alla Via Julia Augusta presso Gemona.
Sul colle di San Pietro sorse così il Castrum Reuniae, una fortificazione citata nel VI secolo dal poeta e letterato Venanzio Fortunato nella Vita Sancti Martini, scritta intorno al 565. Il castello è ricordato anche da Paolo Diacono nella Historia Langobardorum, che lo indica tra i capisaldi della difesa longobarda durante l'invasione degli Avari del 610. In quella drammatica occasione la fortificazione offrì rifugio alla popolazione e ai soldati.
Castello di Ragogna (Foto da Wikipedia).
Il castello ebbe un ruolo anche nelle lotte politiche del regno longobardo. Fu infatti la base di Ansfrido, che nel 695 tentò di impadronirsi del ducato del Friuli, usurpandolo a Rodoaldo, e nel 698 cercò di conquistare anche il trono del re Cuniperto. Sconfitto, Ansfrido fu accecato e mandato in esilio.
Dopo alcuni secoli per i quali le fonti sono più scarse, Ragogna ricompare nei documenti medievali con il nome di Regunia. Nell'XI secolo il centro è ricordato in un codice della Chiesa di Grado tra i principali insediamenti della regione. Il castello divenne quindi feudo di importanti famiglie nobiliari: nel 1122 apparteneva a Enrico III di Eppenstein, duca di Carinzia, e successivamente passò a Leopoldo von Traungau, margravio di Stiria. Nel 1138 compare per la prima volta il nome di Bertoldo di Ragogna, mentre nel 1218 il feudo venne ceduto alla famiglia boema dei von Wallenstein o Waldstein, che assunse il predicato di Ragogna, successivamente confermato dai patriarchi di Aquileia.
La famiglia dei Ragogna raggiunse una posizione di grande rilievo nella società friulana medievale. I suoi membri sedevano nel Parlamento Friulano e godevano di particolari privilegi presso la corte patriarcale. Il castello divenne così non soltanto una struttura difensiva, ma anche uno dei centri delle complesse lotte politiche e nobiliari che caratterizzarono il Friuli nel Medioevo.
Nel 1268 il maniero fu assediato da Marquardo della Frattina e da altri capitani patriarcali. Pochi anni dopo, nel 1348, un violento terremoto provocò gravi danni alla fortificazione: secondo le cronache, due delle torri del castello crollarono precipitando verso il Tagliamento.
Nella seconda metà del XIV secolo i Ragogna si schierarono apertamente con la nobiltà friulana di orientamento antipatriarcale e filoimperiale, sostenendo i duchi d'Austria. La loro opposizione raggiunse il culmine nel 1350, nell'ambito della rivolta nobiliare che portò all'assassinio del patriarca Bertrando di San Genesio. I successori di Bertrando però non mancarono di stroncare con pugno di ferro questa rivolta. Nicolò di Lussemburgo colpì i congiurati con esecuzioni capitali e sospensione dei diritti feudali, mentre poi Marquardo di Randeck, eletto nel 1365 luogotenente e capitano generale del Friuli (dal 7 giugno 1366 diverrà Patriarca), sconfiggerà a Fagagna, con le milizie patriarcali guidate da Francesco Savorgnan, le truppe austriache e i nobili friulani di Spilimbergo, Villalta, Strassoldo, Pertistain e Ragogna, dei quali espugnerà il castello il 5 novembre.
Nel 1390 Giovanni di Ragogna fu costretto dal patriarca Giovanni V di Moravia a cedere il maniero, ottenendo in cambio i castelli di Torre e Zoppola. In questo periodo esisteva anche un secondo castello, detto inferiore, situato più in basso, nei pressi della pieve. Da questa fortificazione i Ragogna continuarono la loro opposizione al potere patriarcale, fino a quando, nel 1397, il castello inferiore venne assediato, conquistato e completamente spianato.
Nel 1420 il Friuli passò sotto il dominio della Repubblica di Venezia. Nel nuovo assetto politico, nel 1442 il Capitano Veneto, d'intesa con il Consiglio dei vicini o capifamiglia della Villa di Ragogna, concesse uno statuto alla comunità, successivamente rinnovato nel 1535.
La giurisdizione del territorio passò nel 1450 al generale veneto Albo de Conti e, nel 1480, ai Porcia. Nel 1503 la famiglia acquistò il castello e il relativo feudo. A quel tempo il maniero aveva ormai perso gran parte della sua originaria funzione militare e versava in condizioni di rovina. I Porcia ne promossero quindi il restauro, trasformandolo progressivamente in una residenza signorile.
Il castello divenne così una dimora secondaria della famiglia e perse definitivamente il carattere di fortezza. Antonio di Porcia vi organizzò feste e balli, trasformando gli antichi spazi fortificati in un luogo di rappresentanza e di vita aristocratica. La nuova destinazione, tuttavia, ebbe vita relativamente breve. Il terremoto del 1511 e un successivo incendio nel 1560 provocarono nuovi danni e contribuirono all'abbandono definitivo del castello.
Da quel momento il maniero entrò in una lunga fase di decadenza. La sua funzione strategica era ormai tramontata e le vicende politiche e militari che interessarono Ragogna nei secoli successivi si concentrarono soprattutto sul territorio circostante e sul fondamentale passaggio del Tagliamento.
La storia del castello rimase legata a quella della famiglia Porcia fino al XX secolo. Nel 1932, con la morte del conte Alfonso di Porcia, iniziò la separazione tra la famiglia e il territorio di Ragogna: i beni furono progressivamente venduti a privati, mentre il castello rimase nella disponibilità della contessa Irene. Nel 1952 venne infine lasciato al Comune di Ragogna.
Oggi il Castello di Ragogna rappresenta una delle testimonianze più significative della storia del territorio, capace di raccontare attraverso le sue memorie oltre un millennio di vicende friulane.
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