di Giorgio De Zorzi
Il castello di Valvasone, nel centro storico di Valvasone Arzene, in provincia di Pordenone, costituisce il nucleo attorno al quale si sviluppò il borgo medievale. Sorge in una posizione strategica presso il Tagliamento, in prossimità di un antico guado e di importanti vie di comunicazione. Il luogo era frequentato già in epoca romana e il territorio era attraversato dalla via Postumia, che da Oderzo, attraverso il territorio concordiese e il guado del Tagliamento, raggiungeva il Friuli centrale. Il sito del castello presenta inoltre preesistenze riconducibili alla tarda antichità, che fanno pensare a una precedente funzione difensiva e di controllo del territorio.
Nel 1206 viene citato Wolveshon, toponimo di origine germanica, che indica che probabilmente il castello fu infeudato ad una famiglia nobile Tedesca di cui si ignora il nome. In questo periodo il mastio assunse la forma castellana. Nel 1293, passo ad un ramo dei Cucagna, che assunsero il nome di Valvasone.
Il castello fu distrutto da un incendio nel 1363. Subì nei secoli numerosi rifacimenti. Venne occupato dalle truppe veneziane nel 1420 quando conquistarono il Friuli. Nel 1499 fu assediato dai Turchi, che però non lo espugnarono. Subì il saccheggio nel febbraio del 1511, durante la rivolta contadina della "Crudel Zobia Grassa" (crudele Giovedì Grasso).
Valvasone - La porta del complesso castellano (Foto AFIP).
Il castello fu frequentato da personaggi illustri. Nel 1409 vi soggiornò Papa Gregorio XII, di ritorno dal concilio di Cividale. Vi nacque il conte Erasmo da Valvasone, rilevante poeta cinquecentesco. Vi dimorarono Papa Pio VI nel 1782, mentre era diretto a Vienna, e Napoleone, che per tre giorni qui abitò, stabilendo il comando francese, prima della battaglia del Tagliamento, il 16 marzo 1797.
Nel 1884 venne demolita parte del mastio quattrocentesco, perché ritenuto pericolante. Ha inoltre subito danni nel terremoto del 1976. Negli ultimi anni è stato oggetto di una serie di restauri.
Quella che oggi vediamo e la sua struttura tardo cinquecentesca che, come per molti altri castelli, ha ingentilito le forme, venute meno le esigenze militari e avviato ad un utilizzo di mera residenza di campagna. La facciata riporta elementi in pietra scolpita nel portale, le finestre e un poggiolo di gusto rinascimentale. Sulla sinistra un piccolo porticato ad archi ribassati, di epoca tardo settecentesca.
Il castello di Valvasone conserva al suo interno diversi elementi artistici. Nel vecchio atrio, si trovano gli interessanti resti di un ciclo di affreschi detto “di Matilda”, affiancati da medaglioni, databili nella prima metà del Quattrocento. Il salone è decorato con un fregio cinquecentesco.
Abbastanza singolare è il teatrino di gusto settecentesco, realizzato nei primi anni dell’Ottocento, posto al piano terra, con file di palchetti in legno scolpito, con posto centrale per la famiglia. Rimane ben conservata anche la tribuna per l’orchestra, i cui pannelli sono dipinti a tempera. Purtroppo il palcoscenico e le quinte furono venduti dai famigliari ad antiquari, negli anni Trenta del Novecento. Nel Marzo del 2006, durante un restauro, in un locale vicino al teatrino, sono stati riportati alla luce degli affreschi databili alla fine del Trecento.
La piazza di Valvasone (Foto AFIP).
Un vasto salone è posto al primo piano, con possenti travature decorate e metope. Le varie stanze sono decorate con varie opere di pregio, attribuite al pittore Antonio Bison. In un vano posteriore si trova un pregevole balconcino, probabilmente del Sansovino. Ancora, interessante la cappella domestica, decorata con stucchi da Bernardino Barelio nel tardo Seicento. Bella la cucina settecentesca, posta allo stesso livello, in cui trionfa il grande focolare .
Al secondo piano, si trovano: la Sala dei Giochi, detta anche “delle cineserie”, completamente affrescata; una sala con affreschi attribuiti ad Antonio Bison, ispirati alla campagna napoleonica in Egitto; la Sala Bianca, ricca di stucchi, dove Napoleone pernottò.
Due camere destinate a boudoir sono decorate con stucchi ed affreschi, richiamanti motivi turcheschi e temi paesaggistici ispirati ai lavori di Marco Ricci. Una ricca collezione di quadri è presente nel castello.
Infine le cantine, un tempo destinate a prigioni, sono state rese comunicanti con i lavori di un recente restauro. Vi era un attracco per le barche che giungevano dai canali circostanti, oramai asciutti, alimentati dai numerosi corsi d’acqua e che un tempo consentivano di raggiungere navigando Portogruaro.
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