di Giorgio De Zorzi
Grado dalle origini all’epoca Patriarcale
Le origini e l’epoca Patriarcale
Il toponimo Grado deriva dal basso latino “Gradus”, che incontriamo nell'Historia Langobardorum di Paolo Diacono ("ad Gradum" e "in Gradense castrum"), e che secondo alcuni rappresentava il significato del digradare della terra sul mare, mentre per altri ha il senso di scalo portuale.
Alcuni studi hanno stabilito che sin dal I secolo a.C. vi era nei pressi dell’odierna basilica una stabile antropizzazione, probabilmente già posta in relazione con la recente colonia di Aquileia. Grado sorgeva sulla linea di costa, perché all’epoca non si era ancora formata la laguna. In origine probabilmente era una duna sabbiosa piena di detriti depositati dall’Isonzo, come del resto devono essere state le altre isole sparse nella laguna: S. Giuliano, Sant’Andrea, S. Pietro in Orio, Porto Buso, Barbana e altre ancora. A Grado, in seguito, fu costruito un Castrum.
In epoca romana queste isole erano popolate da ville e Grado era un area con molti traffici. Nel tardo impero, durante l'Episcopato di Agostino, tra il 407 e 408, viene costruito il "castrum" di Grado, che sarà il rifugio dei Vescovi di Aquileia, con una cinta di mura di forma rettangolare, che corrispondeva all’incirca all’area dell’attualea città vecchia. Quando Attila, a capo degli Unni, nel 452 assediò e poi distrusse Aquileia, molti abitanti cercarono rifugio nelle isole della laguna, e buona parte andò a Grado.
In seguito allo Scisma dei Tre Capitoli, Paolino I (558/561-569), tra il 558 e il 561, fu eletto vescovo di Aquileia e per volontà delle 17 diocesi della sua metropolia, in opposizione a Costantinopoli e Roma, si proclamò la chiesa aquileiese autocefala con il titolo di Patriarcato. Durante questa divisione, nel 568 ci fu l’invasione dei Longobardi, che costrinsero Paolino a spostare la sede della chiesa a Grado, nel territorio dell’esarcato bizantino.
Un suo successore, il patriarca Elia (571 - circa 586), il 3 novembre 579 presiederà un importante sinodo che riconfermava le posizioni tricapitoline della chiesa aquileiese. Egli decise perciò, nel 580, di erigere una nuova cattedrale che intitolerà a Santa Eufemia, protettrice del concilio di Calcedonia, ai cui dettati i vescovi sismatici tricapitolini rimanevano fedeli. Una lettera di papa Pelagio II del 18 febbraio 579 aveva attribuito ad Elia la metropolia sull’intera Venezia e Istria. Questo documento, letto da alcuni come un tentativo di composizione dello scisma, fu comunque messo in dubbio riguardo all’autenticità già dal Muratori e dal De Rubeis e oggi si tende farlo risalire al IX o X secolo.
Nel 606, alla morte del patriarca Severo, al sinodo per l’elezione del successore intervenne l’esarca Smaragdo che, in accordo con il papa Bonifacio IV e con l'imperatore Foca, impose con la forza ai vescovi di eleggere Candidiano di Rimini (606-612) che subito ripudiò i Tre Capitoli, si proclamò cattolico e ritornò in obbedienza al papa.
I vescovi delle terre longobarde, ritornati liberi, denunciarono la costrizione ed in un nuovo sinodo elessero, appoggiati dai Longobardi, Giovanni I (606-?) come nuovo patriarca che, proclamandosi fedele allo scisma, riportò la sede ad Aquileia. Successivamente, nel 628, per questioni difensive, la sede dei patriarchi di Aquileia venne spostata nel castrum del Monte Quarin a Cormòns. Pertanto, la basilica di Sant’Eufemia divenne la cattedrale del Patriarcato di Grado.
Nel 662/663, approfittando dell’assenza del più cauto re Grimoaldo, sceso nel ducato di Benevento per combattere i biziantini, Lupo, Duca del Friuli, attacca Grado saccheggiandola e riportando ad Aquileia il Tesoro patriarcale.
Quando con il sinodo di Pavia del 699 si ricompose lo scisma tricapitolino, la chiesa di Aquileia rientrò nell’ambito cattolico con la sua vasta provincia ecclesiastica, mantenendo il titolo di Patriarcato e di metropolia. Tuttavia anche Grado voleva vedere riconosciuta la sua legittimità.
Per opportunità politica si mantenero i due patriarcati, che però iniziarono un lungo scontro sui propri diritti. Questo status di doppio Patriarcato fu confermato da papa Gregorio II, che nel 717 convalidò l'elezione di due patriarchi, Sereno a Cormòns (sede temporanea di Aquileia) e Donato a Grado, dopo che entrambi avevano rivendicato il titolo di patriarca di Aquileia.
Come per il documento di Pelagio II, sembra altrettanto falsa o fortemente interpolata, la lettera del 1 novembre 731 con cui papa Gregorio III, in seguito ad un sinodo in cui sono presenti i rappresentanti dei due patriarcati, stabilisce le giuristizioni dei due patriarcati: ad Aquileia i territori longobardi e a Grado la Venezia Marittima (la parte costiero-lagunare) e l’Istria. Tuttavia, sebbene il documento sembri risalire in realtà al XI secolo, gli storici lo considerano verosimile nei contenuti, come un’attestazione della reale situazione del conflitto tra i due patriarcati, confermata anche da altri documenti autentici.
Grado mantenne l’influenza come chiesa madre su sei diocesi suffraganee lagunari (Caorle, Castello, Chioggia, Equilio, Eraclea e Torcello) cioè in pratica sulle zone costiere e lagunari che appartenevano ai bizantini. Al tramonto dell’esarcato, cominciò l’espansione di Venezia che lentamente si era staccata da Bisanzio, divenendo ducato autonomo.
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