di Giorgio De Zorzi
Storia breve di Grado
Il toponimo Grado deriva dal basso latino gradus cioè “porto”. Questo era al servizio di Aquileia ed era posto sulla linea di costa, perché all’epoca non si era ancora formata la laguna. In origine probabilmente era una duna sabbiosa più rilevante, su cui si cominciò ad avere una qualche attività in epoca romana ed in seguito vi era stato costruito un Castrum.
Con l’invasione Unna del 452 la maggior parte della popolazione di Aquileia e delle campagne circostanti si rifugiò a Grado e sulle isole circostanti. L’arrivo dei Longobardi fece aumentare le popolazioni che cercarono rifugio in laguna. Ma parallelamente un altro aspetto che spinse l’esodo delle popolazioni fu l’impaludamento dell’agro aquileiese.
A Grado, poi, visto che era territorio bizantino, si trasferì anche il patriarca di Aquileia Paolino I (557-†569), con la sede vescovile e il tesoro della chiesa di Aquileia, a causa delle lotte generate dallo scisma dei Tre Capitoli, battezzandola Aquileia Nova.
Gli successe Probino morto un anno dopo e poi Elia (571-†586) che si autonominò Patriarca. Questi fatti portarono ad un secolo di lotte tra Aquileia e Grado.
Grado rientrava nella sfera di influenza di Venezia, che rivaleggiava con il Patriarcato di Aquileia. Quando Grado, nel 803, con il Patriarca Giovanni, tentò di avvicinarsi ai Franchi, Venezia intervenì brutalmente, catturandolo e gettandolo da una torre. Il suo successore Fortunato, volendo continuare questa politica, dovette rimanere in vari periodi lontano dalla sua sede. Dopo il sinodo di Pavia del 698, con cui solennemente i vescovi tricapitolini e il patriarcato di Aquileia con dignità metropolita rientrarono nella chiesa cattolica, Grado, con l’appoggio di Venezia, non volle rinunciare al suo titolo e lo mantenne.
Le contese quindi continuarono nel tempo fino a quando il 30 luglio 1180 papa Alessandro III vi mise fine. I patriarchi preferirono poi abitare a Venezia e l’isola decadde. Nel 1451, dopo che nel 1420 Venezia aveva conquistato il patriarcato di Aquileia, venne soppresso il patriarcato gradese ed il titolo passo alla Serenissima. Nei secoli seguenti l’isola ebbe una vita senza sussulti. I suoi abitanti erano dediti alla pesca e alla vita marinara.
Con il trattato di Campoformido del 1797, Grado passò come tutto il Friuli agli Austriaci, salvo per i periodi di dominio francese del regno italico, durante il quale, nel 1810, fu anche saccheggiata dagli Inglesi. Con la restaurazione ritornò tra i possessi Austriaci che vi rimasero sino alla Prima Guerra Mondiale.
Gli Austriaci portarono una vita nuova nell’isola con l’apertura dell’Ospizio marino nel 1872 e di uno stabilimento balneare nel 1890. I gradesi, che per la maggior parte erano dediti alla pesca, iniziarono così una nuova attività, quella del turismo balneare.
Giunsero albergatori degli stati austriaci che con esperienza e capitali costruirono alberghi e pensioni per il sempre maggior numero di turisti che soggiornavano.
Superando le guerre mondiali, a partire dagli anni Trenta del Novecento. Grado divenne così, come è ai giorni nostri, una tra le più eleganti spiagge d’Italia, seguendo lo sviluppo del turismo balneare italiano.
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