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di Giorgio De Zorzi
Borgo Grazzano rappresenta una delle vie più antiche di Udine e non si sa di preciso da dove ne derivi il nome.
Chiamata anticamente Grazzàn, o anche Grezzàn o Grizzàn (Della Porta), alcuni ipotizzano l’origine prediale da “Fondus Gratianus” o “Pancratianus”, essendo comunque toponimo comune in altre parti d'Italia. Grazzano era una delle ville inferiori che circondavano il castello di Udine. Veniva anche detto, al pari di Borgo Gemona, “del Riu” per la roggia che vi scorreva.
Anticamente aveva per nome Grazzano la contrada che cominciava da Piazza Duomo e conduceva sino alla porta che si apriva nella III cerchia di mura, all’inizio dell’attuale Via Cesare Battisti, sulla strada che poi conduceva al borgo omonimo.
Viene citata in un documento del 6 novembre 1402 “turri de Grezano intrinsecho”, riguardo ad un’istanza di Nicolò di Montegnacco che come procuratore della comunità di Udine, cercava di reperire fondi per il restauro delle porte.
Questa porta appartenne ai Savorgnan e nel 1484 il possesso fu richiesto dalla Confraternita dei Battuti, alla quale però fu negato. Venne mantenuta in ordine anche se le spese per tale scopo furono talvolta criticate. Il 27 gennaio 1832 Pietro Antivari propose un progetto di modifica della porta che però fu respinto. Il 15 marzo 1869 fu deliberata la demolizione della parte superiore della porta. Il 15 giugno 1883 cominciò la demolizione degli archi rimanenti della porta.
Borgo Grazzano vero e proprio fu inglobato nella città con la IV cerchia di mura, che fu costruita tra la fine del Duecento e i la prima metà del Trecento, costruendo una nuova porta Grazzano, detta poi Esterna, che si apriva sull’attuale Piazzale Cella.
(Nella foto sotto la barriera ai primi del Novecento).
Nel 1374 si decise di ricostruire questa porta esterna (Deliberatum fuit quod camerarius et procuratores in construendo — de novo edificari facere debeant portas Greçani et Poscollis extrinsecas - Annales, V. f. 366v), insieme a quella di Poscolle.
Nel 1882 fu deciso di affidare al capomastro Sebastiano Brida la demolizione della vecchia porta e la costruzione di una nuova barriera daziaria.
Borgo Grazzano era quindi costituito da due parti: lo spazio da Piazza Duomo a Piazza XX Settembre, dov’era la vecchia porta costituiva il “Bòrc di déntri” (borgo di dentro), mentre da qui fino alla cerchia delle mura era “Bòrc di fùr” (borgo di fuori).
Presso l’incrocio con via Cisis, esisteva già nel 1030 una cappella dedicata a San Giorgio che probabilmente doveva appartenere ai Cavalieri Ospitalieri di S. Giovanni di Gerusalemme, che vi avevano un ospizio. Nel 1321 la cappella passò alla confraternita dei “Boni Homines” di Grazzano.
Il Borgo viene citato in un documento del 3 luglio 1231, in cui si legge: “D. Patriarcha Bergoldus concedit D. Wicardo de Utino filio D. Henrici de Tricesimo molendinum cum fulugno extra Portam Grezani”. E in uno del 31 gennaio 1427 “[…] domunm sitam Utini in Burgo Grezani esteriori in contrada Sancti Georgici […]”.
Borgo Grazzano negli anni Trenta.
In Borgo Grazzano si narra la seguente leggenda: quando San Giorgio cavaliere armato andava per il mondo, capitò un giorno ad uno stagno nei pressi di “Borg Grassan”. Scorse sotto il ponte un grosso rospo che era lo spavento di tutti. San Giorgio fece il segno della croce, spronò il cavallo ed inchiodò con un colpo di lancia il rospo alle travi del ponte. Poi scese dal cavallo, afferrò la bestia, se la legò ben bene alla sella e con quella preda cavalcò fino a “Borg Grassan”.
Quando i borghigiani videro il Santo con il rospo tanto temuto lo acclamarono e lo elessero loro patrono. Per dimostrare ulteriormente la loro gratitudine permisero che ogni anno il gigantesco rospo ballasse una volta, due ore prima del tramonto. Da allora gli abitanti di Borg Grassan vengono chiamati i “crotàrs” (quelli delle rane).
Ed infatti la tradizione impene che ogni anno, nel Borgo si tenga la tradizionale sagra delle rane e dei crotàrs dove il piatto tipico è rappresentato da gustosissime rane fritte (anche se da qualche anno manca…). La leggenda prende probabilmente vita dal fatto che il borgo è il più basso della città ed era località paludosa.
Via Grazzano negli anni Cinquanta, presso la filanda Pantarotto.
Anni Cinquanta. Villino dell'arch. Cesare Miani all'angolo con piazzale Cella. Ora condominio verde.
Su un terreno donato da Tristano Savorgnan nel 1427, posto in via della Vigna, sorse un convento ed una chiesa chiamati S. Francesco della Vigna o di fuori per distinguerlo da quello in Largo Ospedale Vecchio. Questa chiesa ebbe una certa notorietà conservava vari dipinti e vi furono seppelliti vari membri di famiglie nobili.
Qui aveva sede una confraternita detta della Buona Morte, con lo scopo di assistere i condannanti al supplizio. I confratelli per un vicoletto detto “Calle degli Impiccati”, portavano i cadaveri dei condannati e li seppellivano ai piedi del campanile.
Con l’avvento di Napoleone, nel 1808 la chiesa e il convento furono soppressi e passarono in proprietà allo stato. La chiesa andò semidistrutta da un incendio nel 1855, mentre il convento fu adibito a forno militare e servì anche da alloggio per le famiglie di sottufficiali.
Venne danneggiano in un bombardamento nel 1945 e successivamente mutilato con l’apertura di Via della Vigna.
Nella casa d’angolo della via con Piazza Garibaldi, il 15 ottobre 1487 nacque Giovanni il Ricamatore, meglio noto come Giovanni da Udine, insigne pittore. Nel 1595 fu costituita l’attuale parrocchia, smembrata dalla pieve di Santa Maria.
Conserva nell’interno una magnifica pala di Sebastiano Florigerio, del 1529, in cui San Giorgio uccide il drago. Interessante ricordare che il giorno della presentazione della pala alla popolazione si tenne nel borgo un grande banchetto a cui l’autore partecitò. Dopo abbondanti libagioni, un borghigiano mosse delle critiche al dipinto e Sebastiano Florigerio lo accoltellò, dovendo così fuggire fuori città.
Via Grazzano negli anni Cinquanta.
1954. Copertura della Roggia in Via Grazzano.
Nell'ambito di Borgo Grazzano, nel Seicento, nacque l’Accademia Udinese degli Sventati, antenata dell’Accademia di Scienze e Lettere, tra le più antiche d’Italia.
Nel 1760 fu iniziata l’attuale chiesa di San Giorgio. Nel 1781, quando venne ultimata, l’Arcivescovo Gian Gerolamo Grandenigo trasferì il titolo dell’antica chiesa posta all’angolo di Via Cisis, alla nuova chiesa. Fu consacrata nel 1831.
Al civico n. 1 si trova Palazzo Giacomelli che dal 2010 è la sede del Museo Etnografico del Friuli. Le collezioni offrono una esauriente panoramica sulla vita friulana dal XVIII al XX secolo. Il museo fu creato grazie alle donazioni di Gaetano Perusini, di Luigi e Andreina Ciceri.
Al n. 16 aveva sede l’Istituto Professionale Femminile Eugenio Bianchini, sorto nel 1900, che portava il nome del suo fondatore, il parroco della chiesa di S. Giorgio e che grande merito ebbe nell'educazione culturale femminile..
• Viaggio in Friuli Venezia Giulia - AFIP
Borgo Grazzano. Palazzo Giacomelli, sede del Museo Etnografico del Friuli. (Foto AFIP).