di Giorgio De Zorzi
Nel cuore del centro storico di Manzano, comune in provincia di Udine, in Via della Chiesa, si erge la Chiesa di Santa Maria Assunta. La sua storia, stratificata e complessa, riflette le trasformazioni politiche, artistiche e spirituali del territorio friulano dal Medioevo all’età contemporanea.
Le origini della chiesa con ogni probabilità si devono individuare nel X secolo, quando nel territorio si consolidava la rete delle pievi rurali dipendenti dal Patriarcato di Aquileia. Sebbene le fonti documentarie siano scarse per l’età altomedievale, è verosimile che l’edificio primitivo fosse una semplice aula rettangolare, costruita con materiali locali e caratterizzata da forme romaniche essenziali.
La chiesa di S. Maria Assunta fu eretta in sede parrocchiale nel 1275, staccandosi dalla Pieve di Buttrio. Successivamente, nel 1436 la chiesa subì un significativo intervento di ampliamento o ricostruzione, in un periodo in cui il Friuli era interessato da rinnovamenti architettonici ed il passaggio del Patriarcato alla Repubblica di Venezia stava ridisegnando la geografia religiosa.
Un ulteriore e importante rifacimento è attestato nel Cinquecento, in epoca post-tridentina. È plausibile che tali lavori abbiano adeguato lo spazio liturgico alle nuove disposizioni del Concilio di Trento, dando maggiore attenzione alla visibilità dell’altare e alla catechesi per immagini. La nuova chiesa di Santa Maria Assunta fu consacrata nel 1582.
La configurazione dell’edificio attuale risale però al XVIII secolo, quando la comunità decise di dotarsi di una chiesa più ampia e solenne per soddisfare le esigenze pastorali. Il Settecento friulano è un periodo di rinnovamento architettonico, in cui si diffondono modelli tardo-barocchi e neoclassici, caratterizzati da maggiore monumentalità e da una spazialità luminosa e ordinata. La riconsacrazione ufficiale avvenne nel 1822, suggellando un percorso costruttivo che aveva impegnato la comunità per decenni. Sotto il pavimento sono visibili i resti delle chiese più antiche.
La chiesa di Santa Maria Assunta presenta una facciata sobria ed equilibrata, frutto di interventi successivi ma coerente con il gusto settecentesco locale. Sopra il portale principale campeggia una raffigurazione dell’Assunta, realizzata ad encausto (una tecnica pittorica antica, utilizzata nelle civiltà greca e romana, in cui i pigmenti vengono mescolati a cera d’api o resine, che fungono da legante. Il colore viene quindi applicato a caldo sul supporto - legno, muro o terracotta - e successivamente fissato e lucidato tramite calore (cauterizzazione), offrendo così una notevole effetto e una lunga durata). Fu eseguita nel 1946 dal pittore Luigi Diamante, che creò così un inserto novecentesco, che tuttavia dialoga molto bene con l’architettura storica che la supporta, ribadendo nel soggetto la dedicazione mariana dell’edificio. La facciata è stata restaurata nel 2011, con un intervento che ha valorizzato le cromie e gli elementi decorativi.
L’interno si sviluppa con un impianto ad aula, scandito da altari laterali e chiuso dal presbiterio rialzato. La spazialità, armonica e raccolta, riflette come detto le esigenze della liturgia cattolica post-tridentina, dando all’altare maggiore un ruolo focale sia simbolico e sia visivo.
Questo, ispirato a quello di Latisana, fu realizzato nel 1897 dai fratelli Paron di Ontagnano e costituisce uno degli elementi più significativi dell’arredo sacro della chiesa. Fu poi arricchito nel ciborio (struttura a baldacchino sopra l’altare) dalle statuette di due angeli e di quella del Redentore, scolpite da Temistocle Sarti, toscano di Pietrasanta (LU), a testimonianza il gusto eclettico di fine Ottocento, in cui si fondono suggestioni neorinascimentali e sensibilità devozionali moderne. Le figure, plasticamente modellate, accentuano la verticalità della composizione e guidano lo sguardo del fedele verso il centro liturgico. Le statue sull’altare, raffiguranti San Giovanni Evangelista e San Giuseppe sono della ditta toscana Busnelli di Seravezza (LU).
Di particolare interesse sono anche gli altari laterali, settecenteschi, provenienti dalla vecchia chiesa dei Barnabiti di Udine, che sorgeva in piazza Garibaldi dove oggi c’è la scuola media Manzoni e che fu demolita nel 1826. Il loro trasferimento a Manzano rappresenta un esempio significativo di riuso e ricollocazione di arredi sacri, pratica frequente tra XVIII e XIX secolo. Tali manufatti, ricchi di decorazioni e dorature, arricchiscono l’interno con una nota barocca più accentuata rispetto alla sobrietà architettonica dell’aula.
Nel 1921 il soffitto del presbiterio e degli altari laterali fu decorato con affreschi dal pittore Giuseppe Barazzutti, originario di Gemona, attivo in numerose chiese friulane. Il suo intervento si inserisce nella stagione del rinnovamento decorativo novecentesco, caratterizzato da un linguaggio figurativo ancora legato alla tradizione accademica ma aperto a una maggiore vivacità cromatica.
La chiesa di Santa Maria Assunta. (Foto di Lisa Zancaner).
Nel 1959 Giovanni Pittini da Tarcento realizzò un affresco raffigurante la Crocifissione. Nell’opera, che pur si colloca nel solco dell’iconografia tradizionale, si legge la sensibilità espressiva del secondo dopoguerra, con accenti più drammatici e una composizione dinamica che invita alla meditazione sul mistero della Passione.
La Chiesa di Santa Maria Assunta di Manzano si configura dunque come un palinsesto architettonico e artistico, in cui si intrecciano epoche e linguaggi differenti: dalle probabili origini medievali alla ricostruzione settecentesca, dagli arredi barocchi agli interventi decorativi novecenteschi.
Questa stratificazione presenta una linearità che è segno tangibile della vitalità della comunità parrocchiale, che nel corso dei secoli ha adattato e arricchito il proprio luogo di culto secondo le esigenze spirituali e il gusto del tempo.
La chiesa di Santa Maria Assunta non è quindi soltanto un edificio, ma uno spazio vissuto come centro della memoria collettiva e del sentimento religioso di Manzano.