di Giorgio De Zorzi
A Ragogna, comune in provincia di Udine, nella strada che porta al Castello, questo è preceduto dalla chiesa di San Pietro in Castello, che fu la sede della Pieve di San Pietro.
Come il castello è posta sullo sperone di roccia che incombe sul Tagliamento. Secondo Pio Paschini questa fu una delle più antiche pievi del Friuli, sorta assieme ad Osoppo. La citazione più antica che conosciamo della “Plebs de Ragonea” risale al 1247, posta in un documento del Patriarca Bertoldo di Andechs (1218-1251) che fa un elenco di tutte le pievi dell’Arcidiaconato Superiore. Fu soggetta al Capitolo di Cividale dal 1250.
Il Biasutti ha accertato che la pieve di S. Pietro non ha esteso la sua giurisdizione su Forgaria, come si ritiene popolarmente. È molto probabile che anticamente anche il territorio di S. Daniele del Friuli appartenesse a questa pieve. Un documento del 1442 descrive la giurisdizione della Pieve che aveva autorità su villa di Pignan, villa di Albazzana (attuale Villanova di San Daniele), villa Farre, villa di Villuzza.
Castello di Ragogna (Foto da Wikipedia).
Sulla metà del XVI secolo, il vicario della Villa di San Giacomo riservò a se stesso il titolo di pievano, lasciando alla parrocchia di San Pietro solo quello di cappellano. Da qui nacque una lunga serie di battaglie legali che si risolsero solo nel 1693, con una nuova spartizione: la Pieve di San Pietro ebbe il Castello e Villuzza, mentre il restante territorio fu assegnato a San Giacomo.
La chiesa di San Pietro nel 1905 risultava molto rovinata e si decise quindi di costruire una nuova chiesa nel centro del paese. Molti materiali e parti della vecchia chiesa furono utilizzate per la costruzione della nuova, così come furono asportati tutti gli arredi sacri e le opere interne. La chiesa fu ufficiata sino al 1920, quando entrò in funzione la nuova.
Dagli scavi archeologici condotti negli anni Ottanta del Novecento, si è potuto ricostruire che l’evoluzione architettonica dell’edificio è stata scandita in quattro fasi.
La prima è quella del periodo paleocristiano, collocabile nel V secolo, di cui abbiamo solo delle tenui tracce per via della sovrapposizioni successive, rappresentate da un tratto della muratura dell’abside e dai resti di una vasca battesimale di 2x1,6 metri, rivestita in cocciopesto. All’epoca l’aula rettangolare si collegava ad un presbiterio più elevato.
La seconda fase fu quella altomedievale, che va dall’epoca tardo-longobarda della seconda metà dell’VIII secolo al periodo postro tra l’XI e il XII secolo, in cui si ebbe la demolizione della chiesa. Frammenti di bassorilievi e arredi liturgici rinvenuti, rimandano al gusto longobardo e carolingio. Inoltre abbiamo la tomba di un personaggio di alto lignaggio (forse un arimanno), che si trova sotto un pilastro della navata realizzata nel primo quarto del Cinquecento, che venne però già all’epoca violata.
La terza fase della Chiesa di San Pietro comincia verso gli inizi del XIII secolo, con la ricostruzione di una nuova chiesa utilizzando elementi murari e d’arredo dell’edificio precedente. Il nuovo fonte battesimale risulta più piccolo del precedente, dovendo sempre meno rispondere al rito dell’immersione battesimale. Danneggiata dal forte terremoto del 1348 fu restaurata con interventi che lasciarono il segno al centro del muro settentrionale, come rivelano le cesure sugli affreschi del primo Duecento.
La quarta fase fu quella rinascimentale, conseguente al terremoto del 1511, quando si decise l’allargamento dell’aula con una navata laterale di stile tardo-gotico con tre arcate, terminata nel 1526. Questa parte fu raccordata con un arco trionfale che si innestava sul muro presso l’altare di Santa Spina. La navata terminava con l’altare del Santo Rosario, mentre vi erano due altari che poggiavano sul muro portante meridionale.
La chiesa di San Pietro presenta un interessante ciclo di affreschi risalente agli inizi del XIII secolo, raffiguranti scende tratte dal Vecchio e dal Nuovo Testamento, poste su due registri. Quello inferiore, con tre scene della Genesi: Creazione, dove si intravede il Creatore e Adamo dormiente dal cui costato prende forma Eva; la Tentazione, con il Serpente, che tramite le orecchie viene identificato nel Demonio, che porge la mela; la Cacciata dal Paradiso Terrestre, con Dio che trattiene Adamo.
Quello superiore presenta invece scene della Passione di Cristo, con la Crocifissione (la Madonna con capo ricurvo ha tratti che ricordano lo stile bizantino) e la Flagellazione, con il Cristo nudo. Altri frammenti mostrano Cristo in trono e santi benedicenti. Il velario, con un elemento zoomorfo riconducibile all’ibis o allo struzzo, simboli del peccato e della redenzione, è invece datato alla fine del XIII secolo.
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