di Giorgio De Zorzi
Gemona del Friuli, comune in provincia di Udine, il cui toponimo deriva da una base preromana, forse celtica, “glem”, dal significato di altura o cocuzzolo tondeggiante, più il suffisso "–ōna" di origine illirica, deve forse la sua origine e certamente la sua crescita al fatto di trovarsi su una linea di traffico importantissima tra l’Italia e la regione che i romani chiamavano Norico, corrispondente all'odierna Austria centrale (ad occidente di Vienna), parte della Baviera orientale, alla Slovenia nord-orientale, un area in pratica tra l'arco alpino italiano nord-orientale e il Danubio.
Gemona viene nominata, per la prima volta, da Paolo Diacono in riferimento alle prime fortificazioni di un castello, attuate dai Longobardi nel 611, durante l’invasione degli Avari, che fu poi definito torre. Probabilmente questa torre potrebbe essere quella che gli scavi dell’Associazione Valentino Ostermann hanno portato alla luce durante gli scavi condotti dal 2008 al 2012 sotto la sacrestia del duomo.
Era molto massiccia, avendo nove metri di lato e uno spessore dei muri di un metro e mezzo. Non si esclude che questo fosse un vecchio campanile della chiesa, ma le due cose non sono in contrasto. Lo spazio alla base di questa torre, profondo otto metri e mezzo, fu usato per anni come ossario del duomo, con resti risalenti anche alla fine dell’XI secolo. Numerosi i reperti vari e monete dell’epoca che sono emersi. Verso il Mille, sorse un vero e proprio castello medioevale, costruito radicalmente dai signori di Gemona.
Gemona rappresentava una sorta di dogana del Patriarcato, in cui si applicavano vari dazi. L’autonomia di cui godeva le permetteva di autodefinirsi Magnifica Comunità Terrae Glemonense. Nel Parlamento della Patria, Gemona occupò sempre il terzo posto, dopo Udine e Cividale, chiaro segno della sua importanza. Troviamo dei Signori di Gemona nel 1275, che più tardi furono conosciuti come Signori e poi conti di Prampero.
Mappa di Gemona del Friuli tratta da "Notizie di Gemona" di Gian Giacomo Liruti, 1771.
I Signori di Prampero parteciparono a molte lotte tra le famiglie nobili del Friuli, ora pro, ora contro il Patriarca, come ad esempio quando cacciarono il rappresentante Patriarcale nel 1292 dal castello. In quell'occasione però in breve fatta la pace e Mattia di Gemona riuscì a preservare il maniero dalle mire dei conti di Gorizia, veri antagonisti dei patriarchi. Tuttavia, in quei tempi turbolenti, non potendo mantenere l’incolumità del castello, i suoi feudatari lo vendettero alla Comunità Gemonese nel 1310.
Per la conquista del castello si svolsero cruenti scontri: nel 1315 il conte di Gorizia ribellatosi al Patriarca pose un accanito assedio di nove giorni alla comunità ed al suo castello, ma per la resistenza di Artico di Prampero e le sue schiere dovette scendere a patti. Questa vittoria fu di capitale importanza per il Ducato del Friuli.
Degno di menzione è anche il continuo conflitto con la troppo vicina Venzone, a causa dell’identità di interessi nei confronti del traffico, poiché ambedue basavano la propria economia quasi esclusivamente sulla riscossione dei dazi doganali e sull’attività commerciale indotta da essi. Il castello sotto il comando dei di Prampero resistette ad altri assalti nel 1345 e nel 1349. Nel 1350 fu assegnato alla Comunità di Gemona, Udine e Cividale.
Nel 1354 vi soggiornò l’imperatore Carlo IV e, dieci anni dopo, il duca d’Austria durante la lotta con il Patriarca. Nel 1381 ottenne un proprio statuto, più volte riconfermato. Un capitano mandatario del Patriarca, eletto dai due rettori del Comune, dal consiglio e dal Comune stesso, era dotato di potere esecutivo ed era affiancato da un consiglio eletto.
La Repubblica di Venezia, subentrata al Patriarca nel 1420, tramite il luogotenente nominava un suo capitano, ma potenziò aulteriormente lo speciale privilegio dettato dalla posizione gemonese, chiudendo l’altro punto di transito, quello del Canal del Ferro, e consentendo alla città di continuare ad usare il diritto di “niederlech”, una tassa doganale, concessole a suo tempo dal Patriarca, secondo il quale, i transitanti dovevano fermarsi una notte con le merci entro le mura prima di proseguire.
Le furono concessi tre consigli: il Minore, composto da 15 nobili; il Maggiore, composto da 40 cittadini di cui 25 nobili; l’Arengo, costituito dal Consiglio Generale della popolazione. La Comunità di Gemona aveva anche diritto di voce al Parlamento della Patria del Friuli.
Il terribile terremoto del 1511, distrusse vari castelli nel Friuli e anche quello di Gemona fu interessato. Già in stato di abbandono, divenne una fonte per il recupero di pietre da utilizzare per altre costruzioni. Rimasero in piedi parti di mura, la torre centrale, la torre orientale che divenne prigione nel 1826 e la torre occidentale, detta torate.
Con la caduta di Venezia nel 1797 e l'istituzione del Regno d'Italia napoleonico, il 22 dicembre 1807 divenne Capoluogo di Cantone in Distretto di Udine, nel Dipartimento di Passariano. Durante il governo austriaco, nel 1815, con l’istituzione del Regno Lombardo Veneto, fu nominato Comune di seconda classe e divenne capoluogo di Distretto. Aveva un consiglio comunale con ufficio proprio. Nel 1866 entra a far parte del Regno d’Italia.
Cessato il tempo dei privilegi, Gemona perdette il carattere esclusivo di “porta” del Friuli, prima ragione della sua prosperità economica, continuando tuttavia a rappresentare un importante centro commerciale e culturale. Il 15 novembre 1875 vi giunse la ferrovia, sulla linea ferroviaria Pontebbana, che si collegava all’impero austriaco, giungendo a Tarvisio nel 1879.
Durante il Novecento si sviluppò la lavorazione della seta, assieme ad altre attività industriali, commerciali e artigiane che portarono nuovo lustro alla città. Nel 1876 venne costruito il canale Ledra-Tagliamento, per fornire acqua all’agricoltura. Nel 1883 fu creata da 22 soci la Latteria di Ospedaletto, mentre nel 1908 fu fondata la Latteria di Campolessi, sotto la presidenza di Valentino Cargnelutti. Nel 1902, grazie ad una centralina elettrica sul canale Ledra attivata il 4 novembre dell’anno precedente, entra in esercizio il Cotonificio dal comm. Antonio Morganti di Milano (1868 - 1939), che aveva costituito una società con i fratelli Stroili di Gemona.
Proprio il Cotonificio, durante la Prima Guerra Mondiale, subì i gravissimi danni di un incendio appiccato dagli austriaci in ritirata. Verrà ricostruito nel 1921. Gemona divenne ufficialmente “Gemona del Friuli” nel 1935, con il R.D. n. 81 del 17 gennaio.
Durante la Seconda Guerra Mondiale la città fu bombardata nel marzo-aprile del 1945, con obiettivo la linea ferroviaria Pontebbana. L’adiacente cotonificio venne nuovamente distrutto. Verrà ricostruito nel 1947 e rientrerà in produzione nel 1955. L’attività, dopo un periodo di difficoltà, passa di proprietà dal conte Titta Gilberti alla società dei fratelli Gussoni e dell’ing. Luigi Burgi (1902 - 1984).
Gemona - Il terremoto del '76
Gemona del Friuli, fu tra i comuni più duramente colpiti dal Terremoto del 1976. I suoi morti furono 398, (989 in tutta la regione) migliaia i feriti, più di 4.000 gli immobili distrutti e danneggiati. Tra i danni che più fecero impressione in Friuli ci fu il crollo della Manifattura di Gemona Burgi, erede del vecchio cotonificio, in cui morirono sei operai: la maggior parte dei 120 operai riuscì ad uscire alla prima scossa. L’ing. Luigi Burgi diverrà cittadino onorario di Gemona del Friuli, per la volontà di ricostruire il cotonificio sullo stesso luogo, i cui lavori partiranno già l’11 dicembre 1976.
Furono giorni drammatici. I soccorritori giunsero da ogni parte. Numerose furono le unità militari che operarono nella zona.
Oltre a quelli dell'Esercito Italiano, vari reparti di specialità, giunsero dall’Austria, Canada, Francia, Germania, Jugoslavia. Una parola a parte spetta poi all’Associazione Nazionale Alpini, che contribuì ai soccorsi con l'alternarsi ininterrotto di oltre 15.000 ex alpini.
L’11 e 15 settembre 1976 un altra serie di forti scosse distrusse quanto si era cercato di riparare, provocando ulteriori vittime. Si avvicinava l’inverno.
Gemona. Messa del Tallero 1977. (Foto Graziano Soravito).
La popolazione di Gemona del Friuli, come quella di tutta la zona sinistrata, fu sistemata nelle tendopoli e poi ospitata nelle località balneari di Lignano Sabbiadoro, Grado, Bibione, Caorle e Jesolo fino alla primavera del 1977 quando fece rientro nelle case prefabbricate. Si incominciò a ricostruire Gemona del Friuli, che era distrutta per il 70%, al motto di: "dov‘era e per quanto possibile com‘era". E grazie al laborioso recupero degli elementi architettonici non distrutti dal sisma, in gran parte si riuscì.
Nel 2026 Gemona del Friuli sarà considerata il luogo simbolo per le celebrazioni dei 50 anni del Terremoto del Friuli.
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