di Giorgio De Zorzi
Il Colli Orientali del Friuli Picolit DOCG è una delle massime espressioni della viticoltura friulana e rappresenta la denominazione dedicata al Picolit, uno dei vitigni autoctoni più antichi e caratteristici del Friuli Venezia Giulia. È un vino prodotto in quantità naturalmente limitate, ma proprio questa rarità, unita alla particolare struttura del vitigno, ha contribuito nei secoli alla sua fama.
La storia del Picolit è infatti molto più antica della denominazione. La sua notorietà raggiunse un momento particolarmente importante nel Settecento, quando il conte Fabio Asquini ne sviluppò la produzione e la commercializzazione, portandolo sui mercati italiani ed europei e facendolo conoscere presso importanti corti europee. Dopo un lungo periodo di declino, la coltivazione del Picolit riprese vigore nel Novecento e soprattutto a partire dagli anni Settanta, quando il vitigno tornò a essere oggetto di una crescente opera di recupero e valorizzazione.
Un primo importante riconoscimento arrivò proprio nel 1970, quando il Picolit venne inserito nella DOC Colli Orientali del Friuli. Per oltre trent'anni rimase quindi una delle tipologie della denominazione, fino a quando il crescente prestigio raggiunto dal vino portò alla sua valorizzazione autonoma. Con il Decreto Ministeriale 30 marzo 2006 fu istituita la DOCG Colli Orientali del Friuli Picolit, con decorrenza dalla vendemmia 2006. Il primo Picolit a poter utilizzare la nuova denominazione fu quindi quello della vendemmia 2006, commercializzato dal 2007.
Il carattere particolare del Picolit deriva soprattutto dalla sua scarsa produttività naturale: una parte dei fiori non porta a maturazione l'acino, lasciando grappoli molto scarni. Gli acini rimasti sono pochi, ma tendono a raggiungere una notevole concentrazione di zuccheri e sostanze aromatiche. È una delle ragioni per cui il vino può sviluppare grande intensità e complessità, anche attraverso l'eventuale appassimento delle uve.
Il disciplinare prevede che il Picolit costituisca almeno l'85% dell'uvaggio; sono ammesse, fino al 15%, altre uve a bacca bianca autorizzate in Friuli Venezia Giulia, con esclusione del Traminer aromatico. La resa massima è particolarmente contenuta, 40 quintali di uva per ettaro, mentre il vino deve raggiungere almeno 15% vol.
All'interno della DOCG occupa una posizione particolare la sottozona di Cialla, nel territorio di Prepotto (UD), dove il disciplinare prevede condizioni ancora più specifiche e la possibilità della menzione Riserva. Qui il Picolit viene prodotto esclusivamente con uve Picolit.
Il risultato è un vino generalmente amabile o dolce, dal colore giallo dorato, caratterizzato da profumi complessi nei quali possono emergere miele, frutta secca, albicocca e fiori, con una lunga persistenza gustativa. È tradizionalmente considerato un vino da meditazione, ma si presta anche all'abbinamento con pasticceria secca e formaggi stagionati.
La DOCG non ha quindi creato la fama del Picolit, ma ha riconosciuto e formalizzato un prestigio costruito attraverso secoli di storia. Dalla fortuna settecentesca alla crisi ottocentesca, dalla rinascita novecentesca alla tutela come DOC nel 1970, fino alla DOCG del 2006, il Picolit è rimasto profondamente legato alle colline del Friuli e alla particolare vocazione di questo territorio.
La DOCG Colli Orientali del Friuli Picolit si estende nella parte centro-orientale della provincia di Udine, in un'area in larga parte coincidente con quella storicamente interessata dalla DOC Colli Orientali del Friuli, ma definita da una specifica delimitazione prevista dal disciplinare. Ricade nel territorio comunale di 19 comuni: Attimis (UD), Buttrio (UD), Cividale del Friuli (UD), Corno di Rosazzo (UD), Faedis (UD), Manzano (UD), Nimis (UD), Povoletto (UD), Premariacco (UD), Prepotto (UD), Reana del Rojale (UD), San Giovanni al Natisone (UD), San Tarcento (UD), Torreano (UD), Tricesimo (UD)..
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