di Giorgio De Zorzi
Quando sia nata Udine, con precisione, non è dato saperlo. La data ufficiale dell'11 giugno 983, deriva da un un diploma emanato dall'imperatore Ottone II di Sassonia durante la dieta di Verona, con il quale venivano donati cinque castelli al patriarca di Aquileia Rodoaldo. I castelli erano: Fagagna, Buja, Gruagno, Braitan e Udine. È la prima volta che viene nominata la città, o meglio, il “Castrum” che a quel tempo la rappresentava, che, in ogni caso, esisteva necessariamente prima della stesura del documento stesso.
Tuttavia, non solo questa ultima considerazione, ma molte altre testimonianze storiche ci portano a dire che essa è ben più antica. Per altri la città nasce effettivamente con la fondazione del suo mercato nel 1223. Oggi però, alla luce delle più recenti scoperte e teorie, dobbiamo forse allargare lo sguardo su un territorio più ampio per comprendere appieno l’evoluzione e la storia di Udine.
Le ipotesi del passato
Le teorie sull'origine del nome e sulla nascita della città di Udine (Veiden o Weiden in tedesco, Vuedin in sloveno) emerse nel corso dei secoli, sono molto numerose. Esse ci forniscono preziose indicazioni su elementi di cui oggi non disponiamo più. Alcune sono prive di fondamento, sia perché senza prove, sia perché sono un tentativo di nobilitare il passato della città. Altre invece sono il frutto delle fatiche di studiosi che tentarono seriamente di trarre delle indicazioni, sulla base delle loro conoscenze, delle leggende, dei reperti di allora.
La leggenda più nota, racconta che Attila, capo degli Unni, avrebbe fatto erigere il colle dai suoi soldati per ammirare l'incendio di Aquileia e che essi lo costruirono portando la terra con i propri scudi e con i propri elmi. Questa leggenda trae la sua origine dal Chronicon Venetum (o Istoria Veneticorum), scritto da Giovanni Diacono, un chierico veneziano attivo tra la fine del X e l'inizio dell'XI secolo, redatto probabilmente tra il 1008 e il 1026.
Questa cronaca narra la storia di Venezia dalle origini fino al 1008 e risulta particolarmente prezioso per il periodo 888-1008 (epoca dei dogi Partecipazi e Orseolo). Incorpora notizie sull'entroterra veneto-friulano e sui rapporti con Impero Bizantino, Regno Italico, Slavi e Ungari. Qui si legge "Attila, Aquilegia devastata, aggerem quoque construxit" ("Attila, dopo aver devastato Aquileia, fece costruire anche un terrapieno"). Quest’opera, che fu tramandata da manoscritti medievali venne per la prima volta pubblicata da Ludovico Antonio Muratori nel volume VII delle Rerum Italicarum Scriptores (pubblicato nel 1725). In seguito Bernardo Maria De Rubeis (o De Rossi) nel suo Monumenta Ecclesiae Aquileiensis riprende la notizia della costruzione del monte e la integra con la tradizione orale e le leggende in merito alla fondazione di Udine, inserendole in un carteggio tra papa Leone Magno e il vescovo di Aquileia Niceta del 458, che in realtà non cita l’evento: "Attila, flagello di Dio, desiderando assoggettare a sé l’Impero Romano, dopo essere stato sconfitto dai Romani (si allude alla battaglia gallica nei Campi Catalaunici), a cui aderirono quasi tutti i popoli d’Occidente, dove furono uccisi ottantamila uomini, ritornò in Pannonia. E, riprese le forze, entrò nuovamente in Italia. E giunto per primo a Forum Iulii (Cividale), distrusse tutte le fortificazioni, prima il Castrum Foroiuliense, chiamato Civitas Austria (Cividale), e assediò la città di Aquileia per tre anni, e fece costruire manualmente il colle dove ora s’erge il castello di Udine, per sua protezione.” (De Rubeis, Bernardo Maria - Monumenta Ecclesiae Aquilejensis. Commentario historico-chronologico-critico illustrato, Venezia, Argentinae 1740).
De Rubeis, in perfetto modo settecentesco, fonde così i diversi elementi storici con alcuni orali e leggendari di epoca rinascimentale e fonti erudite friulane precedenti, anche con il fine di nobilitare la storia udinese collegandola ad un evento epocale.
Va aggiunto che fu Paolo Diacono a definire per primo Attila come Flagellum Dei, leggendo come una punizione di origine divina la catastrofica invasione unna per il Friuli e Aquileia (anche se in realtà, quest’ultima non fu rasa al suolo come si narra o si tende a credere, ma continuò ancora per decenni a sopravvivere. Sarà piuttosto l’impaludamento delle terre circostanti e del porto, unito al conseguente peggioramento delle condizioni ambientali, alle invasioni successive e alla perdita del baricentro economico a decretarne la decadenza). La durata poi dell’assedio non è realistica in ottica storiografica, ma costituisce una durata simbolica, un topos letterario consueto all’epoca per indicare una città inespugnabile.
Riguardo ad Attila, Pier Silverio Leicht scrisse a riguardo un articolo sulla Panarie (Le leggende di Attila in Friuli. In: La Panarie, a.14, n.84 - nov. - dic. 1938) in cui evidenziava alcuni elementi sull’utilizzo della figura di questo condottiero a fini storici e letterari. Emerge quindi che Attila risulta fondatore del Castello di Gronumbergo, in località Purgessimo di Cividale del Friuli, nei pressi del Ponte San Quirino, così come lo si vuole fondatore del Castello di Lienz in Carinzia.
Ottone, vescovo di Frisinga, nel 1158 scrive nel suo Chronicon: "Tanta autem in obsidione huius Urbis (Aquileiae) et mora, et multitudo fuit, ut mirae magnitudinis montem Utinum dictum, quem ipse vidi, in modum aggeris ab exercitu comportatum incolae usque hodie affirment. Alij tamen a Julio Cesare eundem montem factum tradunt" [Tanta fu la moltitudine di soldati e la durata dell’assedio di questa città (Aquileia), che gli abitanti affermano ancora oggi che il monte chiamato Utinum (Udine), di straordinaria grandezza – che io stesso ho visto – fu accumulato dall’esercito a forma di terrapieno. Altri però tramandano che lo stesso monte fu creato da Giulio Cesare.]. È forse la prima volta che compare il toponimo Utinum.
Goffredo da Viterbo, un cronista che visse presso la corte imperiale, per parte sua dice: "Exercitus Attilae ibi tantus fuit quod suis clypeis aggerem ad similitudinem rotundi Montis, ob futuram memoriam Attilae comportavit. Alii vero dicunt eum per Cesarem Iulium fuisse congestum. Ego Gotfridus montem illum vidi meis temporibus bene munitum et inhabitatum.".
Flavio Biondo da Forlì, segretario pontificio e storico del Trecento, sostiene che Udine sarebbe stata fondata dai duchi d'Austria nel XIII secolo. A questa tesi ci si oppone facilmente con il diploma del 983 e venne comunque confutata già nel Cinquecento dal Nicoletti, ma va comunque riportata.
Marcantonio Coccio detto Sabellico (1436-1506), rettore delle scuole pubbliche di Udine, nel “De vetustate Aquileiensis patrie” impresso a Udine nel 1482, riporta come sia nota in Friuli e a Venezia l'origine unna della città, che dice chiamavasi Unnium, ma innescando contemporaneamente una polemica sostenendo che Cividale non fosse di origine romana. A queste affermazioni rispose circa quindici anni dopo Nicolò Canussio (latinizzato Canutius, 1420-1493), contrastando il Sabellico. Tuttavia, sull’onda della rivalità tra le due città, iniziata al tramonto del Patriarcato e continuata per almeno sessant’anni durante il dominio veneziano, questa polemica continuò sino al Settecento, quando la rinascita antiquaria rimise a posto le cose.
Per Giovanni Candido, come scrive nel I libro dei Commentari Aquileiesi del 1520, i fondatori di Udine sarebbero stati gli antichissimi Veneti e il luogo si sarebbe chiamato Atina o Utina. Il luogo, distrutto vari secoli prima di Plinio ed in seguito abbandonato, sarebbe stato fortificato da Giulio Cesare, durante il suo proconsolato nella Gallia Cisalpina; la rocca si denominò allora Iulis o Giulia. Il Candido attribuisce ad Attila un accrescimento del colle. Si associa Leandro Alberti nella sua "Descrizione d'Italia". Anche Marcantonio Nicoletti, storico cividalese del '500 supporta questa ipotesi.
Antonio Belloni, notaio del XVI secolo, in Vitae patriarcharum aquileiensium, pubblicato da Ludovico Antonio Muratori su Rerum Italicarum Scriptores nel 1730, si attiene alle cronache patriarcali, anche se aggiunge il particolare dell’utilizzo degli elmi dei soldati per portare la terra. Carlo Sigonio avvallò invece l'opinione di Ottone di Frisinga.
Giuseppe Sporeno, curato del duomo udinese vissuto a cavallo tra '400 e '500, riteneva che, accadendo spesso che i coloni provenienti da varie parti d'Italia, attribuissero alle nuove terre il nome del luogo di provenienza, così quelli di Atina, città del Lazio ricordata da Virgilio, fondassero Utina e infine Utino.
Volfango Lazio, viennese del '500, vede in Udine il luogo che Tolomeo denomina Idunum, da correggere in Udinum; avvalora la sua ipotesi aggiungendo che la latitudine risulterebbe identica. Udine sarebbe quindi scita.
Jacopo Valvasone di Maniago, in una sua cronaca del 1560, riferisce che il colle, naturale verso mezzogiorno, fu ingrandito a tramontana da diecimila schiavi, presi a destra del Tagliamento, comandati da Uldin, capitano dell'esercito di Attila, il quale diede il proprio nome all'opera. L'autore supporta questa tesi anche alla luce di una vecchia storia in lingua francese che si conserva presso il senatore veneto Nicolò Zeno. Aggiunge che sul colle i romani avessero costruito una torre triangolare di cui si trovarono le fondamenta nel 1517 durante la costruzione dell'attuale castello.
La Cosmographia Universalis di Sebastian Münster, opera pubblicata nel 1544 e di cui vi furono poi numerose edizioni in diverse lingue, fra cui latino, francese (tradotta da François de Belleforest), italiano, inglese e ceco, fu la prima descrizione del mondo in lingua tedesca. Divenne molto popolare e fu uno dei libri più popolari e di successo del XVI secolo, che vide ben 24 edizioni in 100 anni: l'ultima edizione tedesca venne pubblicata nel 1628, molto tempo dopo la morte dell'autore. Nei capitoli sulla storia d’Italia, riguardo alla distruzione di Aquileia da parte di Attila, si legge che, dopo averla devastata, “in loco edito castra posuit” (si accampò in una posizione elevata).
Enrico Palladio degli Olivi (1580-1629), tra i fondatori dell’Accademia degli Sventati, vede in Udine la città che i Galli transalpini costruirono, come riporta Tito Livio, quando sconfinarono nel 186 a.C. Il Palladio condivide l'ipotesi romana del Candido, aggiungendo che nella rocca c'era una torre triangolare (tanto che un cittadino udinese nei primi dell’Ottocento mostrò i resti di questa torre ad Augustin Thierry, grande storico di Attila). Inoltre gli abitanti erano coloni atinati, come per lo Sporeno, tanto che da essi si ebbe l’antico nome della città e addirittura il suo stemma, lo scaglione nero sarebbe una A. Giulio Cesare l'avrebbe poi fortificata, attribuendole il nome di Forum Iulii ed infine Attila la riattò. Di conseguenza, nel suo scritto Rerum Foroiuliensium del 1659, il Palladio ritiene che la città è prese il nome di Utinum in derivazione da Unnicum.
Anche per Giandomenico Salamoni, cancelliere del municipio udinese nel '500, Udine era la vera Forum Iulii e non Cividale. Questa ipotesi è priva di fondamento. Giuseppe Capodagli, parroco di Lavariano concorda con il Palladio riguardo all'origine: una rocca sarebbe stata atterrata dai Cimbri e rifatta da Giulio Cesare; sarebbe stata poi distrutta da Radagais.
Il geografo tedesco Cluver nel '600 descrivendo l'Italia antica, ritiene la città il luogo che Plinio (Hist. Nat. - lib. III cap. 19) diceva abitato dagli antichi Venidates, nome da correggere in Vedinates, essendo Vedinum (Udine) la loro sede principale. Un anonimo seicentesco sostiene che fu fondata dai Cimbri nel 102 a.C. quando occuparono la zona. E chiamarono la città Utinum in memoria di una località scandinava pure chiamata Utinum, nella provincia di Vagria (Ciconi).
Il Partenopeo suppone la città fondata dai Dudini, dai quali il nome, mentre il Grion dagli Illiri (da Oidantion, tribù e città dell'illirico). Fistulario (1703 - 1773) ritiene che i romani innalzarono colle e castello ai tempi dell'imperatore Augusto.
Paolo Canciani, claustrale udinese dei Servi di Maria, in una sua cronaca sul colle del '700 pubblicata nel 1845 ritiene i longobardi costruttori del colle e del castello, al tempo della costituzione del ducato del Friuli. Sulla cima sarebbe stata costruita un'ara dedicata a Odin da cui Udine. Canciani supporta la tesi ritenendo simile anche l'origine dei toponimi Torre e Godia, rispettivamente da Thor e Goya: altre due divinità nordiche. Il Leicht è dello stesso parere.
Giandomenico Ciconi, medico udinese (1802-1868) ritiene Udine posta a presidio romano contro le scorrerie dei Carni, attribuendo sempre ai romani lo scavo del lago, affinché vi fosse acqua sufficiente alle esigenze della guarnigione. Attila avrebbe approfittato del fortilizio romano e forse accresciuto stagno e colle, avendo egli, per le numerose cavallerie, bisogno di molta acqua potabile.
Il citato Ciconi riporta, nel suo "Cenni sull'origine ed incremento della regia città di Udine" del 1856, che Scipione Chiaramonti nella "Storia di Cesena" del 1640, elencando i vescovi di quella città scrive: "Post Severum qui anno 571 obiisse dicitur; fuit Florius [...] Post Florium Ecclesie, huic praefuere Concordius et Natalis [...] in manuscriptis nostris Concordius Tarivisinus dicitur et Natalis Utinensis".
Ughelli registra: "Natalis II post Florum sedit in Cesenati Cathedra 590". Il Ciconi stesso ci dice che fu perplesso davanti a questa notizia così isolata, anche se, aggiunge, il Chiaramonti faceva chiaramente intendere di aver desunto ciò dai manoscritti cesenati. Il Paschini lo riteneva però di Atina e non di Udine.
In tempi più recenti, il glottologo Giovanni Frau, in "I nomi dei castelli friulani" ("Studi linguistici friulani" 1°, 1969, S.F.F.) afferma che "tutte le congetture fatte in passato per spiegare il toponimo sono prive di qualsiasi fondamento storico e linguistico". E aggiunge: "Il nostro toponimo non sembrerebbe isolato: Uthina (nelle forme ecclesiastiche Utina, Utinensis) era l'antico nome dell'odierna Oudna a 25 chilometri circa da Tunisi, Utens si chiamava un fiume nel territorio dei Senoni. Il nome deve essere quasi sicuramente di origine preromana e potrebbe allora venire da un appellativo avvicinabile alla base oudh, udh, (Pokorny IEW 347), "mammella" con un suffisso di origine non chiara, riferito al "colle" su cui sorge il castello (in questo caso le forme, Ud- sarebbero originarie, quelle Ut-, invece, latinizzate).
La preistoria e protostoria
Da queste ipoteisi del passato si giunge all’indagine storica moderna. Numerosi reperti in nostro possesso testimoniano che il luogo era abitato fin dal II millennio a.C. in linea con lo sviluppo demografico che si ebbe in questo periodo in tutto il Friuli e nel Carso. La storiografia, almeno dalla secona metà del Novecento in poi, ha indicato l’origine del colle come naturale, di origine morenica, relegando al leggendario quello che fu scritto nel passato.
Tuttavia, con un colpo di scena che ogni tanto la storia riserva, nell’aprile 2022, grazie ad una attività di sorveglianza archeologica sui lavori per la costruzione di un ascensore, confermata dall’Università di Padova, si è pervenuti al risultato che il colle invece è del tutto artificiale e che la sua costruzione risalirebbe a circa 3500-3000 anni fa, all’età del Bronzo (II millennio a.C.). Addirittura si tratterebbbe del più grande “mound” (così si chiamano questi cumuli in archeologia) d’Europa! Una storia, quindi, quella delle origini di Udine tutta da riscrivere.
Perchè oltre a questa ultima scoperta, qualche anno prima, dei lavori in Via Manin, presso la sede della Società Filologica Friulana, hanno portato alla luce tracce di un aggere difensivo risalente all’età del bronzo medio (databile in Europa e in Italia all'incirca tra il 1650 e il 1350 a.C), prima conferma archeologica nella definizione del perimetro di quello che doveva essere un castelliere: un tipo di villaggio fortificato preistorico con una precisa struttura. La cultura dei castellieri (cjastelîrs in friulano) si sviluppò in Istria nell'età del bronzo medio, per espandersi successivamente nel resto della Venezia Giulia, in Friuli, Dalmazia, Veneto e zone limitrofe. Durò oltre un millennio (dal XV al III secolo a.C. circa) ed ebbe termine solo con la conquista romana.
Questo castelliere, addossato al Colle, che costituiva forse uno dei suoi vertici (come frequentemente si riscontra in altri esempi) sarebbe il primo nucleo abitato nel territorio di Udine.
Questa scoperta rappresenta una conferma gli studi condotti dal prof. Achille Tellini, che fu lo studioso che si dedicò per primo al problema dei castellieri in Friuli, guidato dai lavori di Lodovico Quarina. Il prof. Tellini indicò i confini di questo castelliere preistorico, ponendolo a sud-ovest del colle, partendo da porta Manin, e lungo le attuali piazza Patriarcato (Giardino Ricasoli), via Piave, via Gorghi, via Crispi fino ad arrivare in piazza Garibaldi, dove sono presenti rialzi di terra ancora oggi ben marcati e disposti secondo un disegno razionale.
La superficie di un castelliere era usualmente dai 2 ai 4 ettari. Quello di Udine ne misurerebbe 15 (sarebbe pertanto proporzionato al colle), rappresentando indubbiamente il più vasto fra quelli scoperti.
La storia antica
Con l'arrivo dei romani e la colonizzazione della regione, sicuramente il colle di Udine venne usato per scopi di vigilanza sulle vie di comunicazione e militari. I reperti di età latina sono numerosi, e testimoniano un'intensa attività umana nella zona a partire dal I sec. a. C. Sicuramente nei pressi del colle passava la “Julia Augusta” strada che da Aquileia portava al Norico, che probabilmente si sdoppiava nei pressi dei casali Paparotti.
I lavori per la lastricatura di Via Mercatovecchio e quelli di ristrutturazione dell'edificio all'angolo di sinistra tra Vicolo Sottomonte e piazza Libertà, hanno portato alla luce strutture murarie romane risalenti all'età repubblicana, confermando quindi una presenza abitativa anche in quest’epoca.
Le varie invasioni barbariche hanno lasciato testimonianza nella toponomastica. Cosi Beivars deriverebbe da uno stanziamento di Bavari e Godia di Goti (Mor). Arriviamo così al 452, quando Attila assediò Aquileia per tre mesi. È verosimile che durante questo periodo gli unni avessero creato un campo nelle retrovie. Potrebbero aver sfruttato i resti del castelliere come accampamento.
Dopo l’epoca romana, i Longobardi certamente costruirono degli edifici sulla sommità del rilievo. Anche la chiesa di S. Maria del Castello, che risale a quell’epoca, pare sia stata costruita utilizzando parti di un più modesto edificio precedente. La presenza di questo popolo ci è però testimoniata anche da numerosi reperti e frammenti decorativi trovati nel sottosuolo. Il reperto più interessante di quest'epoca è rappresentato da una lapide con la scritta “O. LIUTP” che si ritiene ricordi il re longobardo Liutprando (? - Pavia 744). Scavi recenti in Castello, hanno inoltre ritrovato resti di mura di quest'epoca.
Nel X secolo, il Friuli assiste impotente alle numerose scorrerie di Ungari che, a più riprese, invasero la bassa pianura tra il Torre e il Tagliamento. Addirittura la strada che attraversa quelle zone viene ricordata nei documenti come "Strada Ungarorum" e oggi si chiama S. P. Ungarica. Questa zona divenne una landa pressoché deserta e le incursioni ungare fecero impallidire, al confronto, il ricordo di quelle barbariche.
Viaggio in Friuli Venezia Giulia - AFIP