di Giorgio De Zorzi
Si presume che sulla “rupes Osopi”, il rilievo di 120 m che domina il Tagliamento e il territorio circostante ad Osoppo, comune in provincia di Udine, sin dai tempi dei Celti e dei Romani, fosse presente una struttura fortificata. Il ritrovamento di monete, di anfore e di ceramiche a vernice nera narra di un insediamento con contatti con la cultura venetica e con il commercio romano dal II-I secolo a.C.
L’antico insediamento celtico fu trasformato in oppidum con la conquista romana. Di quest’epoca abbiamo testimonianza tramite il ritrovamento di un pavimento in cocciopesto presso la Casa del Comandante e da una necropoli con tombe a incinerazione e monumentali, delle quali restano due leoni funerari, un frammento di ara del II secolo d.C. e la stele di Lucius Voltigonius, del I secolo d.C., il cui nome testimonia un’origine celtica.
Nel territorio si trova anche la grotta di Colomba, morta nel 524 e ricordata da un’epigrafe come virgo sacrata. Tradizionalmente identificata con una santa, potrebbe invece essere stata una donna incaricata della custodia di un luogo di culto.
Castello di Osoppo (Foto AFIP).
Osoppo è documentata intorno al 550 da Venanzio Fortunato, che la cita nella sua Vita sancti Martini: “Per rupes Osope tuas quo lambitur undis” (Tra le tue rupi, o Osoppo, là dove scorrono e ti lambiscono le acque).
Questa citazione di viaggio di Venanzio unita a quella che fece di Ragogna, ci consegna bene il senso che dovevano avere i rilievi fortificati a guardia della strada. Il primo assedio, storicamente documentato da Paolo Diacono avvenne verso il 610, durante le lotte dei Longobardi contro gli Avari.
Così, il deposito quaternario di arenarie, marne e sabbie dominante il fiume, fu fortificato nel VII secolo dal duca Ginsulfo e una leggenda narra che nella sue adiacenze il paladino Orlando avrebbe battuto in singolar tenzone il ribelle duca Rodgauso.
Il Forte di Osoppo viene ricordata anche da Paolino d'Aquileia nel 799. Nel 902 la rocca fu devastata dagli Ungari che invasero il Friuli e altre parti d'Italia tra il IX e X secolo.
In seguito la costruzione ebbe forma di castello medioevale con feudatari che godevano l'investitura di abitanza. Essi nel 1094 offersero il maniero alla potente abbazia di Sesto.
Successivamente si fa esplicitamente il nome dei signori di “Osopo”, uno dei quali, Cono, ebbe confermato nel 1254 il Castello Vecchio dal patriarca Gregorio di Montelongo.
Sentendosi al sicuro dalla giustizia patriarcale i suoi feudatari commisero violenze, ruberie e rapine. A punirli mosse il Patriarca di Aquileia Pagano della Torre, che dopo un fiero assedio, s'impadronì del Forte. Ne fu quindi infeudato il nobile Federico Savorgnan (1328), dando vita al ramo che si chiamò “del Monte”. Naturalmente questa famiglia dovette sostenere fiere lotte con gli spodestati, ma riuscì a vincerle e ad avere il pieno possesso del castello.
Col tempo divenne fortemente munito tanto da definirsi inespugnabile. Tristano di Savorgnan ne fu privato perché schieratosi con Venezia contro il Patriarca Lodovico di Teck (1419). Ne riottenne poi il riconoscimento un anno dopo, dal governo di Venezia che aveva occupato il Friuli, il quale fortificò ancor meglio la fortezza posta a tutela dei confini orientali.
Durante la guerra della Lega di Cambrai, nel 1514, Girolamo Savorgnan schierato con Venezia contro l'impero Asburgico si asserragliò nel Forte di Osoppo resistendo ad un lungo assedio. Disponendo di 80 cavalli e cento fanti oltre agli intrepidi osovani, respinse i furibondi assalti nemici sino a quando, il comandante imperiale Cristoforo Frangipane appreso che si avvicinava l'esercito di riscossa con Bartolomeo d'Alviano, si ritirò vergognosamente dopo 46 giorni lasciando, lo stendardo di battaglia dell'imperatore Massimiliano I d’Asburgo (stendardo successivamente donato dagli osovani all'imperatore Napoleone Bonaparte) in mano ai nemici.
Il grande valore degli assediati permise a Venezia di ristabilire a proprio favore le sorti della guerra e questo avvenimento fu tramandato con una epigrafe posta nella Sala dello Scrutino del Palazzo Ducale a Venezia: “Osopi defensio totius patriae recipiendae causa fuit” (la difesa di Osoppo fu il motivo per la riconquista dell'intera patria). Per i Savorgnan, come premio per questa condotta di guerra, ci furono onori, feudi e ricchezze.
La rocca mantenne anche in seguito il suo grande valore strategico e dopo tre secoli Napoleone diede al viceré Eugenio particolari istruzioni per la sua efficienza. Furono appostate artiglierie in cima al colle e furono sistemate opere basse per le sortite. E bene fece, perché a cavallo dell'Ottocento, durante le guerre napoleoniche, si susseguirono ben quattro assalti al Forte, dei Francesi contro gli Austriaci, e viceversa. Venuta la fortezza in definitivo possesso austriaco con il trattato di Vienne (1814-15), perdette parzialmente la sua importanza perché lontano dai confini di stato.
Altra pagina gloriosa si ebbe durante l’insurrezione del 1848, quando gli Osovani cacciarono gli Austriaci e vi si istallarono. Giunsero poi cannonieri volontari, si utilizzarono vecchie artiglierie e furono adoperati affusti improvvisati. Dirigevano le difese, con 364 patrioti, Licurgo Zanini e Leonardo Andervolti.
Stretto d’assedio dal generale Nugent in marcia verso il quadrilatero, il Forte non solo resistette dal 23 aprile al 12 ottobre, ma la guarnigione compì 52 sortite brillantissime. La resistenza fu opposta sino all’estremo e tale fu l'impressione suscitata negli Austriaci che questi, al momento della resa del Forte, concessero l'onore delle armi e l'autorizzazione ai difensori di uscire da Osoppo in pieno assetto di guerra. La Medaglia d'oro al valore militare fu degno premio a tanto eroismo, concessa nel cinquantesimo anniversario, il 9 agosto 1898.
Con il passaggio al Regno d’Italia, per qualche tempo il colle rimase inutilizzato militarmente e stabile nelle sue strutture veneziane e francesi. Tuttavia, con l’evoluzione dei sistemi di artiglieria il Forte di Osoppo venne inserito come fortezza nel sistema difensivo dell'Alto Tagliamento-Val Fella, una zona ritenuta strategica per la protezione delle principali vie di accesso al Friuli. Vennero quindi allestite diverse opere difensive: gallerie sotterranee, polveriere interrate, cunicoli, fossati, casematte e batterie d'artiglieria. Sino alla costruzione del Forte Corazzato, resistente all’artiglieria moderna.
Con la Prima Guerra Mondiale, il sistema difensivo si trovò alle spalle del fronte. In seguito alla situazione di stallo nelle trincee, le dotazioni di artiglieria del sistema difensivo del Tagliamento vennero smantellate per essere inviate al fronte.
Nel 1917, durante la rotta di Caporetto e la conseguente ritirata italiana, l’ex chiesa di San Pietro presente vicino alla fortezza, ampliata e restaurata tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento su progetto di Domenico Rossi, ma segnata dagli scontri in epoca napoleonica e quindi destinata ad usi militari, venne incendiata, andando distrutta. Nel 1923 il Forte di Osoppo venne dichiarato monumento nazionale e nel 1926 la Soprintendenza stabilì la ricostruzione della chiesa di San Pietro.
Osoppo divenne quindi in Friuli simbolo di eroismo e di patriottismo. Per questo, durante la guerra del 1940-45 parte del Movimento di Liberazione assunse il nome di Osoppo come vessillo.
Utilizzato dai tedeschi dal 1943 come posto di osservazione e postazione di artiglieria, fu oggetto di una lunga serie di bombardamenti da parte degli anglo-americani, di cui il più rovinoso fu quello del 22 novembre 1944, in cui si distrussero le opere fortificate del Forte, le caserme e gli edifici ricostruiti nel corso degli anni. Venne distrutta nuovamente anche l’ex chiesa di S. Pietro.
Passata la guerra, nel 1951 il forte venne smilitarizzato e destinato esclusivamente ad una funzione di simbolo storico, seppur in stato di sostanziale abbandono. Negli anni Sessanta ci si interrogò sul destino dell’area, perchè nel frattempo risultava invasa dalla vegetazione che, unitamente al degrado, cominciava a cancellare la memoria del luogo. Si decise quindi nel 1968 di ricostruire la ex chiesa di San Pietro, come simbolo del luogo e da destinare a spazio museale, posto che la fortezza era ormai praticamente rasa al suolo.
Purtroppo, in seguito al disastroso terremoto del 1976, l’ex chiesa di San Pietro fu nuovamente distrutta, insieme a quel poco che rimaneva delle opere difensive. Tuttavia questo momento distruttivo rappresentò per il Forte di Osoppo anche la fine dell’oblio e la sua rinascita, con la volontà di trasformarlo in un luogo storico, archeologico e paesaggistico.
Compiuta la ricostruzione delle case, tra il 1984 e il 1986 si progetto un piano per il recupero del Forte.
L'idea alla base del progetto era particolarmente innovativa: non ricostruire artificialmente una fortezza ideale, scegliendo un'unica epoca storica come riferimento, ma conservare e rendere leggibile la complessa stratificazione storica del colle, dagli insediamenti antichi al primo Novecento. A progettare e condurre il restauro fu l’arch. Pierluigi Grandinetti.
A partire dal 1986 iniziarono gli interventi più significativi. Vennero recuperati i terrazzamenti del Colle Napoleone, il terrapieno della Casa del Comandante e diversi percorsi interni.
L'antica Casa del Custode venne ristrutturata e destinata a Centro visite, mentre la parte centrale dell'altopiano iniziò a essere organizzata come area destinata ai servizi e alla fruizione pubblica. Tutto ciò si fece anche con la volontà di non nascondere le ferite della storia.
Un esempio emblematico è la Casa del Tamburo, recuperata tra il 1987 e il 1994. All'interno delle antiche murature venne inserita una moderna struttura metallica che riprendeva, attraverso forme essenziali, il volume dell'edificio storico senza imitare artificialmente l'architettura originaria.
I lavori di restauro recuperarono anche la parte meridionale dell'altopiano, dove si trovano il Castel Novo di origine veneziana e il Forte Corazzato italiano del primo Novecento. Col restauro vennero alla luce parti del complesso che per decenni erano rimaste nascoste sotto macerie, terrapieni e vegetazione.
Si avviò anche il recupero della tormentata ex chiesa di San Pietro. Nel progetto di recupero si decise di non ricostruirla integralmente. I resti vennero conservati come testimonianza della lunga e travagliata vicenda dell'edificio. Le indagini archeologiche permisero inoltre di scoprire sotto la chiesa tracce delle costruzioni precedenti e dell'antico insediamento religioso. Nella sacrestia della chiesa fu sistremato e si sviluppò tra il 2009 e il 2017 il Museo della Fortezza.
Nel corso del tempo furono restaurati e messi in sicurezza numerosi altri manufatti: il Deposito dell'artiglieria, la Casa dell'armamento, le strade in trincea, le opere sotterranee e diverse strutture appartenenti alle varie fasi della storia militare del colle. Le varie strutture furono valorizzate con la realizzazione di nuovi collegamenti pedonali, passerelle, ponti e scale. Venne creato anche il Parco del Rivellino, recuperando un’area con strutture militare un tempo accessoria alla fortezza. Sono state poste in evidenza anche una grande quantità di orme fossili di mammiferi che risalgono al Cenozoico, fino a 10 milioni di anni fa.
Oggi il Forte di Osoppo è un luogo che oltre alla memoria storica offre alla comunità e al Friuli spazi culturali per eventi e manifestazioni varie.
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