di Giorgio De Zorzi
La vita della città nel Seicento si svolse calma e tranquilla, rispetto al secolo precedente, tanto turbolento e carico di avvenimenti. Si costruirono altri palazzi, si migliorarono le strade, si fecero altri lavori nel Castello.
Nel 1629 una grande carestia, quella di manzoniana memoria, colpì il Friuli e migliaia di contadini si riversarono nella città in cerca di cibo, dato che a Udine esisteva un fondaco, ossia un magazzino pubblico alimentare. Oltre che nelle case, chiese ed ospizi, la gente si era accampata dovunque sotto i portici, per le strade, in ogni dove. Ben presto le scorte finirono e moltissimi morirono d'inedia. Si calcola che solo a Udine ne morirono oltre diecimila.
Grande sviluppo ebbe la vita culturale della città con l'apertura del Seminario costruito già nel 1601 per iniziativa del Patriarca Francesco Barbaro e da cui sortirono le migliori intelligenze del Friuli.
Nel 1606 fu fondata l'Accademia degli Sventati, che dopo un secolo di mediocre esistenza, diventò una importante associazione culturale e nel 1756 assunse il nome di Accademia di Udine. Altro avvenimento notevole per la vita culturale della città fu la fondazione del teatro nell'area dell'attuale Chiesa della Purità a spese del conte Mantica.
Udine, sempre fiorente per i commerci, incominciò a svilupparsi anche nell'industria. Sorsero alcune industrie tessili incoraggiate dal governo veneto e nel 1660 si ebbe il primo torcitoio creato dall'udinese Gian Battista Zamparo. In breve questa nuova attività divenne assai importante creando così nuovi posti di lavoro e nuovi commerci.
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