di Giorgio De Zorzi
Presso il cimitero di Rivignano, nel comune di Rivignano Teor (UD) in provincia di Udine, si trova l’antica chiesa della Beata Vergine del Rosario, risalente alla prima metà del XV secolo.
Questa chiesa, sotto il profilo storico-artistico, si può annoverare tra i luoghi più rilevanti di Rivignano. Nell’area in cui sorge la chiesa sono stati ritrovati alcuni reperti di epoca romana, pertanto non si esclude che sotto la chiesa possa estendersi un’area archeologica. Ci troviamo quindi in un’area che sin dai tempi antichi aveva rilevante importanza. Probabilmente l’edificio attuale fu costruito su un sedime più antico.
Sulla vetustà del luogo anche come meta devozionale, depone il titolo originale della chiesa che era dedicata semplicemente a Santa Maria o alla Beata Vergine Maria. Popolarmente nei secoli successivi verrà menzionata come chiesa della “Madonna della Chiaranda” o più semplicemente in friulano: “La Cjarande”, che significa siepe. Secondo alcuni studiosi la chiesa fu l’originale sede parrocchiale.
Chiesa della Beata Vergine del Rosario - Facciata (Foto www.beweb.chiesacattolica.it).
La facciata in cotto della Chiesa della Beata Vergine del Rosario è tripartita dalle linee aggettanti del campanile aperto, che con un arco a tutto sesto precede il portale della chiesa. Sulla sommità la cella campanaria è chiusa nella parte posteriore da una bifora. Attraverso il campanile, nella facciata si apre un occhio centrale.
Il portale, del ticinese Giovanni Antonio Pilacorte (Carona, 1455 ca. – Pordenone, 1531), artista che molto ha lavorato in Friuli, è datato all’inizio del XVI secolo, con un bassorilievo sullo stipite sinistro che rappresenta la Madonna con Bambino e uno al centro in alto che riproduce lo stemma dei Savorgnan.
L'interno è ad aula rettangolare con travatura a vista e abside poligonale con volta a crociera. Illuminano la chiesa dal lato sud due finestroni alti e stretti con arco a tutto sesto nell’aula e uno simile nel coro. Sono presenti nel pavimento dell’aula diverse pietre tombali di personaggi illustri.
Nel presbiterio si incontra un grande altare maggiore ligneo, dal ricco intaglio, in cui si trova un trittico su tele dipinto nel 1552 da Bernardino Blaceo (Udine 1510-1570), sicuramente ispirato dal trittico di Giovanni Antonio de' Sacchis, detto il Pordenone che troviamo nella chiesa plebanale di Varmo (così G. Bergamini). L’opera, probabilmente il capolavoro del Blaceo, è conservata ottimamente, grazie anche all’eccellente restauro condotto dal 1988 al 1993 dal Laboratorio R.C.A. di Del Zotto & Tonini.
Nella pala centrale è raffigurata la Madonna in trono con il Bambino, con ai suoi piedi due angeli musicanti che siedono su un elemento architettonico marmoreo, nel quale è visibile lo stemma dei Savorgnan. Nella pala di sinistra compaiono san Giovanni Battista, vestito di pelli animali, con l’agnello e recante in mano la croce; e sant’Ermacora, avvolto in un piviale di intenso colore rosso mentre impugna il pastorale. Nella pala di destra è raffigurato san Pietro, che regge un libro con la mano sinistra, affiancato da san Floriano, vestito in abiti militari, mentre versa un secchio d’acqua su una torre in fiamme.
Degna d’attenzione particolare anche la struttura, il lavoro di intaglio e la doratura a foglia d’oro con elementi policromi della cornice. Si può certamente considerare questa tra le più belle e importanti opere artistiche del ‘500 friulano, per la complessità della composizione, per le scelte iconografiche e per la varietà e l'eleganza della decorazione.
Nell’aula, precedono il presbiterio due altari addossati all'arco ogivale trionfale. Quello di sinistra è intitolato alla Beatissima Vergine Maria e propone anche qui l’altare l’alzata a trittico raffigurante una Madonna con Bambino, affiancata dai Santi Francesco e Valentino (sec. XVII). Risulta però più interessante la pala di quello di destra, che raffigura San Giacomo. L’opera, già rilevata alla fine del cinquecento, viene attribuito all’udinese Giacomo Secante, detto “Trombòn” (1550 ca. – 1585).
L’intitolazione alla Beata Vergine del Rosario, memoria di devozione mariana, si festeggia il 7 ottobre, giorno della Battaglia di Lepanto (1571), in cui si ebbe una vittoria che arrestò la grande espansione dell'impero ottomano e che papa San Pio V attribuì alla preghiera del rosario da parte del popolo cristiano. Il Rosario era diventata l’orazione più diffusa nella cristianità dopo che San Domenico di Guzman nel 1212 a Tolosa ebbe una visione in cui la Vergine gli porgeva il Rosario per sostenerlo nella sua lotta all'eresia catara.
A Lepanto ci fu così il grande scontro tra la flotta del Sultano e quella della cristianità, sulla cui nave ammiraglia venne issato uno stendardo con la scritta "S. Maria succurre miseris". Si dice che i rematori si dessero il ritmo con le decine del rosario.
I reduci vittoriosi si recarono a Loreto per ingraziare la Madonna e sembra che proprio loro attribuirono alla Vergine il titolo di “Auxilium Christianorum”. La gran parte dei rematori erano forzati che, dopo il successo navale furono rimessi in libertà. Anch’essi salirono alla Santa Casa di Loreto per ringraziare la Madonna e offrirono le loro catene con cui si fecero le cancellate messe poi davanti agli altari delle cappelle.
Dopo questo trionfo militare, attribuito all'intercessione della Vergine Maria, san Pio V, nel 1572, istituì la festa di “Santa Maria della Vittoria", trasformata da papa Gregorio XIII in «Madonna del Rosario».
Chiesa della Beata Vergine del Rosario - Interno (Foto www.beweb.chiesacattolica.it).
• Viaggio in Friuli Venezia Giulia